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0.631.121.1

Traduzione1

Convenzione internazionale per la semplificazione delle formalità doganali

Conchiusa a Ginevra il 3 novembre 1923
Approvata dall’Assemblea federale il 7 dicembre 19262
Istrumento di ratificazione depositato dalla Svizzera il 3 gennaio 1927
Entrata in vigore per la Svizzera il 3 aprile 1927

(Stato 17 agosto 2004)

L’Austria, il Belgio, il Brasile, l’Impero Britannico (compresi il Commonwealth d’Australia, l’Unione del Sud Africa, la Nuova Zelanda e l’India), la Bulgaria, la Cecoslovacchia, il Chili, la Cina, la Danimarca, l’Egitto, la Finlandia, la Francia, la Germania, il Giappone, la Grecia, l’Italia, la Lituania, il Lussemburgo, il Protettorato francese al Marocco, la Norvegia, il Paraguay, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Rumenia, il Regno dei Serbi, Croati, Sloveni, il Siam, la Spagna, la Svezia, la Svizzera, la Reggenza di Tunisi (Protettorato francese), l’Ungheria e l’Uruguay,

animati dal desiderio d’assicurare l’applicazione del principio dell’equo trattamento al commercio, proclamato nell’articolo 23 del Patto della Società delle Nazioni3,

convinti che, liberando il commercio internazionale dal fardello delle formalità doganali o simili, inutili, eccessive od arbitrarie, farebbero un passo importante verso l’attuazione di questo disegno,

considerando che il miglior modo di conseguire un risultato in questa materia è di far capo ad un’accordo internazionale fondato sopra una giusta reciprocità,

hanno deciso di conchiudere una Convenzione a questo scopo,

in conseguenza di che, le Alti Parti contraenti hanno nominato loro Plenipotenziari:

(Seguono i nomi dei plenipotenziari)

i quali, dopo essersi comunicati i loro pieni poteri, e trovatili in buona e debita forma, hanno convenuto quanto segue:

Art. 1

Gli Stati contraenti, allo scopo di applicare tra loro il principio e le disposizioni dell’articolo 23 del Patto della Società delle Nazioni1 per quanto concerne l’equo trattamento al commercio, si impegnano a non intralciare le loro relazioni commerciali con formalità doganali o simili che fossero inutili, eccessive o arbitrarie.

A questo scopo, gli Stati contraenti si impegnano a procedere, con tutte le misure legislative o amministrative idonee, alla revisione delle disposizioni stabilite dalle loro leggi o regolamenti o dalle ordinanze ed istruzioni delle loro autorità amministrative, per quanto concerne le formalità doganali e simili allo scopo di semplificarle ed adattarle, di tempo in tempo, ai bisogni delle relazioni commerciali con l’estero ed evitare a queste ultime qualsiasi ostacolo che non fosse indispensabile alla protezione degli interessi vitali del paese.


1 Vedi la nota 3 dell’ingr.

Art. 2

Gli Stati contraenti si impegnano ad osservare strettamente il principio dell’equo trattamento per quanto concerne la legislazione o le procedure doganali o simili, le formalità relative al rilascio dei permessi, i metodi di verificazione o d’analisi o qualsiasi altra questione contemplata dalla presente Convenzione e, conformemente a questo principio, essi si asterranno, in tali materie, da ogni ingiusta disparità di trattamento diretta contro il commercio d’uno Stato contraente.

Il suddetto principio è applicabile anche nei casi in cui certi Stati contraenti potessero, conformemente alla loro legislazione o ai loro accordi commerciali, consentirsi reciprocamente la concessione di facilitazioni maggiori di quelle risultanti dalla presente Convenzione.

Art. 3

Considerati i seri ostacoli che i divieti e le restrizioni di importazione o d’esportazione oppongono al commercio internazionale, gli Stati contraenti si impegnano ad adottare e ad applicare, non appena le circostanze lo permettano, tutte le misure atte a ridurre al minimo possibile i divieti e le restrizioni suddetti e, in tutti i casi, a prendere, in materia di permessi deroganti ai divieti d’entrata o d’uscita, tutte le disposizioni opportune:

a)
affinchè le condizioni e le formalità da adempiere per ottenere questi permessi siano immediatamente portate, nella forma più chiara e precisa, a notizia del pubblico;
b)
affinchè questi permessi siano rilasciati nel modo più semplice e stabile possibile;
c)
affinchè l’esame delle domande e la concessione dei permessi siano fatti con la massima rapidità;
d)
affinchè il sistema di concessione di questi permessi sia stabilito in modo da prevenire il loro traffico. A questo scopo, i permessi, quando sono concessi a singole persone, devono portare il nome del beneficiario e non devono poter essere usati da altri;
e)
affinchè, in caso di fissazione di contingenti, le formalità imposte dal paese importatore non siano tali da impedire un’equa ripartizione delle quantità di merci la cui importazione è consentita.
Art. 4

