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0.105

Traduzione

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti

Conclusa a Nuova York il 10 dicembre 1984

Approvata dall’Assemblea federale il 6 ottobre 19861

Istrumento di ratificazione depositato dalla Svizzera il 2 dicembre 1986

Entrata in vigore per la Svizzera il 26 giugno 1987

(Stato 25 marzo 2020)

Gli Stati Parte della presente Convenzione,

considerato che, conformemente ai principi proclamati nella Carta delle Nazioni Unite2, il riconoscimento dei diritti uguali ed inalienabili di tutti i membri della famiglia umana è il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

riconosciuto che tali diritti derivano dalla dignità inerente alla persona umana;

considerato che gli Stati sono tenuti, in virtù della Carta, e in particolare dell’articolo 55, a promuovere il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;

tenuto conto dell’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dell’articolo 7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, i quali stabiliscono entrambi che nessuno sia sottoposto a tortura o ad altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

tenuto ugualmente conto della Dichiarazione sulla protezione di tutte le persone dalla tortura o da altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall’Assemblea generale il 9 dicembre 1975;

animati dal desiderio di aumentare l’efficacia della lotta contro la tortura e le altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti nel mondo intero,

hanno convenuto quanto segue:

  Parte prima:

Art. 1

1. Ai fini della presente Convenzione, il termine «tortura» designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti ad una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona, o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze derivanti unicamente da sanzioni legittime, ad esse inerenti o da esse provocate.

2. Il presente articolo lascia impregiudicato ogni strumento internazionale ed ogni legge nazionale che contiene o può contenere disposizioni di portata più ampia.

Art. 2

1. Ogni Stato Parte prende provvedimenti legislativi, amministrativi, giudiziari ed altri provvedimenti efficaci per impedire che atti di tortura siano compiuti in un territorio sotto la sua giurisdizione.

2. Nessuna circostanza eccezionale, qualunque essa sia, si tratti di stato di guerra o di minaccia di guerra, d’instabilità politica interna o di qualsiasi altro stato eccezionale, può essere invocata in giustificazione della tortura.

3. L’ordine di un superiore o di un’autorità pubblica non può essere invocato in giustificazione della tortura.

Art. 3

l. Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura.

2. Per determinare se tali ragioni esistono, le autorità competenti tengono conto di tutte le considerazioni pertinenti, compresa, se del caso, l’esistenza, nello Stato interessato, di un insieme di violazioni sistematiche, gravi, flagranti o massicce, dei diritti dell’uomo.

Art. 4

1. Ogni Stato Parte provvede affinché qualsiasi atto di tortura costituisca un reato a tenore del suo diritto penale. Lo stesso vale per il tentativo di praticare la tortura o per qualunque complicità o partecipazione all’atto di tortura.

2. In ogni Stato Parte tali reati vanno resi passibili di pene adeguate che ne prendano in considerazione la gravità.

Art. 5

1. Ogni Stato Parte prende i provvedimenti necessari al fine di stabilire la propria competenza per conoscere di tutti i reati di cui all’articolo 4, nei seguenti casi:

a)
qualora il reato sia stato commesso in un territorio sotto la sua giurisdizione o a bordo di aeromobili o navi immatricolati in tale Stato;
b)
qualora il presunto autore del reato sia un cittadino del suddetto Stato;
c)
qualora la vittima sia un cittadino del suddetto Stato e quest’ultimo giudichi opportuno intervenire.

2. Ogni Stato Parte prende ugualmente i provvedimenti necessari al fine di stabilire la propria competenza per conoscere dei suddetti reati qualora il presunto autore si trovi in un territorio sotto la sua giurisdizione e qualora il suddetto Stato non lo estradi, conformemente all’articolo 8, verso uno degli Stati di cui al paragrafo 1 del presente articolo.

3. La presente Convenzione lascia impregiudicata la competenza penale esercitata conformemente alle leggi nazionali.

Art. 6

1. Ogni Stato Parte sul cui territorio si trovi una persona sospettata di aver commesso un reato di cui all’articolo 4, se ritiene che le circostanze lo giustificano e dopo aver esaminato tutte le informazioni a sua disposizione, provvede alla sua detenzione o prende qualsiasi altro provvedimento giuridico necessario per assicurarne la presenza. Tale detenzione e tali provvedimenti devono essere conformi alla legislazione del suddetto Stato e possono essere mantenuti soltanto entro i termini necessari al promovimento di un procedimento penale o di estradizione.

2. Il suddetto Stato procede immediatamente ad un’inchiesta preliminare per stabilire i fatti.

3. Qualsiasi persona detenuta in applicazione del paragrafo 1 del presente articolo può comunicare immediatamente con il più vicino rappresentante qualificato dello Stato di cui ha la cittadinanza o, se apolide, con il rappresentante dello Stato in cui abitualmente risiede.

4. Lo Stato che detiene una persona conformemente alle disposizioni del presente articolo, avverte immediatamente di questa detenzione e delle circostanze che la giustificano gli Stati di cui al paragrafo 1 dell’articolo 5. Lo Stato che procede all’inchiesta preliminare di cui al paragrafo 2 del presente articolo ne comunica con rapidità le conclusioni ai suddetti Stati ed indica loro se intende esercitare la propria competenza.

Art. 7

1. Lo Stato Parte sul cui territorio il presunto autore di un reato di cui all’articolo 4 è scoperto, qualora non lo estradi, sottopone la causa, nei casi di cui all’articolo 5, alle proprie autorità competenti per l’esercizio dell’azione penale.

2. Tali autorità decidono come se si trattasse di un reato di diritto comune di carattere grave, in virtù del diritto nazionale. Nei casi di cui al paragrafo 2 dell’articolo 5, le norme in materia di prove applicabili all’azione e alla condanna non sono in alcun modo meno rigorose di quelle applicabili nei casi di cui al paragrafo 1 dell’articolo 5.

3. Qualsiasi persona perseguita per uno qualunque dei reati di cui all’articolo 4 fruisce della garanzia di un trattamento equo in ogni stadio del procedimento.

Art. 8

1. I reati di cui all’articolo 4 sono inclusi di pieno diritto in ogni trattato di estradizione concluso tra gli Stati Parte. Questi si impegnano ad includere i suddetti reati in qualsiasi trattato d’estradizione che concluderanno tra di loro.

2. Lo Stato Parte che subordini l’estradizione all’esistenza di un trattato e sia investito di una richiesta di estradizione da un altro Stato Parte al quale non è vincolato da alcun trattato in proposito, può considerare la presente Convenzione quale fondamento giuridico dell’estradizione per quanto riguarda i suddetti reati. L’estradizione è subordinata alle altre condizioni previste dal diritto dello Stato richiesto.

3. Gli Stati Parte che non subordinano l’estradizione all’esistenza di un trattato riconoscono i suddetti reati come casi di estradizione alle condizioni previste dal diritto dello Stato richiesto.

4. Tra Stati Parte i suddetti reati sono considerati, ai fini dell’estradizione, commessi sia nel luogo dove sono stati perpetrati sia sul territorio sottoposto alla giurisdizione degli Stati tenuti a stabilire la loro competenza in virtù del paragrafo 1 dell’articolo 5.

Art. 9

1. Gli Stati Parte s’accordano l’assistenza giudiziaria più vasta possibile in qualsiasi procedimento penale relativo ai reati di cui all’articolo 4, compresa la comunicazione di tutti gli elementi di prova disponibili e necessari ai fini del procedimento.

2. Gli Stati Parte adempiono i loro obblighi in virtù del paragrafo 1 del presente articolo in conformità a qualsiasi trattato di assistenza giudiziaria esistente tra di loro.

Art. 10

1. Ogni Stato Parte provvede affinché l’insegnamento e l’informazione sul divieto della tortura siano parte integrante della formazione del personale civile o militare incaricato dell’applicazione delle leggi, del personale medico, dei funzionari pubblici e delle altre persone che possono intervenire nella custodia, nell’interrogatorio o nel trattamento di qualsiasi persona arrestata, detenuta o imprigionata in qualunque maniera.

2. Ogni Stato Parte include tale divieto nelle norme o direttive emanate riguardo agli obblighi ed ai compiti di tali persone.

Art. 11

Ogni Stato Parte esercita una sorveglianza sistematica sulle norme, direttive, metodi e pratiche d’interrogatorio e sulle disposizioni concernenti la custodia e il trattamento delle persone arrestate, detenute o imprigionate in qualunque maniera in qualsiasi territorio sotto la sua giurisdizione, al fine di evitare qualsiasi caso di tortura.

Art. 12

Ogni Stato Parte provvede affinché le autorità competenti procedano immediatamente ad un’inchiesta imparziale ogniqualvolta vi siano ragionevoli motivi di credere che un atto di tortura sia stato commesso in un territorio sotto la sua giurisdizione.

Art. 13

Ogni Stato Parte assicura ad ogni persona che affermi di essere stata sottoposta a tortura in un territorio sotto la sua giurisdizione il diritto di sporgere denuncia dinanzi alle sue autorità competenti, che procederanno ad un esame immediato ed imparziale della causa. Saranno presi provvedimenti per assicurare la protezione del denunciante e dei testimoni da qualsiasi maltrattamento o intimidazione causati dalla denuncia sporta o da qualsiasi deposizione.

Art. 14

1. Ogni Stato Parte, nel proprio ordinamento giuridico, garantisce alla vittima di un atto di tortura il diritto ad una riparazione e ad un risarcimento equo ed adeguato che comprenda i mezzi necessari ad una riabilitazione la più completa possibile. Se la vittima muore in seguito ad un atto di tortura, gli aventi causa hanno diritto ad un risarcimento.

2. Il presente articolo lascia impregiudicato ogni diritto ad un risarcimento di cui la vittima, o qualsiasi altra persona, gode in virtù delle leggi nazionali.

Art. 15

Ogni Stato Parte provvede affinché nessuna dichiarazione di cui sia stabilito che è stata ottenuta con la tortura possa essere invocata come elemento di prova in un procedimento, se non contro la persona accusata di tortura al fine di stabilire che una dichiarazione è stata fatta.

Art. 16

1. Ogni Stato Parte si impegna a proibire in ogni territorio sotto la sua giurisdizione altri atti costitutivi di pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti che non siano atti di tortura quale definita all’articolo 1, qualora siano compiuti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisce a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso a tacito. Gli obblighi enunciati agli articoli 10, 11, 12 e 13, in particolare, sono applicabili sostituendo la menzione di tortura con quella di altre forme di pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

2. Le disposizioni della presente Convenzione lasciano impregiudicate le disposizioni di qualsiasi altro strumento internazionale o della legge nazionale che proibiscono le pene o i trattamenti crudeli, inumani o degradanti o che concernono l’estradizione o l’espulsione.


  Parte seconda:

Art. 17

1. È istituito un Comitato contro la tortura (in seguito chiamato il Comitato) con le funzioni qui di seguito definite. Il Comitato è composto da dieci esperti di alta moralità e di riconosciuta competenza nel campo dei diritti dell’uomo, che partecipano a titolo personale. Gli esperti sono eletti dagli Stati Parte tenendo conto di un’equa ripartizione geografica e dell’interesse che rappresenta per i lavori del Comitato la partecipazione di alcune persone con esperienza giuridica.

2. I membri del Comitato sono eletti a scrutinio segreto su una lista di candidati designati dagli Stati Parte. Ogni Stato Parte può presentare un candidato scelto tra i suoi cittadini. Gli Stati Parte tengono conto dell’interesse di presentare candidati che siano anche membri del Comitato dei diritti dell’uomo istituito in virtù del Patto internazionale sui diritti civili e politici e che siano disposti a partecipare al Comitato contro la tortura.