Gli Stati contraenti dovranno pubblicare, senza indugio, tutti i regolamenti concernenti le formalità doganali e simili, come pure tutte le modifiche inerenti ad esse, che non fossero state pubblicate fin qui, in modo che gli interessati possano, in avvenire, prenderne conoscenza e resti così evitato il pregiudizio che potesse derivare dall’applicazione di formalità doganali da essi ignorate.

Gli Stati contraenti si impegnano a non mettere in vigore nessuna misura in materia doganale prima d’averla portata a notizia del pubblico mediante pubblicazione sul Foglio Ufficiale del paese o in altro modo adeguato di pubblicazione officiale o privata.

Lo stesso obbligo di precedente pubblicazione si applica a tutto quanto concerne le tariffe, i divieti e le restrizioni di importazione o d’esportazione.

Tuttavia, in casi di carattere eccezionale, in cui la pubblicazione anticipata rischierebbe di danneggiare gli interessi essenziali del paese, le disposizioni dei precedenti capoversi secondo e terzo perdono il loro carattere obbligatorio. In casi simili, la pubblicazione dovrà tuttavia coincidere, per quanto è possibile, con l’entrata in vigore delle misure prese.

Art. 5

Ogni Stato contraente che, con misure frammentarie o rimaneggiamenti successivi, avrà modificata la sua tariffa per un numero notevole di articoli, dovrà darne al pubblico un’immagine esatta, pubblicando, in forma facilmente accessibile, tutte le tasse applicabili in virtù dell’insieme delle disposizioni in vigore.

A questo scopo, tutte le tasse che le autorità doganali riscuotono in virtù dell’importazione o dell’esportazione delle merci dovranno essere metodicamente indicate, sia che si tratti di dazi, di tasse accessorie, di tasse di consumo, di circolazione, di manipolazione o simili e, in generale, di qualsiasi tassa., indipendentemente dalla sua natura, restando inteso che l’obbligo di cui sopra resta limitato ai dazi e alle tasse da riscuotere sulle merci esportate od importate, per conto dello Stato e per il fatto dello sdoganamento.

Così indicati senza ambiguità gli oneri gravanti sulla merce, si dovrà, per quanto concerne le tasse di consumo e le altre da riscuotere per conto dello Stato per il fatto dello sdoganamento, indicare se la merce straniera è colpita da un onere speciale risultante dal fatto che, in via eccezionale, queste tasse non sarebbero imponibili alle merci del paese di importazione o lo sarebbero solo parzialmente.

Gli Stati contraenti si impegnano a prendere le misure necessarie per dare ai commercianti la possibilità di procurarsi informazioni ufficiali concernenti le tariffe doganali e specialmente le aliquote dei dazi a cui è soggetta una determinata merce.

Art. 6

Allo scopo di permettere agli Stati contraenti e ai loro attinenti di venire informati il più rapidamente possibile di ogni misura di cui agli articoli 4 e 5 che interessi il loro commercio, ogni Stato contraente si impegna a comunicare al rappresentante diplomatico di ciascuno degli altri Stati, o a qualsiasi altro rappresentante designato a questo scopo e residente sul suo territorio, tutte le pubblicazioni fatte in esecuzione degli articoli suddetti; questa comunicazione va data non appena uscite le pubblicazioni e in doppio esemplare. In mancanza di un rappresentante diplomatico od altro, la comunicazione va data allo Stato interessato per la via che questi indicherà a tale scopo.

Ogni Stato contraente si impegna, inoltre, non appena usciranno delle pubblicazioni inerenti agli articoli suddetti, a trasmetterne dieci esemplari al Segretario della Società delle Nazioni1. Ogni Stato contraente si impegna pure a trasmettere, immediatamente dopo la loro pubblicazione, dieci esemplari delle tariffe doganali o delle modifiche da esso apportate a dette tariffe, all’«Ufficio internazionale per la pubblicazione delle tariffe doganali » di Bruxelles, incaricato dalla Convenzione internazionale del 5 luglio 18902 della traduzione e della pubblicazione delle tariffe.