3. I membri del Comitato sono eletti nel corso di riunioni biennali degli Stati Parte convocate dal Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. In queste riunioni, in cui il quorum è costituito dai due terzi degli Stati Parte, sono eletti membri del Comitato i candidati che ottengono il maggior numero di suffragi e la maggioranza assoluta dei voti dei rappresentanti degli Stati Parte presenti e votanti.

4. La prima elezione avrà luogo al più tardi sei mesi dopo la data di entrata in vigore della presente Convenzione. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite invia, almeno quattro mesi prima di ogni elezione, una lettera agli Stati Parte per invitarli a presentare le candidature entro un termine di tre mesi e compila una lista in ordine alfabetico di tutti i candidati così designati, indicando gli Stati Parte che li hanno presentati, e ne dà comunicazione agli Stati Parte.

5. I membri del Comitato sono eletti per quattro anni e sono rieleggibili se nuovamente designati. Tuttavia, il mandato di cinque membri tra quelli eletti alla prima elezione, termina dopo due anni; immediatamente dopo la prima elezione, il presidente della riunione menzionata al paragrafo 3 del presente articolo procede all’estrazione a sorte del nome di questi cinque membri.

6. Lo Stato Parte che ha designato un membro del Comitato, qualora questi muoia, si dimetta o non sia più in grado, per una ragione o per l’altra, di svolgere i suoi compiti, nomina tra i suoi cittadini un altro esperto che partecipa al Comitato per la rimanente durata del mandato, fatta salva l’approvazione della maggioranza degli Stati Parte. Tale approvazione si considera acquisita a meno che la metà o più degli Stati Parte non pronunci un’opinione sfavorevole entro un termine di sei settimane dal momento in cui il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite li ha informati della nomina proposta.

7. Gli Stati Parte sostengono le spese dei membri del Comitato per il periodo in cui questi adempiono le loro funzioni al Comitato.

Art. 18

l. Il Comitato elegge il proprio Ufficio per un periodo di due anni. 1 membri di tale Ufficio sono rieleggibili.

2. Il Comitato stabilisce il proprio regolamento interno che deve, tuttavia, contenere segnatamente le disposizioni seguenti:

a)
il quorum è di sei membri;
b)
le decisioni del Comitato sono prese alla maggioranza dei membri presenti.

3. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite mette il personale e gli impianti materiali necessari a disposizione del Comitato per l’efficiente adempimento delle funzioni attribuitegli in virtù della presente Convenzione.

4. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite convoca i membri del Comitato per la prima riunione. In seguito, il Comitato si riunisce in tutte le occasioni previste dal suo regolamento interno.

5. Gli Stati Parte sostengono le spese di convocazione delle loro riunioni e di quelle del Comitato, compreso il rimborso di tutte le spese all’Organizzazione delle Nazioni Unite, quali spese per il personale e costo degli impianti materiali, da essa sostenute conformemente al paragrafo 3 del presente articolo.

Art. 19

1. Gli Stati Parte presentano al Comitato, tramite il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, rapporti sui provvedimenti da loro presi per svolgere i compiti che spettano loro in virtù della presente Convenzione, entro il termine di un anno a partire dall’entrata in vigore della Convenzione nello Stato Parte interessato. Presentano in seguito rapporti complementari quadriennali su qualsiasi nuovo provvedimento preso e qualunque altro rapporto richiesto dal Comitato.

2. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite trasmette i rapporti a tutti gli Stati Parte.

3. Ogni rapporto è esaminato dal Comitato che può fare i commenti di carattere generale che ritiene opportuni e che trasmette allo Stato Parte interessato. Quest’ultimo può comunicare, in risposta al Comitato, qualsiasi osservazione giudicata utile.

4. Il Comitato può, a sua discrezione, decidere di riprodurre nel rapporto annuale redatto conformemente all’articolo 24 qualsiasi commento formulato in virtù del paragrafo 3 del presente articolo, unito alle osservazioni ricevute in proposito dallo Stato Parte interessato. Il Comitato, qualora lo Stato Parte interessato lo richieda, può anche riprodurre il rapporto presentato secondo il disposto dei paragrafo 1 del presente articolo.

Art. 20

1. Il Comitato, qualora riceva informazioni credibili che gli sembrano contenere indicazioni fondate concernenti la pratica sistematica della tortura sul territorio di uno Stato Parte, invita tale Stato a collaborare all’esame delle informazioni e, a tal fine, a comunicargli le sue osservazioni in proposito.

2. Il Comitato, tenuto conto di tutte le eventuali osservazioni presentate dallo Stato Parte interessato e di qualsiasi altra informazione pertinente a sua disposizione, può, se lo giudica opportuno, incaricare uno o più membri di procedere ad un’inchiesta confidenziale e di trasmettergli d’urgenza un rapporto.

3. Il Comitato, qualora si proceda ad un’inchiesta in virtù del paragrafo 2 del presente articolo, chiede la collaborazione dello Stato Parte interessato. Tale inchiesta può comportare, d’intesa con il suddetto Stato, una visita sul suo territorio.

4. Il Comitato, una volta esaminate le conclusioni che il membro od i membri gli sottopongono conformemente al paragrafo 2 del presente articolo, le trasmette allo Stato Parte interessato unitamente a qualsiasi commento o suggerimento ritenuto opportuno considerata la situazione.

5. Tutti i lavori del Comitato menzionati ai paragrafi 1 a 4 del presente articolo sono di carattere confidenziale e ci si sforza sempre, in qualunque stadio dei lavori, di ottenere la collaborazione dello Stato Parte. Il Comitato può, una volta terminati questi lavori relativi ad un’inchiesta condotta in virtù del paragrafo 2 e dopo essersi consultato con lo Stato Parte interessato, decidere di inserire un breve resoconto dei risultati dei lavori nel rapporto annuale redatto conformemente all’articolo 24.

Art. 21

1. Ogni Stato Parte della presente Convenzione può, in virtù del presente articolo, dichiarare in ogni momento di riconoscere la competenza del Comitato per ricevere ed esaminare le comunicazioni con cui uno Stato Parte dichiara che un altro Stato Parte non adempie i suoi obblighi verso le disposizioni della presente Convenzione. Tali comunicazioni possono essere ricevute ed esaminate conformemente al presente articolo unicamente se emanano da uno Stato Parte che ha fatto una dichiarazione di riconoscimento, per quanto lo riguarda, della competenza del Comitato. Il Comitato non riceve alcuna comunicazione concernente uno Stato Parte che non abbia fatto tale dichiarazione. La seguente procedura si applica alle comunicazioni ricevute in virtù del presente articolo:

a)
uno Stato Parte della presente Convenzione, qualora ritenga che un altro Stato ugualmente Parte della Convenzione non ne applichi le disposizioni, può richiamare, con comunicazione scritta, l’attenzione di tale Stato sulla questione. Lo Stato destinatario, entro un termine di tre mesi a partire dalla data del ricevimento della comunicazione, fa pervenire allo Stato d’invio spiegazioni o altre dichiarazioni scritte che delucidano la questione e che devono contenere, per quanto possibile e utile, indicazioni sulle norme procedurali e sui rimedi giuridici già esperiti, pendenti o proponibili;
b)
se, entro un termine di sei mesi a partire dalla data di ricevimento della comunicazione originale da parte dello Stato destinatario, la questione non sia stata composta a soddisfazione di entrambi, uno o l’altro degli Stati Parte interessati ha il diritto di sottoporla al Comitato indirizzando una notifica al Comitato ed una all’altro Stato interessato;
c)
il Comitato può conoscere di una controversia sottopostagli in virtù del presente articolo unicamente dopo essersi assicurato che tutti i ricorsi interni disponibili sono stati esperiti ed esauriti, conformemente ai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti. Tale norma non si applica ai casi in cui i procedimenti di ricorso superano termini ragionevoli né ai casi in cui è poco probabile che essi diano soddisfazione alla persona vittima della violazione della presente Convenzione;
d)
il Comitato, quando esamina le comunicazioni previste nel presente articolo, si riunisce a porte chiuse;
e)
il Comitato, fatte salve le disposizioni del capoverso c), mette i suoi buoni uffici a disposizione degli Stati Parte interessati, al fine di giungere ad una soluzione amichevole della questione basata sul rispetto degli obblighi previsti dalla presente Convenzione. A tal proposito, il Comitato può, se lo ritiene opportuno, istituire una commissione di conciliazione ad hoc;
f)
il Comitato può, per ogni controversia sottopostagli in virtù del presente articolo, domandare agli Stati Parte interessati di cui al capoverso b) di fornirgli tutte le informazioni pertinenti;
g)
gli Stati Parte interessati di cui al capoverso b) hanno il diritto di farsi rappresentare durante l’esame della controversia da parte del Comitato e di formulare osservazioni oralmente o per iscritto, o in entrambe le forme;
h)
il Comitato deve presentare un rapporto entro un termine di dodici mesi a partire dal giorno in cui ha ricevuto la notifica di cui al capoverso b):
i)
il Comitato, qualora si sia potuta trovare una soluzione conforme alle disposizioni del capoverso e), si limita, nella redazione del rapporto, ad una breve esposizione dei fatti e della soluzione raggiunta;
ii)
il Comitato, qualora non si sia potuta trovare una soluzione conforme alle disposizioni del capoverso e), si limita, nella redazione del rapporto, ad una breve esposizione dei fatti; il testo delle osservazioni scritte ed i processi verbali delle osservazioni orali degli Stati Parte interessati sono uniti al rapporto.
Per ogni controversia, il rapporto è comunicato agli Stati Parte interessati.

2. Le disposizioni del presente articolo entreranno in vigore quando cinque Stati Parte della presente Convenzione avranno fatto la dichiarazione prevista al paragrafo 1 del presente articolo. Lo Stato Parte deposita la suddetta dichiarazione presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ne trasmette copia agli altri Stati Parte. La dichiarazione può essere ritirata in ogni momento tramite una notifica indirizzata al Segretario generale. Tale ritiro non pregiudica l’esame di qualsiasi questione inerente ad una comunicazione già trasmessa in virtù del presente articolo; nessun’altra comunicazione di uno Stato Parte è ricevuta in virtù del presente articolo dopo che il Segretario generale avrà ricevuto la notifica del ritiro, a meno che lo Stato Parte interessato non abbia fatto una nuova dichiarazione.

Art. 22

1. Ogni Stato Parte della presente Convenzione può, in virtù del presente articolo, dichiarare in ogni momento di riconoscere la competenza del Comitato per ricevere ed esaminare le comunicazioni presentate da, o per conto di, privati soggetti alla sua giurisdizione che sostengano di essere vittima di una violazione, commessa da uno Stato Parte, delle disposizioni della Convenzione. Il Comitato non riceve alcuna comunicazione concernente uno Stato Parte che non abbia fatto tale dichiarazione.

2. Il Comitato dichiara irricevibile ogni comunicazione presentata in virtù del presente articolo che sia anonima, o che ritenga abusiva rispetto al diritto di presentare tali comunicazioni o incompatibile con le disposizioni della presente Convenzione.

3. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2, il Comitato richiama su ogni comunicazione sottopostagli l’attenzione dello Stato Parte della presente Convenzione che abbia fatto una dichiarazione in virtù del paragrafo 1 e che, a quanto si afferma, ha violato una qualunque delle disposizioni della Convenzione. Durante i sei mesi seguenti, il suddetto Stato sottopone per iscritto al Comitato spiegazioni o dichiarazioni che delucidino la questione e indichino, se è il caso, i provvedimenti presi per rimediare alla situazione.

4. Il Comitato esamina le comunicazioni ricevute in virtù del presente articolo, tenendo conto di tutte le informazioni fornitegli dal, o per conto del, privato e dallo Stato Parte interessato.

5. Il Comitato non esamina alcuna comunicazione di un privato conformemente al presente articolo senza essersi assicurato che:

a)
la stessa questione non sia stata o non sia in esame dinanzi ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di componimento;
b)
il privato abbia esaurito tutti i ricorsi interni disponibili; tale norma non si applica se i procedimenti di ricorso superano termini ragionevoli o se è poco probabile che essi diano soddisfazione al privato vittima della violazione della presente Convenzione.

6. Il Comitato, quando esamina le comunicazioni previste nel presente articolo, si riunisce a porte chiuse.

7. Il Comitato comunica le sue constatazioni allo Stato Parte interessato e al privato.

8. Le disposizioni del presente articolo entreranno in vigore quando cinque Stati Parte della presente Convenzione avranno fatto la dichiarazione prevista nel paragrafo 1 del presente articolo. Lo Stato Parte deposita la suddetta dichiarazione presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ne trasmette copia agli Stati Parte. Una dichiarazione può essere ritirata in ogni momento tramite una notifica indirizzata al Segretario generale. Tale ritiro non pregiudica l’esame di qualsiasi questione inerente ad una comunicazione già trasmessa in virtù del presente articolo; nessun’altra comunicazione presentata da, o per conto di, un privato è ricevuta in virtù del presente articolo dopo che il Segretario generale abbia ricevuto la notifica dei ritiro a meno che lo Stato Parte interessato non abbia fatto una nuova dichiarazione.

Art. 23

I membri del Comitato e i membri delle commissioni di conciliazione ad hoc, eventualmente nominati conformemente al capoverso a) del paragrafo 1 dell’articolo 21, hanno diritto alle facilitazioni, privilegi ed immunità riconosciuti agli esperti in missione per l’Organizzazione delle Nazioni Unite, quali enunciati nelle pertinenti sezioni della Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite.

Art. 24

Il Comitato presenta agli Stati Parte e all’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite un rapporto annuale sulle attività intraprese in applicazione della presente Convenzione.


  Parte terza:

Art. 25

1. La presente Convenzione è aperta alla firma di tutti gli Stati.

2. La presente Convenzione è sottoposta a ratifica. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Art. 26

Tutti gli Stati possono aderire alla presente Convenzione tramite il deposito di uno strumento d’adesione presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Art. 27

1. La presente Convenzione entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data del deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

2. La Convenzione, per ogni Stato che la ratificherà o vi aderirà dopo il deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione, entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di deposito, da parte di questo Stato, dello strumento di ratifica o di adesione.

Art. 28

1. Ogni Stato può, al momento della firma o della ratifica della presente Convenzione, o della sua adesione, dichiarare di non riconoscere la competenza attribuita al Comitato ai sensi dell’articolo 20.

2. Ogni Stato Parte che abbia formulato una riserva conformemente alle disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo può, in ogni momento, ritirare tale riserva tramite una notifica indirizzata al Segretario generale delle Nazioni Unite.

Art. 29

1. Ogni Stato Parte della presente Convenzione può proporre un emendamento e depositare la propria proposta presso il Segretario generale delle Nazioni Unite che la comunicherà agli Stati Parte e domanderà loro di fargli sapere se siano favorevoli all’organizzazione di una conferenza degli Stati Parte per esaminare e mettere ai voti tale proposta. Qualora, durante i quattro mesi seguenti la data di tale comunicazione, almeno un terzo degli Stati Parte si sia pronunciato in favore di tale conferenza, il Segretario generale la organizza sotto gli auspici dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Il Segretario generale sottopone all’accettazione di tutti gli Stati Parte ogni emendamento adottato dalla maggioranza degli Stati Parte presenti e votanti alla conferenza.

2. Un emendamento adottato secondo le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo entrerà in vigore quando i due terzi degli Stati Parte della presente Convenzione avranno informato il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di averlo accettato conformemente alla procedura prevista dalle loro rispettive costituzioni.

3. Gli emendamenti, una volta entrati in vigore, hanno forza vincolante per gli Stati Parte che li hanno accettati; gli altri Stati Parte rimangono vincolati dalle disposizioni della presente Convenzione e da tutti i precedenti emendamenti da loro accettati.

Art. 30

1. Qualsiasi controversia tra due o più Stati Parte inerente all’interpretazione o all’applicazione della presente Convenzione, non risolvibile tramite negoziazione, è sottoposta a arbitrato a richiesta di uno di questi Stati. Qualora, nei sei mesi seguenti alla data della richiesta di arbitrato, le parti non siano giunte ad un accordo sull’organizzazione dell’arbitrato, ciascuna di esse può sottoporre la controversia alla Corte Internazionale di Giustizia tramite deposito di una domanda conforme allo Statuto della Corte.

2. Ogni Stato può, al momento della firma o della ratifica della presente Convenzione, o della sua adesione, dichiarare di non considerarsi vincolato dalle disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo. Gli altri Stati Parte non sono vincolati da tali disposizioni nei confronti di ogni Stato Parte che abbia formulato tale riserva.

3. Ogni Stato Parte che ha formulato una riserva conformemente alle disposizioni del paragrafo 2 del presente articolo può ritirarla in ogni momento tramite una notifica indirizzata al Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Art. 31

1. Uno Stato Parte può denunciare la presente Convenzione tramite notifica scritta indirizzata al Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. La denuncia ha effetto un anno dopo la data in cui il Segretario generale ha ricevuto la notifica.

2. Tale denuncia non svincola lo Stato Parte dagli obblighi che gli incombono in virtù della presente Convenzione in ciò che concerne qualsiasi atto o omissione compiuto anteriormente alla data in cui la denuncia ha effetto e non pregiudica in alcun modo il proseguimento dell’esame di qualsiasi questione di cui il Comitato sia già investito alla data in cui la denuncia ha effetto.

3. Il Comitato non procede all’esame di alcuna nuova questione concernente uno Stato Parte la cui denuncia sia già divenuta effettiva.

Art. 32

Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite notificherà a tutti gli Stati Membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e a tutti gli Stati che avranno firmato la presente Convenzione o vi avranno aderito:

a)
le firme, le ratifiche e le adesioni ricevute in applicazione degli articoli 25 e 26;
b)
la data d’entrata in vigore della Convenzione in applicazione dell’articolo 27 e la data di entrata in vigore di ogni emendamento in applicazione dell’articolo 29;
c)
le denunce ricevute in applicazione dell’articolo 31.
Art. 33

1. La presente Convenzione, di cui i testi arabo, cinese, francese, inglese, russo e spagnolo fanno ugualmente fede, sarà depositata presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

2. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ne trasmetterà una copia certificata conforme a tutti gli Stati.


  Campo d’applicazione il 25 marzo 20203 

Stati partecipanti

Ratifica

Adesione (A)

Dichiarazione di successione (S)

Firmato senza riserva di ratificazione (F)

Entrata in vigore

Afghanistan

  1° aprile

1987

26 giugno

1987

Albania

11 maggio

1994 A

10 giugno

1994

Algeria

12 settembre

1989

12 ottobre

1989

Andorra

22 settembre

2006

22 ottobre

2006

Angola

  2 ottobre

2019

  1° novembre

2019

Antigua e Barbuda

19 luglio

1993 A

18 agosto

1993

Arabia Saudita*

23 settembre

1997 A

23 ottobre

1997

Argentina

24 settembre

1986

26 giugno

1987

Armenia

13 settembre

1993 A

13 ottobre

1993

Australia**

  8 agosto

1989

  7 settembre

1989

Austria* **

29 luglio

1987

28 agosto

1987

Azerbaigian

16 agosto

1996 A

15 settembre

1996

Bahamas*

31 maggio

2018

30 giugno

2018

Bahrein*

  6 marzo

1998 A

  5 aprile

1998

Bangladesh*

  5 ottobre

1998 A

  4 novembre

1998

Belarus

13 marzo

1987

26 giugno

1987

Belgio**

25 giugno

1999

25 luglio

1999

Belize

17 marzo

1986 A

26 giugno

1987

Benin

12 marzo

1992 A

11 aprile

1992

Bolivia

12 aprile

1999

12 maggio

1999

Bosnia e Erzegovina

  1° settembre

1993 S

  6 marzo

1992

Botswana*

  8 settembre

2000

  8 ottobre

2000

Brasile

28 settembre

1989

28 ottobre

1989

Bulgaria

16 dicembre

1986

26 giugno

1987

Burkina Faso

  4 gennaio

1999 A

  3 febbraio

1999

Burundi

18 febbraio

1993 A

20 marzo

1993

Cambogia

15 ottobre

1992 A

14 novembre

1992

Camerun

19 dicembre

1986 A

26 giugno

1987

Canada* **

24 giugno

1987

24 luglio

1987

Capo Verde

  4 giugno

1992 A

  4 luglio

1992

Ceca, Repubblica**

22 febbraio

1993 S

  1° gennaio

1993

Centrafricana, Repubblica

11 ottobre

2016 A

11 ottobre

2016

Ciad

  9 giugno

1995 A

  9 luglio

1995

Cile*

30 settembre

1988

10 ottobre

1988

Grenada

26 settembre

2019 A

26 ottobre

2019

Cina*

  4 ottobre

1988

  3 novembre

1988

  Hong Kong a

  6 giugno

1997

  1° luglio

1997

  Macao b

13 dicembre

1999

20 dicembre

1999

Cipro

18 luglio

1991

17 agosto

1991

Colombia

  8 dicembre

1987

  7 gennaio

1988

Comore

25 maggio

2017

24 giugno

2017

Congo (Brazzaville)

30 luglio

2003 A

29 agosto

2003

Congo (Kinshasa)

18 marzo

1996 A

17 aprile

1996

Corea (Sud)