1 Dopo lo scioglimento della Società delle Nazioni, incaricato delle funzioni qui menzionate è il Segretario generale delle Nazioni Unite (FF 1946 II 1222 1227 e segg. ediz. ted., 1181 1187 ediz. franc. e segg.).
2 RS 0.632.01

Art. 7

Gli Stati contraenti si impegnano a prendere, sia per via legislativa, sia per via amministrativa, tutte le misure più appropriate per impedire l’applicazione arbitraria od ingiusta delle loro leggi e dei loro regolamenti in materia doganale o affine, come pure per assicurare la possibilità di ricorrere per via amministrativa, giudiziaria o arbitrale alle persone che fossero state lese da tali abusi.

Tutte le misure di questo ordine che sono attualmente in vigore, o che fossero prese in avvenire, dovranno essere pubblicate nelle condizioni previste agli articoli 4 e 5.

Art. 8

Salvo il caso in cui le merci siano soggette a divieto e in quanto la presenza della merce non sia indispensabile alla soluzione della controversia, le merci che sono oggetto di litigio quanto alla tassazione, all’origine, alla provenienza o al valore, devono, a domanda del debitore del dazio, esser messe immediatamente a sua disposizione senza aspettare la soluzione del litigio, con riserva delle misure necessarie per salvaguardare gli interessi dello Stato. Resta inteso che il rimborso delle tasse depositate o l’annullamento della garanzia sottoscritta dal dichiarante, avrà luogo appena intervenuta la soluzione del litigio, la quale, in ogni caso, dovrà essere più rapida che sia possibile.

Art. 9

Allo scopo di rilevare i progressi compiuti nel campo della semplificazione delle formalità doganali o simili di cui agli articoli precedenti, ogni Stato contraente dovrà presentare al Segretariato generale della Società delle Nazioni1, nei dodici mesi che seguiranno la messa in vigore, per quanto lo concerne, della presente Convenzione, un riassunto delle misure che esso ha preso per assicurare la detta semplificazione.

Riassunti analoghi saranno in seguito presentati ogni tre anni e ogni volta che il Consiglio della Società ne faccia domanda.


1 Vedi la nota 1 all’art. 6.

Art. 10 Tessera di legittimazione per viaggiatori di commercio

I campioni e i modelli, soggetti a tasse d’entrata, ma non colpiti da divieti, importati direttamente o pel tramite di viaggiatori di commercio, da fabbricanti o commercianti stabiliti in uno qualunque degli Stati contraenti, sono ammessi in franchigia provvisoria nel territorio di ciascuno degli Stati contraenti, verso deposito del dazio d’entrata o impegno con cauzione che garantisca l’eventuale pagamento di questo dazio.

Per poter fruire di questa facilitazione i fabbricanti o commercianti e i viaggiatori di commercio devono conformarsi alle leggi, regolamenti e formalità doganali emanati in materia dagli Stati suddetti; queste leggi e questi regolamenti potranno imporre agli interessati l’obbligo di una tessera di legittimazione.

Per l’applicazione del presente articolo, sono considerati come campioni o modelli tutti gli oggetti che rappresentano una merce determinata con la doppia riserva, d’una parte, che questi oggetti offrano la possibilità d’essere debitamente identificati all’atto della riesportazione e, d’altra parte, che gli oggetti così importati non rappresentino delle quantità o dei valori tali da non aver più, nel loro insieme, il carattere usuale di campioni.

Le autorità doganali di uno qualunque degli Stati contraenti considereranno come sufficiente, dal lato del riconoscimento ulteriore della identità dei campioni o dei modelli, le marche che vi saranno state apposte dalla dogana di un altro Stato contraente, a condizione che i campioni o i modelli siano accompagnati da un elenco descrittivo certificato dalle autorità doganali di quest’ultimo Stato. Delle marche suppletive potranno tuttavia venir apposte sui campioni o modelli dalla dogana del paese di importazione in tutti i casi in cui quest’ultima giudicasse indispensabile tale supplemento di garanzia per assicurare l’identificazione dei campioni o dei modelli all’atto della loro riesportazione. Salvo quest’ultimo caso, la verificazione doganale consisterà semplicemente nel riconoscere l’identità dei campioni e nel determinare l’ammontare dei dazi e delle tasse eventualmente esigibili.