  9 gennaio

1995 A

  8 febbraio

1995

Costa Rica

11 novembre

1993

11 dicembre

1993

Côte d’Ivoire

18 dicembre

1995 A

17 gennaio

1996

Croazia

12 ottobre

1992 S

  8 ottobre

1991

Cuba*

17 maggio

1995

16 giugno

1995

Danimarca**

27 maggio

1987

26 giugno

1987

Dominicana, Repubblica

24 gennaio

2012

23 febbraio

2012

Ecuador*

30 marzo

1988

29 aprile

1988

Egitto

25 giugno

1986 A

26 giugno

1987

El Salvador

17 giugno

1996 A

17 luglio

1996

Emirati Arabi Uniti*

19 luglio

2012 A

18 agosto

2012

Eritrea*

25 settembre

2014 A

25 ottobre

2014

Estonia

21 ottobre

1991 A

20 novembre

1991

Eswatini

26 marzo

2004 A

25 aprile

2004

Etiopia

14 marzo

1994 A

13 aprile

1994

Figi*

14 marzo

2016

13 aprile

2016

Filippine

18 giugno

1986 A

26 giugno

1987

Finlandia**

30 agosto

1989

29 settembre

1989

Francia* **

18 febbraio

1986

26 giugno

1987

Gabon

  8 settembre

2000

  8 ottobre

2000

Gambia

28 settembre

2018

28 ottobre

2018

Georgia

26 ottobre

1994 A

25 novembre

1994

Germania* **

  1° ottobre

1990

31 ottobre

1990

Ghana*

  7 settembre

2000

  7 ottobre

2000

Giappone

29 giugno

1999 A

29 luglio

1999

Gibuti

  5 novembre

2002 A

  5 dicembre

2002

Giordania

13 novembre

1991 A

13 dicembre

1991

Grecia**

  6 ottobre

1988

  5 novembre

1988

Guatemala

  5 gennaio

1990 A

  4 febbraio

1990

Guinea

10 ottobre

1989

  9 novembre

1989

Guinea equatoriale*

  8 ottobre

2002 A

  7 novembre

2002

Guinea-Bissau

24 settembre

2013

24 ottobre

2013

Guyana

19 maggio

1988

18 giugno

1988

Honduras

  5 dicembre

1996 A

  4 gennaio

1997

Indonesia*

28 ottobre

1998

27 novembre

1998

Iraq

  7 luglio

2011 A

  6 agosto

2011

Irlanda**

11 aprile

2002

11 maggio

2002

Islanda

23 ottobre

1996

22 novembre

1996

Israele*

  3 ottobre

1991

  2 novembre

1991

Italia**

12 gennaio

1989

11 febbraio

1989

Kazakstan

26 agosto

1998 A

25 ottobre

1998

Kenya

21 febbraio

1997 A

23 marzo

1997

Kirghizistan

  5 settembre

1997 A

  5 ottobre

1997

Kiribati

22 luglio

2019 A

21 agosto

2019

Kuwait*

  8 marzo

1996 A

  7 aprile

1996

Laos*

26 settembre

2012

26 ottobre

2012

Lesotho

12 novembre

2001 F

12 dicembre

2001

Lettonia**

14 aprile

1992 A

14 maggio

1992

Libano

  5 ottobre

2000 A

  4 novembre

2000

Liberia

22 settembre

2004 A

22 ottobre

2004

Libia

16 maggio

1989 A

15 giugno

1989

Liechtenstein

  2 novembre

1990

  2 dicembre

1990

Lituania

  1° febbraio

1996 A

  2 marzo

1996

Lussemburgo* **

29 settembre

1987

29 ottobre

1987

Macedonia del Nord

12 dicembre

1994 S

17 novembre

1991

Madagascar

13 dicembre

2005

12 gennaio

2006

Malawi

11 giugno

1996 A

11 luglio

1996

Maldive

22 aprile

2004 A

20 maggio

2004

Mali

26 febbraio

1999 A

28 marzo

1999

Malta

13 settembre

1990 A

13 ottobre

1990

Marocco*

21 giugno

1993

21 luglio

1993

Marshall, Isole

12 marzo

2018 A

11 aprile

2018

Mauritania*

17 novembre

2004 A

17 dicembre

2004

Maurizio

  9 dicembre

1992 A

  8 gennaio

1993

Messico

23 gennaio

1986

26 giugno

1987

Moldova

28 novembre

1995 A

28 dicembre

1995

Monaco*

  6 dicembre

1991 A

  5 gennaio

1992

Mongolia

24 gennaio

2002 A

23 febbraio

2002

Montenegro

23 ottobre

2006 S

  3 giugno

2006

Mozambico

14 settembre

1999 A

14 ottobre

1999

Namibia

28 novembre

1994 A

28 dicembre

1994

Nauru

26 settembre

2012

26 ottobre

2012

Nepal

14 maggio

1991 A

13 giugno

1991

Nicaragua

  5 luglio

2005

  4 agosto

2005

Niger

  5 ottobre

1998 A

  4 novembre

1998

Nigeria

28 giugno

2001

28 luglio

2001

Norvegia**

  9 luglio

1986

26 giugno

1987

Nuova Zelanda*

10 dicembre

1989

  9 gennaio

1990

Paesi Bassi* ** c

21 dicembre

1988

20 gennaio

1989

  Aruba

21 dicembre

1988

20 gennaio

1989

  Curaçao

21 dicembre

1988

20 gennaio

1989

  Parte caraibica (Bonaire, Sant’Eustachio e Saba)

21 dicembre
1988
20 gennaio
1989

  Sint Maarten

21 dicembre

1988

20 gennaio

1989

Pakistan*

23 giugno

2010

23 luglio

2010

Palestina

  2 aprile

2014 A

  2 maggio

2014

Panama*

24 agosto

1987

23 settembre

1987

Paraguay

12 marzo

1990

11 aprile

1990

Perù

  7 luglio

1988

  6 agosto

1988

Polonia**

26 luglio

1989

25 agosto

1989

Portogallo**

  9 febbraio

1989

11 marzo

1989

Qatar*

11 gennaio

2000 A

10 febbraio

2000

Regno Unito* **

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Anguilla

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Bermuda

  8 dicembre

1992

  8 dicembre

1992

  Gibilterra

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  gruppo Pitcairn (Ducie, Oeno, Henderson e Pitcairn)

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Guernesey

  8 dicembre

1992

  8 dicembre

1992

  Isola di Man

  8 dicembre

1988

  8 dicembre

1988

  Isole Caimane

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Isole Falkland

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Isole Turche e Caicos

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Isole Vergini britanniche

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Jersey

  8 dicembre

1992

  8 dicembre

1992

  Montserrat

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

  Sant’Elena e dipendenze (Ascension e Tristan da Cunha)

  8 dicembre

1988

  7 gennaio

1989

Romania**

18 dicembre

1990 A

17 gennaio

1991

Ruanda

15 dicembre

2008 A

14 gennaio

2009

Russia

  3 marzo

1987

26 giugno

1987

Saint Vincent e Grenadine

  1° agosto

2001 A

31 agosto

2001

Samoa*

28 marzo

2019 A

27 aprile

2019

San Marino

27 novembre

2006

27 dicembre

2006

Santa Sede*

26 giugno

2002 A

26 luglio

2002

São Tomé e Príncipe

10 gennaio

2017

  9 febbraio

2017

Seicelle*

  5 maggio

1992 A

  4 giugno

1992

Senegal

21 agosto

1986

26 giugno

1987

Serbia

12 marzo

2001 S

27 aprile

1992

Sierra Leone

25 aprile

2001

25 maggio

2001

Siria*

19 agosto

2004 A

18 settembre

2004

Slovacchia**

28 maggio

1993 S

  1° gennaio

1993

Slovenia

16 luglio

1993 A

15 agosto

1993

Somalia

24 gennaio

1990 A

23 febbraio

1990

Spagna**

21 ottobre

1987

20 novembre

1987

Sri Lanka

  3 gennaio

1994 A

  2 febbraio

1994

Stati Uniti d’America* **

21 ottobre

1994

20 novembre

1994

Sudafrica*

10 dicembre

1998

  9 gennaio

1999

Sudan del Sud

30 aprile

2015 A

30 maggio

2015

Svezia**

  8 gennaio

1986

26 giugno

1987

Svizzera**

  2 dicembre

1986

26 giugno

1987

Tagikistan

11 gennaio

1995 A

10 febbraio

1995

Thailandia*

  2 ottobre

2007 A

  1° novembre

2007

Timor-Leste

16 aprile

2003 A

16 maggio

2003

Togo*

18 novembre

1987

18 dicembre

1987

Tunisia*

23 settembre

1988

23 ottobre

1988

Turchia*

  2 agosto

1988

  1° settembre

1988

Turkmenistan

25 giugno

1999 A

25 luglio

1999

Ucraina*

24 febbraio

1987

26 giugno

1987

Uganda

  3 novembre

1986 A

26 giugno

1987

Ungheria**

15 aprile

1987

26 giugno

1987

Uruguay

24 ottobre

1986

26 giugno

1987

Uzbekistan

28 settembre

1995 A

28 ottobre

1995

Vanuatu

12 luglio

2011 A

11 agosto

2011

Venezuela

29 luglio

1991

28 agosto

1991

Vietnam*

  5 febbraio

2015

  7 marzo

2015

Yemen

  5 novembre

1991 A

  5 dicembre

1991

Zambia

  7 ottobre

1998 A

  6 novembre

1998

*
Riserve e dichiarazioni.
**
Obiezioni.
Le riserve, dichiarazioni e obiezioni, non sono pubblicate nella RU. Il testo, in francese e inglese, può essere consultare sul sito Internet dell’Organizzazione delle Nazioni Unite: http://treaties.un.org/ oppure ottenuto presso la Direzione del diritto internazionale pubblico (DDIP), Sezione Trattati internazionali, 3003 Berna.
a
Dall’8 ott. 1992 al 30 giu. 1997, la Conv. era applicabile a Hong Kong in base a una dichiarazione d’estensione territoriale del Regno Unito. Dal 1° lug. 1997, Hong Kong è diventata una Regione amministrativa speciale (RAS) della Repubblica Popolare Cinese. In virtù della dichiarazione cinese del 6 giu. 1997, la Conv. è applicabile anche alla RAS Hong Kong dal 1° lug. 1997.
b
Dal 28 giu. 1999 al 19 dic. 1999, la Conv. era applicabile a Macao in base a una dichiarazione d’estensione territoriale del Portogallo. Dal 20 dic. 1999, Macao è diventata una Regione amministrativa speciale (RAS) della Repubblica Popolare Cinese. In virtù della dichiarazione cinese, la Conv. è applicabile anche alla RAS Macao dal 20 dic. 1999.

c Al Regno in Europa.

  Stato che ha dichiarato di riconoscere la competenza del Comitato contro la tortura, conformemente all’articolo 21 della Convenzione4 

Algeria

Malta

Andorra

Moldova

Argentina

Monaco

Australia

Montenegro

Belgio

Norvegia

Bolivia

Nuova Zelanda

Bulgaria

Paesi Bassi

Camerun

Paraguay

Canada

Perù

Ceca, Repubblica

Polonia

Cile

Portogallo

Cipro

Regno Unito

Corea del Sud

Russia

Costa Rica

San Marino

Croazia

Senegal

Danimarca

Serbia

Ecuador

Slovacchia

Finlandia

Slovenia

Francia

Spagna

Georgia

Stati Uniti d’America

Germania

Sudafrica

Ghana

Svezia

Giappone

Svizzera5

Grecia

Togo

Guinea-Bissau

Tunisia

Irlanda

Turchia

Islanda

Ucraina

Italia

Uganda

Kazakistan

Ungheria

Liechtenstein

Uruguay

Lussemburgo

Venezuela

  Stato che ha dichiarato di riconoscere la competenza del Comitato contro la tortura, conformemente all’articolo 22 della Convenzione6 

Algeria

Lussemburgo

Andorra

Malta

Argentina

Marocco

Australia

Messico

Azerbaigian

Moldova

Belgio

Monaco

Bolivia

Montenegro

Bosnia ed Erzegovina

Norvegia

Brasile

Nuova Zelanda

Bulgaria

Paesi Bassi

Burundi

Paraguay

Camerun

Perù

Canada

Polonia

Ceca, Repubblica

Portogallo

Cile

Russia

Cipro

San Marino

Corea del Sud

Seicelle

Costa Rica

Senegal

Croazia

Serbia

Danimarca

Slovacchia

Ecuador

Slovenia

Finlandia

Spagna

Francia

Sri Lanka

Georgia

Sudafrica

Germania

Svezia

Ghana

Svizzera7

Grecia

Togo

Guatemala

Tunisia

Guinea-Bissau

Turchia

Irlanda

Ucraina

Islanda

Ungheria

Italia

Uruguay

Kazakistan

Venezuela

Liechtenstein


RU 1987 1307; FF 1985 III 263


1 Art. 1 cpv. 1 del DF del 6 ott. 1986 (RU 1987 1306).
2 RS 0.120
3 RU 1987 1307, 1988 567, 1989 280 2286, 1990 789, 1992 660, 1993 1901, 2004 2735, 2005 1907, 2006 2967, 2008 647, 2011 509 6529, 2012 5507, 2015 589, 2016 3801, 2017 3749, 2019 1829 e 2020 1179. Una versione aggiornata del campo d’applicazione è pubblicata sul sito Internet del DFAE (www.dfae.admin.ch/trattati).
4RU 2017 3749
5 Art. 1 cpv. 2 del DF del 6 ott. 1986 (RU 1987 1306).
6RU 2017 3749
7 Art. 1 cpv. 2 del DF del 6 ott. 1986 (RU 1987 1306).


Index

0.105

Texte original

Convention contre la torture et autres peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants

Conclue à New York le 10 décembre 1984

Approuvée par l’Assemblée fédérale le 6 octobre 19861

Instrument de ratification déposé par la Suisse le 2 décembre 1986

Entrée en vigueur pour la Suisse le 26 juin 1987

(Etat le 25 mars 2020)

Les États parties à la présente Convention,

considérant que, conformément aux principes proclamés dans la Charte des Nations Unies2, la reconnaissance des droits égaux et inaliénables de tous les membres de la famille humaine est le fondement de la liberté, de la justice et de la paix dans le monde,

reconnaissant que ces droits procèdent de la dignité inhérente à la personne humaine,

considérant que les États sont tenus, en vertu de la Charte, en particulier de l’art. 55, d’encourager le respect universel et effectif des droits de l’homme et des libertés fondamentales,

renant compte de l’art. 5 de la Déclaration universelle des droits de l’homme et de l’art. 7 du Pacte international relatif aux droits civils et politiques qui prescrivent tous deux que nul ne sera soumis à la torture, ni à des peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants,

tenant compte également de la Déclaration sur la protection de toutes les personnes contre la torture et autres peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants, adoptée par l’Assemblée générale le 9 décembre 1975,

désireux d’accroître l’efficacité de la lutte contre la torture et les autres peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants dans le monde entier,

sont convenus de ce qui suit:

  Première partie

Art. 1

1. Aux fins de la présente Convention, le terme «torture» désigne tout acte par lequel une douleur ou des souffrances aiguës, physiques ou mentales, sont intentionnellement infligées à une personne aux fins notamment d’obtenir d’elle ou d’une tierce personne des renseignements ou des aveux, de la punir d’un acte qu’elle ou une tierce personne a commis ou est soupçonnée d’avoir commis, de l’intimider ou de faire pression sur elle ou d’intimider ou de faire pression sur une tierce personne, ou pour tout autre motif fondé sur une forme de discrimination quelle qu’elle soit, lorsqu’une telle douleur ou de telles souffrances sont infligées par un agent de la fonction publique ou toute autre personne agissant à titre officiel ou à son instigation ou avec son consentement exprès ou tacite. Ce terme ne s’étend pas à la douleur ou aux souffrances résultant uniquement de sanctions légitimes, inhérentes à ces sanctions ou occasionnées par elles.

2. Cet article est sans préjudice de tout instrument international ou de toute loi nationale qui contient ou peut contenir des dispositions de portée plus large.

Art. 2

1. Tout État partie prend des mesures législatives, administratives, judiciaires et autres mesures efficaces pour empêcher que des actes de torture soient commis dans tout territoire sous sa juridiction.

2. Aucune circonstance exceptionnelle, quelle qu’elle soit, qu’il s’agisse de l’état de guerre ou de menace de guerre, d’instabilité politique intérieure ou de tout autre état d’exception, ne peut être invoquée pour justifier la torture.

3. L’ordre d’un supérieur ou d’une autorité publique ne peut être invoqué pour justifier la torture.

Art. 3

1. Aucun État partie n’expulsera, ne refoulera, ni n’extradera une personne vers un autre État où il y a des motifs sérieux de croire qu’elle risque d’être soumise à la torture.

2. Pour déterminer s’il y a de tels motifs, les autorités compétentes tiendront compte de toutes les considérations pertinentes, y compris, le cas échéant, de l’existence, dans l’État intéressé, d’un ensemble de violations systématiques des droits de l’homme, graves, flagrantes ou massives.

Art. 4

1. Tout État partie veille à ce que tous les actes de torture constituent des infractions au regard de son droit pénal. Il en est de même de la tentative de pratiquer la torture ou de tout acte commis par n’importe quelle personne qui constitue une complicité ou une participation à l’acte de torture.

2. Tout État partie rend ces infractions passibles de peines appropriées qui prennent en considération leur gravité.

Art. 5

1. Tout État partie prend les mesures nécessaires pour établir sa compétence aux fins de connaître des infractions visées à l’art. 4 dans les cas suivants:

a)
quand l’infraction a été commise sur tout territoire sous la juridiction dudit État ou à bord d’aéronefs ou de navires immatriculés dans cet État;
b)
quand l’auteur présumé de l’infraction est un ressortissant dudit État;
c)
quand la victime est un ressortissant dudit État et que ce dernier le juge approprié.

2. Tout État partie prend également les mesures nécessaires pour établir sa compétence aux fins de connaître desdites infractions dans le cas où l’auteur présumé de celle—ci se trouve sur tout territoire sous sa juridiction et où ledit État ne l’extrade pas conformément à l’art. 8 vers l’un des États visés au par. 1 du présent article.

3. La présente Convention n’écarte aucune compétence pénale exercée conformément aux lois nationales.

Art. 6

1. S’il estime que les circonstances le justifient, après avoir examiné les renseignements dont il dispose, tout État partie sur le territoire duquel se trouve une personne soupçonnée d’avoir commis une infraction visée à l’art. 4 assure la détention de cette personne ou prend toutes autres mesures juridiques nécessaires pour assurer sa présence. Cette détention et ces mesures doivent être conformes à la législation dudit État; elles ne peuvent être maintenues que pendant le délai nécessaire à l’engagement de poursuites pénales ou d’une procédure d’extradition.

2. Ledit État procède immédiatement à une enquête préliminaire en vue d’établir les faits.

3. Toute personne détenue en application du par. 1 du présent article peut communiquer immédiatement avec le plus proche représentant qualifié de l’État dont elle a la nationalité ou, s’il s’agit d’une personne apatride, avec le représentant de l’État où elle réside habituellement.

4. Lorsqu’un État a mis une personne en détention, conformément aux dispositions du présent article, il avise immédiatement de cette détention et des circonstances qui la justifient les États visés au par. 1 de l’art. 5. L’État qui procède à l’enquête préliminaire visée au par. 2 du présent article en communique rapidement les conclusions auxdits États et leur indique s’il entend exercer sa compétence.

Art. 7

1. L’État partie sur le territoire sous la juridiction duquel l’auteur présumé d’une infraction visée à l’art. 4 est découvert, s’il n’extrade pas ce dernier, soumet l’affaire, dans les cas visés à l’art. 5, à ses autorités compétentes pour l’exercice de l’action pénale.

2. Ces autorités prennent leur décision dans les mêmes conditions que pour toute infraction de droit commun de caractère grave en vertu du droit de cet État. Dans les cas visés au par. 2 de l’art. 5, les règles de preuve qui s’appliquent aux poursuites et à la condamnation ne sont en aucune façon moins rigoureuses que celles qui s’appliquent dans les cas visés au paragraphe 1 de l’art. 5.

3. Toute personne poursuivie pour l’une quelconque des infractions visées à l’art. 4 bénéficie de la garantie d’un traitement équitable à tous les stades de la procédure.

Art. 8

1. Les infractions visées à l’art. 4 sont de plein droit comprises dans tout traité d’extradition conclu entre États parties. Les États parties s’engagent à comprendre lesdites infractions dans tout traité d’extradition à conclure entre eux.

2. Si un État partie qui subordonne l’extradition à l’existence d’un traité est saisi d’une demande d’extradition par un autre État partie avec lequel il n’est pas lié par un traité d’extradition, il peut considérer la présente Convention comme constituant la base juridique de l’extradition en ce qui concerne lesdites infractions. L’extradition est subordonnée aux autres conditions prévues par le droit de l’État requis.

3. Les États parties qui ne subordonnent pas l’extradition à l’existence d’un traité reconnaissent lesdites infractions comme cas d’extradition entre eux dans les conditions prévues par le droit de l’État requis.

4. Entre États parties, lesdites infractions sont considérées aux fins d’extradition comme ayant été commises tant au lieu de leur perpétration que sur le territoire sous la juridiction des États tenus d’établir leur compétence en vertu du par. 1 de l’art. 5.

Art. 9

1. Les États parties s’accordent l’entraide judiciaire la plus large possible dans toute procédure pénale relative aux infractions visées à l’art. 4, y compris en ce qui concerne la communication de tous les éléments de preuve dont ils disposent et qui sont nécessaires aux fins de la procédure.

2. Les États parties s’acquittent de leurs obligations en vertu du par. 1 du présent article en conformité avec tout traité d’entraide judiciaire qui peut exister entre eux.

Art. 10

1. Tout État partie veille à ce que l’enseignement et l’information concernant l’interdiction de la torture fassent partie intégrante de la formation du personnel civil ou militaire chargé de l’application des lois, du personnel médical, des agents de la fonction publique et des autres personnes qui peuvent intervenir dans la garde, l’interrogatoire ou le traitement de tout individu arrêté, détenu ou emprisonné de quelque façon que ce soit.

2. Tout État partie incorpore ladite interdiction aux règles ou instructions édictées en ce qui concerne les obligations et les attributions de telles personnes.

Art. 11

Tout État partie exerce une surveillance systématique sur les règles, instructions, méthodes et pratiques d’interrogatoire et sur les dispositions concernant la garde et le traitement des personnes arrêtées, détenues ou emprisonnées de quelque façon que ce soit sur tout territoire sous sa juridiction, en vue d’éviter tout cas de torture.

Art. 12

Tout État partie veille à ce que les autorités compétentes procèdent immédiatement à une enquête impartiale chaque fois qu’il y a des motifs raisonnables de croire qu’un acte de torture a été commis sur tout territoire sous sa juridiction.

Art. 13

Tout État partie assure à toute personne qui prétend avoir été soumise à la torture sur tout territoire sous sa juridiction le droit de porter plainte devant les autorités compétentes dudit État qui procéderont immédiatement et impartialement à l’examen de sa cause. Des mesures seront prises pour assurer la protection du plaignant et des témoins contre tout mauvais traitement ou toute intimidation en raison de la plainte déposée ou de toute déposition faite.

Art. 14

1. Tout État partie garantit, dans son système juridique, à la victime d’un acte de torture, le droit d’obtenir réparation et d’être indemnisée équitablement et de manière adéquate, y compris les moyens nécessaires à sa réadaptation la plus complète possible. En cas de mort de la victime résultant d’un acte de torture, les ayants cause de celle—ci ont droit à indemnisation.

2. Le présent article n’exclut aucun droit à indemnisation qu’aurait la victime ou toute autre personne en vertu des lois nationales.

Art. 15

Tout État partie veille à ce que toute déclaration dont il est établi qu’elle a été obtenue par la torture ne puisse être invoquée comme un élément de preuve dans une procédure, si ce n’est contre la personne accusée de torture pour établir qu’une déclaration a été faite.

Art. 16

1. Tout État partie s’engage à interdire dans tout territoire sous sa juridiction d’autres actes constitutifs de peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants qui ne sont pas des actes de torture telle qu’elle est définie à l’article premier lorsque de tels actes sont commis par un agent de la fonction publique ou toute autre personne agissant à titre officiel, ou à son instigation ou avec son consentement exprès ou tacite. En particulier, les obligations énoncées aux art. 10, 11, 12 et 13 sont applicables moyennant le remplacement de la mention de la torture par la mention d’autres formes de peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants.

2. Les dispositions de la présente Convention sont sans préjudice des dispositions de tout autre instrument international ou de la loi nationale qui interdisent les peines ou traitements cruels, inhumains ou dégradants, ou qui ont trait à l’extradition ou à l’expulsion.


  Deuxième partie

Art. 17

1. Il est institué un Comité contre la torture (ci—après dénommé le Comité) qui a les fonctions définies ci—après. Le Comité est composé de dix experts de haute moralité et possédant une compétence reconnue dans le domaine des droits de l’homme, qui siègent à titre personnel. Les experts sont élus par les États parties, compte tenu d’une répartition géographique équitable et de l’intérêt que présente la participation aux travaux du Comité de quelques personnes ayant une expérience juridique.

2. Les membres du Comité sont élus au scrutin secret sur une liste de candidats désignés par les États parties. Chaque État partie peut désigner un candidat choisi parmi ses ressortissants. Les États parties tiennent compte de l’intérêt qu’il y a à désigner des candidats qui soient également membres du Comité des droits de l’homme institué en vertu du Pacte international relatif aux droits civils et politiques et qui soient disposés à siéger au Comité contre la torture.

3. Les membres du Comité sont élus au cours de réunions biennales des États parties convoquées par le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies. À ces réunions, ou le quorum est constitué par les deux tiers des États parties, sont élus membres du Comité les candidats qui obtiennent le plus grand nombre de voix et la majorité absolue des votes des représentants des États parties présents et votants.

4. La première élection aura lieu au plus tard six mois après la date d’entrée en vigueur de la présente Convention. Quatre mois au moins avant la date de chaque élection, le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies envoie une lettre aux États parties pour les inviter à présenter leurs candidatures dans un délai de trois mois. Le Secrétaire général dresse une liste par ordre alphabétique de tous les candidats ainsi désignés, avec indication des États parties qui les ont désignés, et la communique aux États parties.

5. Les membres du Comité sont élus pour quatre ans. Ils sont rééligibles s’ils sont présentés à nouveau. Toutefois, le mandat de cinq des membres élus lors de la première élection prendra fin au bout de deux ans; immédiatement après la première élection, le nom de ces cinq membres sera tiré au sort par le président de la réunion mentionnée au par. 3 du présent article.

6. Si un membre du Comité décède, se démet de ses fonctions ou n’est plus en mesure pour quelque autre raison de s’acquitter de ses attributions au Comité, l’État partie qui l’a désigné nomme parmi ses ressortissants un autre expert qui siège au Comité pour la partie du mandat restant à courir, sous réserve de l’approbation de la majorité des États parties. Cette approbation est considérée comme acquise à moins que la moitié des États parties ou davantage n’émettent une opinion défavorable dans un délai de six semaines à compter du moment où ils ont été informés par le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies de la nomination proposée.

7. Les États parties prennent à leur charge les dépenses des membres du Comité pour la période ou ceux—ci s’acquittent de fonctions au Comité.

Art. 18

1. Le Comité élit son bureau pour une période de deux ans. Les membres du bureau sont rééligibles.

2. Le Comité établit lui—même son règlement intérieur; celui—ci doit, toutefois, contenir notamment les dispositions suivantes:

a)
le quorum est de six membres;
b)
les décisions du Comité sont prises à la majorité des membres présents.

3. Le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies met à la disposition du Comité le personnel et les installations matérielles qui lui sont nécessaires pour s’acquitter efficacement des fonctions qui lui sont confiées en vertu de la présente Convention.

4. Le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies convoque les membres du Comité pour la première réunion. Après sa première réunion, le Comité se réunit à toute occasion prévue par son règlement intérieur.

5. Les États parties prennent à leur charge les dépenses occasionnées par la tenue de réunions des États parties et du Comité, y compris le remboursement à l’Organisation des Nations Unies de tous frais, tels que dépenses de personnel et coût d’installations matérielles, que l’Organisation aura engagés conformément au par. 3 du présent article.

Art. 19

1. Les États parties présentent au Comité, par l’entremise du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies, des rapports sur les mesures qu’ils ont prises pour donner effet à leurs engagements en vertu de la présente Convention, dans un délai d’un an à compter de l’entrée en vigueur de la Convention pour l’État partie intéressé. Les États parties présentent ensuite des rapports complémentaires tous les quatre ans sur toutes nouvelles mesures prises, et tous autres rapports demandés par le Comité.

2. Le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies transmet les rapports à tous les États parties.

3. Chaque rapport est étudié par le Comité, qui peut faire les commentaires d’ordre général sur le rapport qu’il estime appropriés et qui transmet lesdits commentaires à l’État partie intéressé. Cet État partie peut communiquer en réponse au Comité toutes observations qu’il juge utiles.

4. Le Comité peut, à sa discrétion, décider de reproduire dans le rapport annuel qu’il établit conformément à l’art. 24 tous commentaires formulés par lui en vertu du par. 3 du présent article, accompagnés des observations reçues à ce sujet de l’État partie intéressé. Si l’État partie intéressé le demande, le Comité peut aussi reproduire le rapport présenté au titre du par. 1 du présent article.

Art. 20

1. Si le Comité reçoit des renseignements, crédibles qui lui semblent contenir des indications bien fondées que la torture est pratiquée systématiquement sur le territoire d’un État partie, il invite ledit État à coopérer dans l’examen des renseignements et, à cette fin, à lui faire part de ses observations à ce sujet.

2. En tenant compte de toutes observations éventuellement présentées par l’État partie intéressé et de tous autres renseignements pertinents dont il dispose, le Comité peut, s’il juge que cela se justifie, charger un ou plusieurs de ses membres de procéder à une enquête confidentielle et de lui faire rapport d’urgence.

3. Si une enquête est faite en vertu du par. 2 du présent article, le Comité recherche la coopération de l’État partie intéressé. En accord avec cet État partie, l’enquête peut comporter une visite sur son territoire.

4. Après avoir examiné les conclusions du membre ou des membres qui lui sont soumises conformément au par. 2 du présent article, le Comité transmet ces conclusions à l’État partie intéressé, avec tous commentaires ou suggestions qu’il juge appropriés compte tenu de la situation.

5. Tous les travaux du Comité dont il est fait mention aux par. 1 à 4 du présent article sont confidentiels et, à toutes les étapes des travaux, on s’efforce d’obtenir la coopération de l’État partie. Une fois achevés ces travaux relatifs à une enquête menée en vertu du par. 2, le Comité peut, après consultations avec l’État partie intéressé, décider de faire figurer un compte rendu succinct des résultats des travaux dans le rapport annuel qu’il établit conformément à l’art. 24.

Art. 21

1. Tout État partie à la présente Convention peut, en vertu du présent article, déclarer à tout moment qu’il reconnaît la compétence du Comité pour recevoir et examiner des communications dans lesquelles un État partie prétend qu’un autre État partie ne s’acquitte pas de ses obligations au titre de la présente Convention. Ces communications ne peuvent être reçues et examinées conformément au présent article que si elles émanent d’un État partie qui a fait une déclaration reconnaissant, en ce qui le concerne, la compétence du Comité. Le Comité ne reçoit aucune communication intéressant un État partie qui n’a pas fait une telle déclaration. La procédure ci—après s’applique à l’égard des communications reçues en vertu du présent article:

a)
si un État partie à la présente Convention estime qu’un autre État également partie à la Convention n’en applique pas les dispositions, il peut appeler, par communication écrite, l’attention de cet État sur la question. Dans un délai de trois mois à compter de la date de réception de la communication, l’État destinataire fera tenir à l’État qui a adressé la communication des explications ou toutes autres déclarations écrites élucidant la question, qui devront comprendre, dans toute la mesure possible et utile, des indications sur ses règles de procédure et sur les moyens de recours, soit déjà utilisés, soit en instance, soit encore ouverts;
b)
si, dans un délai de six mois à compter de la date de réception de la communication originale par l’État destinataire, la question n’est pas réglée à la satisfaction des deux États parties intéressés, l’un comme l’autre auront le droit de la soumettre au Comité, en adressant une notification au Comité, ainsi qu’à l’autre État intéressé;
c)
le Comité ne peut connaître d’une affaire qui lui est soumise en vertu du présent article qu’après s’être assuré que tous les recours internes disponibles ont été utilisés et épuisés, conformément aux principes de droit international généralement reconnus. Cette règle ne s’applique pas dans les cas où les procédures de recours excèdent des délais raisonnables ni dans les cas où il est peu probable que les procédures de recours donneraient satisfaction à la personne qui est la victime de la violation de la présente Convention;
d)
le Comité tient ses séances à huis clos lorsqu’il examine les communications prévues au présent article;
e)
sous réserve des dispositions de l’al. c), le Comité met ses bons offices à la disposition des États parties intéressés, afin de parvenir à une solution amiable de la question, fondée sur le respect des obligations prévues par la présente Convention. À cette fin, le Comité peut, s’il l’estime opportun, établir une commission de conciliation ad hoc;
f)
dans toute affaire qui lui est soumise en vertu du présent article, le Comité peut demander aux États parties intéressés, visés à l’al. b), de lui fournir tout renseignement pertinent;
g)
les États parties intéressés, visés à l’al. b), ont le droit de se faire représenter lors de l’examen de l’affaire par le Comité et de présenter des observations oralement ou par écrit, ou sous l’une et l’autre forme;
h)
le Comité doit présenter un rapport dans un délai de douze mois à compter du jour où il a reçu la notification visée à l’al. b);
i)
si une solution a pu être trouvée conformément aux dispositions de l’al. e), le Comité se borne dans son rapport à un bref exposé des faits et de la solution intervenue,
ii)
si une solution n’a pu être trouvée conformément aux dispositions de l’alinéa e), le Comité se borne, dans son rapport, à un bref exposé des faits; le texte des observations écrites et le procès-verbal des observations orales présentées par les États parties intéressés sont joints au rapport.
Pour chaque affaire, le rapport est communiqué aux États parties intéressés.

2. Les dispositions du présent article entreront en vigueur lorsque cinq États parties à la présente Convention auront fait la déclaration prévue au par. 1 du présent article. Ladite déclaration est déposée par l’État partie auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies, qui en communique copie aux autres États parties. Une déclaration peut être retirée à tout moment au moyen d’une notification adressée au Secrétaire général. Ce retrait est sans préjudice de l’examen de toute question qui fait l’objet d’une communication déjà transmise en vertu du présent article; aucune autre communication d’un État partie ne sera reçue en vertu du présent article après que le Secrétaire général aura reçu notification du retrait de la déclaration, à moins que l’État partie intéressé ait fait une nouvelle déclaration.

Art. 22

1. Tout État partie à la présente Convention peut, en vertu du présent article, déclarer à tout moment qu’il reconnaît la compétence du Comité pour recevoir et examiner des communications présentées par ou pour le compte de particuliers relevant de sa juridiction qui prétendent être victimes d’une violation, par un État partie, des dispositions de la Convention. Le Comité ne reçoit aucune communication intéressant un État partie qui n’a pas fait une telle déclaration.

2. Le Comité déclare irrecevable toute communication soumise en vertu du présent article qui est anonyme ou qu’il considère être un abus du droit de soumettre de telles communications, ou être incompatible avec les dispositions de la présente Convention.

3. Sous réserve des dispositions du par. 2, le Comité porte toute communication qui lui est soumise en vertu du présent article à l’attention de l’État partie à la présente Convention qui a fait une déclaration en vertu du par. 1 et a prétendument violé l’une quelconque des dispositions de la Convention. Dans les six mois qui suivent, ledit État soumet par écrit au Comité des explications ou déclarations éclaircissant la question et indiquant, le cas échéant, les mesures qu’il pourrait avoir prises pour remédier à la situation.

4. Le Comité examine les communications reçues en vertu du présent article en tenant compte de toutes les informations qui lui sont soumises par ou pour le compte du particulier et par l’État partie intéressé.

5. Le Comité n’examinera aucune communication d’un particulier conformément au présent article sans s’être assuré que:

a)
La même question n’a pas été et n’est pas en cours d’examen devant une autre instance internationale d’enquête ou de règlement;
b)
Le particulier a épuisé tous les recours internes disponibles; cette règle ne s’applique pas si les procédures de recours excèdent des délais raisonnables ou s’il est peu probable qu’elles donneraient satisfaction au particulier qui est la victime d’une violation de la présente Convention.

6. Le Comité tient ses séances à huis clos lorsqu’il examine les communications prévues dans le présent article.

7. Le Comité fait part de ses constatations à l’État partie intéressé et au particulier.

8. Les dispositions du présent article entreront en vigueur lorsque cinq États parties à la présente Convention auront fait la déclaration prévue au par. 1 du présent article. Ladite déclaration est déposée par l’État partie auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies, qui en communique copie aux autres États parties. Une déclaration peut être retirée à tout moment au moyen d’une notification adressée au Secrétaire général. Ce retrait est sans préjudice de l’examen de toute question qui fait l’objet d’une communication déjà transmise en vertu du présent article; aucune autre communication soumise par ou pour le compte d’un particulier ne sera reçue en vertu du présent article après que le Secrétaire général aura reçu notification du retrait de la déclaration, à moins que l’État partie intéressé ait fait une nouvelle déclaration.

Art. 23

Les membres du Comité et les membres des commissions de conciliation ad hoc qui pourraient être nommés conformément à l’al. e) du par. 1 de l’art. 21 ont droit aux facilités, privilèges et immunités reconnus aux experts en mission pour l’Organisation des Nations Unies, tels qu’ils sont énoncés dans les sections pertinentes de la Convention sur les privilèges et les immunités des Nations Unies.

Art. 24

Le Comité présente aux États parties et à l’Assemblée générale de l’Organisation des Nations Unies un rapport annuel sur les activités qu’il aura entreprises en application de la présente Convention.


  Troisième partie

Art. 25

1. La présente Convention est ouverte à la signature de tous les États.

2. La présente Convention est sujette à ratification. Les instruments de ratification seront déposés auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies.

Art. 26

Tous les États peuvent adhérer à la présente Convention. L’adhésion se fera par le dépôt d’un instrument d’adhésion auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies.

Art. 27

1. La présente Convention entrera en vigueur le trentième jour après la date du dépôt auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies du vingtième instrument de ratification ou d’adhésion.

2. Pour tout État qui ratifiera la présente Convention ou y adhérera après le dépôt du vingtième instrument de ratification ou d’adhésion, la Convention entrera en vigueur le trentième jour après la date du dépôt par cet État de son instrument de ratification ou d’adhésion.

Art. 28

1. Chaque État pourra, au moment où il signera ou ratifiera la présente Convention ou y adhérera, déclarer qu’il ne reconnaît pas la compétence accordée au Comité aux termes de l’art. 20.

2. Tout État partie qui aura formulé une réserve conformément aux dispositions du paragraphe 1 du présent article pourra à tout moment lever cette réserve par une notification adressée au Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies.

Art. 29

1. Tout État partie à la présente convention pourra proposer un amendement et déposer sa proposition auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies. Le Secrétaire général communiquera la proposition d’amendement aux États parties en leur demandant de lui faire savoir s’ils sont favorables à l’organisation d’une conférence d’États parties en vue de l’examen de la proposition et de sa mise aux voix. Si, dans les quatre mois qui suivent la date d’une telle communication, le tiers au moins des États parties se prononcent en faveur de la tenue de ladite conférence, le Secrétaire général organisera la conférence sous les auspices de l’Organisation des Nations Unies. Tout amendement adopté par la majorité des États parties présents et votants à la conférence sera soumis par le Secrétaire général à l’acceptation de tous les États parties.

2. Un amendement adopté selon les dispositions du par. 1 du présent article entrera en vigueur lorsque les deux tiers des États parties à la présente Convention auront informé le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies qu’ils l’ont accepté conformément à la procédure prévue par leurs constitutions respectives.

3. Lorsque les amendements entreront en vigueur, ils auront force obligatoire pour les États parties qui les auront acceptés, les autres États parties demeurant liés par les dispositions de la présente Convention et par tous amendements antérieurs qu’ils auront acceptés.

Art. 30

1. Tout différend entre deux ou plus des États parties concernant l’interprétation ou l’application de la présente Convention qui ne peut pas être réglé par voie de négociation est soumis à l’arbitrage à la demande de l’un d’entre eux. Si, dans les six mois qui suivent la date de la demande d’arbitrage, les parties ne parviennent pas à se mettre d’accord sur l’organisation de l’arbitrage, l’une quelconque d’entre elles peut soumettre le différend à la Cour internationale de Justice en déposant une requête conformément au Statut de la Cour.

2. Chaque État pourra, au moment où il signera ou ratifiera la présente Convention ou y adhérera, déclarer qu’il ne se considère pas lié par les dispositions du par. 1 du présent article. Les autres États parties ne seront pas liés par lesdites dispositions envers tout État partie qui aura formulé une telle réserve.

3. Tout État partie qui aura formulé une réserve conformément aux dispositions du par. 2 du présent article pourra à tout moment lever cette réserve par une notification adressée au Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies.

Art. 31

1. Un État partie pourra dénoncer la présente Convention par notification écrite adressée au Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies. La dénonciation prend effet un an après la date à laquelle la notification aura été reçue par le Secrétaire général.

2. Une telle dénonciation ne libérera pas l’État partie des obligations qui lui incombent en vertu de la présente Convention en ce qui concerne tout acte ou toute omission commis avant la date à laquelle la dénonciation prendra effet; elle ne fera nullement obstacle à la poursuite de l’examen de toute question dont le Comité était déjà saisi à la date à laquelle la dénonciation a pris effet.

3. Après la date à laquelle la dénonciation par un État partie prend effet, le Comité n’entreprend l’examen d’aucune question nouvelle concernant cet État.

Art. 32

Le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies notifiera à tous les États Membres de l’Organisation des Nations Unies et à tous les États qui auront signé la présente Convention ou y auront adhéré:

a)
les signatures, les ratifications et les adhésions reçues en application des art. 25 et 26;
b)
la date d’entrée en vigueur de la Convention en application de l’art. 27 et la date d’entrée en vigueur de tout amendement en application de l’art. 29;
c)
les dénonciations reçues en application de l’art. 31.
Art. 33

1. La présente Convention, dont les textes anglais, arabe, chinois, espagnol, français et russe font également foi, sera déposée auprès du Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies.

2. Le Secrétaire général de l’Organisation des Nations Unies fera tenir une copie certifiée conforme de la présente Convention à tous les États.


  Champ d’application le 25 mars 20203 

États parties

Ratification

Adhésion (A)

Déclaration de succession (S)

Signature sans réserve de ratification (Si)

Entrée en vigueur

Afghanistan

1er avril

1987

26 juin

1987

Afrique du Sud*

10 décembre

1998

  9 janvier

1999

Albanie

11 mai

1994 A

10 juin

1994

Algérie

12 septembre

1989

12 octobre

1989

Allemagne* **

1er octobre

1990

31 octobre

1990

Andorre

22 septembre

2006

22 octobre

2006

Angola

  2 octobre

2019

1er novembre

2019

Antigua-et-Barbuda

19 juillet

1993 A

18 août

1993

Arabie Saoudite*

23 septembre

1997 A

23 octobre

1997

Argentine

24 septembre

1986

26 juin

1987

Arménie

13 septembre

1993 A

13 octobre

1993

Australie**

  8 août

1989

  7 septembre

1989

Autriche* **

29 juillet

1987

28 août

1987

Azerbaïdjan

16 août

1996 A

15 septembre

1996

Bahamas*

31 mai

2018

30 juin

2018

Bahreïn*

  6 mars

1998 A

  5 avril

1998

Bangladesh*

  5 octobre

1998 A

  4 novembre

1998

Bélarus

13 mars

1987

26 juin

1987

Belgique**

25 juin

1999

25 juillet

1999

Belize

17 mars

1986 A

26 juin

1987

Bénin

12 mars

1992 A

11 avril

1992

Bolivie

12 avril

1999

12 mai

1999

Bosnie et Herzégovine

1er septembre

1993 S

  6 mars

1992

Botswana*

  8 septembre

2000

  8 octobre

2000

Brésil

28 septembre

1989

28 octobre

1989

Bulgarie

16 décembre

1986

26 juin

1987

Burkina Faso

  4 janvier

1999 A

  3 février

1999

Burundi

18 février

1993 A

20 mars

1993

Cambodge

15 octobre

1992 A

14 novembre

1992

Cameroun

19 décembre

1986 A

26 juin

1987

Canada* **

24 juin

1987

24 juillet

1987

Cap-Vert

  4 juin

1992 A

  4 juillet

1992

Chili*

30 septembre

1988

30 octobre

1988

Chine*

  4 octobre

1988

  3 novembre

1988

  Hong Kong a

  6 juin

1997

1er juillet

1997

  Macao b

13 décembre

1999

20 décembre

1999

Chypre

18 juillet

1991

17 août

1991

Colombie

  8 décembre

1987

  7 janvier

1988

Comores

25 mai

2017

24 juin

2017

Congo (Brazzaville)

30 juillet

2003 A

29 août

2003

Congo (Kinshasa)

18 mars

1996 A

17 avril

1996

Corée (Sud)

  9 janvier

1995 A

  8 février

1995

Costa Rica

11 novembre

1993

11 décembre

1993

Côte d’Ivoire

18 décembre

1995 A

17 janvier

1996

Croatie

12 octobre

1992 S

  8 octobre

1991

Cuba*

17 mai

1995

16 juin

1995

Danemark**

27 mai

1987

26 juin

1987

Djibouti

  5 novembre

2002 A

  5 décembre

2002

Égypte

25 juin

1986 A

26 juin

1987

El Salvador

17 juin

1996 A

17 juillet

1996

Émirats arabes unis*

19 juillet

2012 A

18 août

2012

Équateur*

30 mars

1988

29 avril

1988

Érythrée*

25 septembre

2014 A

25 octobre

2014

Espagne**

21 octobre

1987

20 novembre

1987

Estonie

21 octobre

1991 A

20 novembre

1991

Eswatini

26 mars

2004 A

25 avril

2004

États-Unis* **

21 octobre

1994

20 novembre

1994

Éthiopie

14 mars

1994 A

13 avril

1994

Fidji*

14 mars

2016

13 avril

2016

Finlande**

30 août

1989

29 septembre

1989

France* **

18 février

1986

26 juin

1987

Gabon

  8 septembre

2000

  8 octobre

2000

Gambie

28 septembre

2018

28 octobre

2018

Géorgie

26 octobre

1994 A

25 novembre

1994

Ghana*

  7 septembre

2000

  7 octobre

2000

Grèce**

  6 octobre

1988

  5 novembre

1988

Grenade

26 septembre

2019 A

26 octobre

2019

Guatemala

  5 janvier

1990 A

  4 février

1990

Guinée

10 octobre

1989

  9 novembre

1989

Guinée-Bissau

24 septembre

2013

24 octobre

2013

Guinée équatoriale*

  8 octobre

2002 A

  7 novembre

2002

Guyana

19 mai

1988

18 juin

1988

Honduras

  5 décembre

1996 A

  4 janvier

1997

Hongrie**

15 avril

1987

26 juin

1987

Îles Marshall

12 mars

2018 A

11 avril

2018

Indonésie*

28 octobre

1998

27 novembre

1998

Iraq

  7 juillet

2011 A

  6 août

2011

Irlande**

11 avril

2002

11 mai

2002

Islande

23 octobre

1996

22 novembre

1996

Israël*

  3 octobre

1991

  2 novembre

1991

Italie**

12 janvier

1989

11 février

1989

Japon

29 juin

1999 A

29 juillet

1999

Jordanie

13 novembre

1991 A

13 décembre

1991

Kazakhstan

26 août

1998 A

25 octobre

1998

Kenya

21 février

1997 A

23 mars

1997

Kirghizistan

  5 septembre

1997 A

  5 octobre

1997

Kiribati

22 juillet

2019 A

21 août

2019

Koweït*

  8 mars

1996 A

  7 avril

1996

Laos*

26 septembre

2012

26 octobre

2012

Lesotho

12 novembre

2001 Si

12 décembre

2001

Lettonie**

14 avril

1992 A

14 mai

1992

Liban

  5 octobre

2000 A

  4 novembre

2000

Libéria

22 septembre

2004 A

22 octobre

2004

Libye

16 mai

1989 A

15 juin

1989

Liechtenstein

  2 novembre

1990

  2 décembre

1990

Lituanie

1er février

1996 A

  2 mars

1996

Luxembourg* **

29 septembre

1987

29 octobre

1987

Macédoine du Nord

12 décembre

1994 S

17 novembre

1991

Madagascar

13 décembre

2005

12 janvier

2006

Malawi

11 juin

1996 A

11 juillet

1996

Maldives 

22 avril

2004 A

20 mai

2004

Mali

26 février

1999 A

28 mars

1999

Malte

13 septembre

1990 A

13 octobre

1990

Maroc*

21 juin

1993

21 juillet

1993

Maurice

  9 décembre

1992 A

  8 janvier

1993

Mauritanie*

17 novembre

2004 A

17 décembre

2004

Mexique

23 janvier

1986

26 juin

1987

Moldova

28 novembre

1995 A

28 décembre

1995

Monaco*

  6 décembre

1991 A

  5 janvier

1992

Mongolie

24 janvier

2002 A

23 février

2002

Monténégro

23 octobre

2006 S

  3 juin

2006

Mozambique

14 septembre

1999 A

14 octobre

1999

Namibie

28 novembre

1994 A

28 décembre

1994

Nauru

26 septembre

2012

26 octobre

2012

Népal

14 mai

1991 A

13 juin

1991

Nicaragua

  5 juillet

2005

  4 août

2005

Niger

  5 octobre

1998 A

  4 novembre

1998

Nigéria

28 juin

2001

28 juillet

2001

Norvège**

  9 juillet

1986

26 juin

1987

Nouvelle-Zélande*

10 décembre

1989

  9 janvier

1990

Ouganda

  3 novembre

1986 A

26 juin

1987

Ouzbékistan

28 septembre

1995 A

28 octobre

1995

Pakistan*

23 juin

2010

23 juillet

2010

Palestine

  2 avril

2014 A

  2 mai

2014

Panama*

24 août

1987

23 septembre

1987

Paraguay

12 mars

1990

11 avril

1990

Pays-Bas* ** c

21 décembre

1988

20 janvier

1989

  Aruba

21 décembre

1988

20 janvier

1989

  Curaçao

21 décembre

1988

20 janvier

1989

  Partie caraïbe (Bonaire, Sint Eustatius et Saba)

21 décembre

1988

20 janvier

1989

  Sint Maarten

21 décembre

1988

20 janvier

1989

Pérou

  7 juillet

1988

  6 août

1988

Philippines

18 juin

1986 A

26 juin

1987

Pologne**

26 juillet

1989

25 août

1989

Portugal**

  9 février

1989

11 mars

1989

Qatar*

11 janvier

2000 A

10 février

2000

République centrafricaine

11 octobre

2016 A

11 octobre

2016

République dominicaine

24 janvier

2012

23 février

2012

République tchèque**

22 février

1993 S

1er janvier

1993

Roumanie**

18 décembre

1990 A

17 janvier

1991

Royaume-Uni* **

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Anguilla

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Bermudes

  8 décembre

1992

  8 décembre

1992

  Gibraltar

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Guernesey

  8 décembre

1992

  8 décembre

1992

  Île de Man

  8 décembre

1988

  8 décembre

1988

  Îles Cayman

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Îles Falkland

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Îles Pitcairn (Ducie, Oeno, Henderson et Pitcairn)

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Îles Turques et Caïques

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Îles Vierges britanniques

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Jersey

  8 décembre

1992

  8 décembre

1992

  Montserrat

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

  Sainte-Hélène et dépendances (Ascension et Tristan da Cunha)

  8 décembre

1988

  7 janvier

1989

Russie

  3 mars

1987

26 juin

1987

Rwanda

15 décembre

2008 A

14 janvier

2009

Saint-Marin

27 novembre

2006

27 décembre

2006

Saint-Siège*

26 juin

2002 A

26 juillet

2002

Saint-Vincent-et-les Grenadines

1er août

2001 A

31 août

2001

Samoa*

28 mars

2019 A

27 avril

2019

Sao Tomé-et-Principe

10 janvier

2017

  9 février

2017

Sénégal

21 août

1986

26 juin

1987

Serbie

12 mars

2001 S

27 avril

1992

Seychelles*

  5 mai

1992 A

  4 juin

1992

Sierra Leone

25 avril

2001

25 mai

2001

Slovaquie**

28 mai

1993 S

1er janvier

1993

Slovénie

16 juillet

1993 A

15 août

1993

Somalie

24 janvier

1990 A

23 février

1990

Soudan du Sud

30 avril

2015 A

30 mai

2015

Sri Lanka

  3 janvier

1994 A

  2 février

1994

Suède**

  8 janvier

1986

26 juin

1987

Suisse**

  2 décembre

1986

26 juin

1987

Syrie*

19 août

2004 A

18 septembre

2004

Tadjikistan

11 janvier

1995 A

10 février

1995

Tchad

  9 juin

1995 A

  9 juillet

1995

Thaïlande*

  2 octobre

2007 A

1er novembre

2007

Timor-Leste

16 avril

2003 A

16 mai

2003

Togo*

18 novembre

1987

18 décembre

1987

Tunisie*

23 septembre

1988

23 octobre

1988

Turkménistan

25 juin

1999 A

25 juillet

1999

Turquie*

  2 août

1988

1er septembre

1988

Ukraine*

24 février

1987

26 juin

1987

Uruguay

24 octobre

1986

26 juin

1987

Vanuatu

12 juillet

2011 A

11 août

2011

Venezuela

29 juillet

1991

28 août

1991

Vietnam*

  5 février

2015

  7 mars

2015

Yémen

  5 novembre

1991 A

  5 décembre

1991

Zambie

  7 octobre

1998 A

  6 novembre

1998

*
Réserves et déclarations.
**
Objections.
Les réserves, déclarations et objections ne sont pas publiées au RO. Les textes en français et en anglais peuvent être consultés à l’adresse du site Internet des Nations Unies: http://treaties.un.org/ > Enregistrement et Publication > Recueil des Traités des Nations Unies, ou obtenus à la Direction du droit international public (DDIP), Section des traités internationaux, 3003 Berne.
a
Du 8 déc. 1992 au 30 juin 1997, la convention était applicable à Hong Kong sur la base d’une déclaration d’extension territoriale du Royaume-Uni. À partir du 1er juillet 1997, Hong Kong est devenue une Région administrative spéciale (RAS) de la République populaire de Chine. En vertu de la déclaration chinoise du 6 juin 1997, la convention est également applicable à la RAS Hong Kong à partir du 1er juillet 1997.
b
Du 28 juin 1999 au 19 déc. 1999, la convention était applicable à Macao sur la base d’une déclaration d’extension territoriale du Portugal. À partir du 20 déc. 1999, Macao est devenue une Région administrative spéciale (RAS) de la République populaire de Chine. En vertu de la déclaration chinoise du 13 déc. 1999, la convention est également applicable à la RAS Macao à partir du 20 déc. 1999.

c Pour le Royaume en Europe.

  États ayant déclarés reconnaître la compétence du Comité contre la torture, conformément à l’art. 21 de la Convention4 

Afrique du Sud

Kazakhstan

Algérie

Liechtenstein

Allemagne

Luxembourg

Andorre

Malte

Argentine

Moldova

Australie

Monaco

Belgique

Monténégro

Bolivie

Norvège

Bulgarie

Nouvelle-Zélande

Cameroun

Ouganda

Canada

Paraguay

Chili

Pays-Bas

Chypre

Pérou

Corée (Sud)

Pologne

Costa Rica

Portugal

Croatie

République tchèque

Danemark

Royaume-Uni

Équateur

Russie

Espagne

Saint-Marin

États-Unis

Sénégal

Finlande

Serbie

France

Slovaquie

Géorgie

Slovénie

Ghana

Suède

Grèce

Suisse5

Guinée-Bissau

Togo

Hongrie

Tunisie

Irlande

Turquie

Islande

Ukraine

Italie

Uruguay

Japon

Venezuela

  États ayant déclarés reconnaître la compétence du Comité contre la torture, conformément à l’art. 22 de la Convention6 

Afrique du Sud

Kazakhstan

Algérie

Liechtenstein

Allemagne

Luxembourg

Andorre

Malte

Argentine

Maroc

Australie

Mexique

Azerdaïdjan

Moldova

Belgique

Monaco

Bolivie

Monténégro

Bosnie et Herzégovine

Norvège

Brésil

Nouvelle-Zélande

Bulgarie

Paraguay

Burundi

Pays-Bas

Cameroun

Pérou

Canada

Pologne

Chili

Portugal

Chypre

République tchèque

Corée (Sud)

Russie

Costa Rica

Saint-Marin

Croatie

Sénégal

Danemark

Serbie

Équateur

Seychelles

Espagne

Slovaquie

Finlande

Slovénie

France

Sri Lanka

Géorgie

Suède

Ghana

Suisse7

Grèce

Togo

Guatemala

Tunisie

Guinée-Bissau

Turquie

Hongrie

Ukraine

Irlande

Uruguay

Islande

Venezuela

Italie


RO 1987 1307; FF 1985 III 273


1 Art. 1 al. 1 de l’AF du 6 oct. 1986 (RO 1987 1306)
2 RS 0.120
3 RO 1987 1307, 1988 567, 1989 280 2286, 1990 789, 1992 660, 1993 1901, 2004 2735, 2005 1907, 2006 2967, 2008 647, 2011 509 6529, 2012 5507, 2015 589, 2016 3801, 2017 3749, 2019 1829 et 2020 1179. Une version du champ d’application mise à jour est publiée sur le site web du DFAE (www.dfae.admin.ch/traites).
4RO 2017 3749
5 Art. 1, al. 2, de l’AF du 6 oct. 1986 (RO 1987 1306).
6RO 2017 3749
7 Art. 1, al. 2, de l’AF du 6 oct. 1986 (RO 1987 1306)


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