Il termine di riesportazione è fissato al minimo a sei mesi, salva la facoltà di proroga riservata all’amministrazione doganale del paese di importazione. Trascorso il termine fissato, verranno riscosse le tasse sui campioni non riesportati.

Il rimborso delle tasse pagate all’entrata o la liberazione della cauzione che garantisce il pagamento di queste tasse saranno fatti senza indugio presso tutti gli uffici di confine o dell’interno del paese a ciò autorizzati, deducendone, dato il caso, le tasse applicate ai campioni ed ai modelli che non sono presentati alla riesportazione. Gli Stati contraenti pubblicheranno l’elenco degli uffici ai quali verranno conferite le competenze suddette.

Nei casi in cui fosse richiesta una tessera di legittimazione, questa dovrà essere conforme al modello allegato al presente articolo e dovrà venir rilasciata da un’autorità designata a tale scopo dallo Stato nel quale i fabbricanti o i commercianti hanno la sede dei loro affari. A condizione di reciprocità, le tessere di legittimazione saranno esentate dal visto consolare od altro, salvo nel caso in cui uno Stato giustifichi che circostanze speciali od eccezionali lo obbligano ad esigerlo. In questo caso la tassa del visto dovrà venir fissata al minimo possibile e non potrà essere superiore al costo dell’emissione.

Gli Stati contraenti si comunicheranno direttamente, entro un termine breve, e comunicheranno pure al Segretariato della Società delle Nazioni1, l’elenco delle autorità riconosciute competenti a rilasciare le tessere di legittimazione.

Fino all’istaurazione definitiva del regime definito più sopra, le facilitazioni che gli Stati avessero già accordate non potranno subire alcuna restrizione.

Le disposizioni del presente articolo, salve quelle concernenti la tessera di legittimazione, sono applicabili ai campioni ed ai modelli, soggetti alle tasse d’entrata e non colpiti da divieto, importati dai fabbricanti, commercianti o viaggiatori di commercio stabiliti in uno qualunque degli Stati contraenti, anche se questi fabbricanti, commercianti o viaggiatori di commercio non accompagnano i campioni o i modelli suddetti.

Modello

Nome dello Stato

(Autorità che rilascia la tessera)


1 Vedi la nota 1 all’art. 6


  Tessera di legittimazione per viaggiatori di commercio

valevole 12 mesi a contare dalla data del rilascio

Buono per

N° della tessera

Si certifica con la presente che il portatore di questa tessera,

Signor

nato a

domiciliato a

via

possiede*)

a

sotto la ragione commerciale

(o) è commesso viaggiatore al servizio della ditta/delle ditte

a

che possiede*/possiedono

sotto la ragione commerciale

Il portatore della presente tessera avendo intenzione di raccogliere delle ordinazioni nei paesi soprascritti e di fare delle compere per la (le) ditta(e) di cui si tratta, si certifica che la (le) ditta(e) suddetta(e) è (sono) autorizzata(e) a praticare la (le) sua (loro) industria(e) e il (i) suo (loro) commercio (i) a ( ) e vi paga (no) i contributi legali a questo scopo.

,

19

Firma del capo della (delle) ditta(e):

Connotati del portatore:

Età:

Statura:

Capelli:

Segni particolari:

Firma del portatore:

* Indicazione della fabbrica o del commercio

NB. – Quando si tratta del capo di uno stabilimento commerciale o industriale, riempire solo la rubrica I del formulario.

Art. 11

Gli Stati contraenti limiteranno nella maggior misura possibile i casi in cui i certificati d’origine sono richiesti.

In conformità di questo principio e restando inteso che le amministrazioni doganali conservano il loro pieno diritto di controllo quanto all’origine reale delle merci e quindi la facoltà d’esigere, nonostante la produzione di certificati, tutte le altre giustificazioni che reputassero necessarie, gli Stati contraenti accettano di conformarsi alle disposizioni seguenti:

1.
Gli Stati contraenti si adopreranno a rendere più semplici ed eque che sia possibile la procedura e le formalità relative al rilascio e al riconoscimento dei certificati d’origine, e porteranno a notizia del pubblico i casi in cui i certificati sono richiesti e le condizioni alle quali sono rilasciati.
2.
I certificati d’origine possono emanare non soltanto dalle autorità ufficiali degli Stati contraenti, ma anche da tutti gli organi che ne hanno la competenza e presentano tutte le garanzie necessarie che fossero state preventivamente gradite da ciascuno degli Stati interessati.1 Ciascun Stato contraente comunicherà il più presto possibile al Segretariato della Società delle Nazioni2, l’elenco degli organi autorizzati a rilasciare certificati d’origine. Ciascun Stato si riserva il diritto di ritirare il suo gradimento ad uno qualunque degli organi così notificati, qualora accertasse che questo organo ha emesso indebitamente i detti certificati.
3.
Nei casi in cui la merce non fosse importata direttamente dallo Stato d’origine, ma pervenisse per la via d’un terzo Stato contraente, le amministrazioni doganali ammetteranno i certificati d’origine rilasciati dagli organi competenti del detto terzo Stato, pur riservando il loro diritto di verificare se questi certificati possano essere considerati equivalenti a quelli rilasciati dallo Stato d’origine.
4.
Le amministrazioni doganali non richiederanno la produzione del certificato d’origine:
a)
quando l’interessato rinunci a chiedere di fruire d’un regime la cui applicazione è subordinata alla produzione di un tale certificato;
b)
quando la natura stessa delle merci stabilisca incontestabilmente la loro origine e un accordo preventivo sia intervenuto a questo riguardo fra gli Stati interessati;
c)
quando la merce sia scortata da un certificato attestante ch’essa ha diritto ad una denominazione regionale, semprechè questo titolo sia stato rilasciato da un organo a ciò autorizzato, e gradito dallo Stato importatore.
5.
Semprechè la legislazione dei loro rispettivi Stati non vi si opponga, le amministrazioni doganali dovranno, nei casi in cui la reciprocità sia assicurata:
a)
dispensare parimente dalla giustificazione dell’origine, salvo il caso di sospetto d’abuso, le importazioni che, manifestamente, non presentino un carattere commerciale o che, possedendo questo carattere, non abbiano se non uno scarso valore;
b)
accettare i certificati d’origine rilasciati per merci che non fossero state esportate immediatamente, semprechè la spedizione di queste merci sia avvenuta entro un termine fissato a un mese o a due mesi, secondo che il paese di spedizione e il paese di destinazione sono o no limitrofi; questi termini possono essere prorogati se le ragioni addotte per spiegare il ritardo del trasporto sembrano sufficienti.
6.
Quando, per una ragione plausibile, l’importatore delle merci non sia in grado di presentare il certificato d’origine all’atto dell’importazione delle merci, il termine necessario per produrlo potrà essergli concesso alle condizioni che le amministrazioni doganali reputeranno atte a garantire il pagamento dei dazi eventualmente esigibili. Se il certificato viene prodotto posticipatamente, i dazi che fossero stati pagati o depositati di troppo saranno rimborsati il più presto possibile.
Nell’applicare la presente disposizione sarà tenuto conto delle condizioni che, dato il caso, risultassero dalla detrazione di contingenti.
7.
I certificati potranno essere stesi sia nella lingua dello Stato importatore, sia in quella dello Stato esportatore; la dogana dello Stato di importazione si riserva, in caso di dubbio sul tenore del documento, la facoltà di richiederne una traduzione.
8.
I certificati d’origine saranno in massima dispensati dal visto consolare, specialmente se emanano dalle amministrazioni doganali. Se, in casi eccezionali, il visto consolare rimane richiesto, gli interessati possono, a loro scelta, sottoporre i certificati d’origine al visto, sia del console della loro giurisdizione, sia di quello d’una giurisdizione vicina; il costo del visto deve essere il minimo possibile e non potrà superare il costo dell’emissione, specialmente quando si tratti di spedizioni di scarso valore.
9.
Le disposizioni del presente articolo sono applicabili a tutti i documenti che valgono come certificati d’origine.

1 Vedi l’elenco degli uffici svizzeri dei certificati d’origine nell’all. 1 all’O del 4 lug. 1984 sull’attestazione dell’origine (RS 946.31).
2 Vedi la nota 1 all’art. 6.

Art. 12

I documenti detti « fatture consolari » non saranno esigibili se non quando la produzione ne sia resa necessaria, tanto per stabilire l’origine della merce importata – allorchè l’origine può influire sulle condizioni d’ammissione della merce – quanto per determinare il valore di questa ultima, nel caso di tariffe basate sul valore per l’applicazione delle quali la fattura commerciale non fosse sufficiente.

Il contesto delle fatture consolari sarà semplificato in modo da evitare qualsiasi complicazione o difficoltà e da agevolare l’allestimento di questi documenti da parte del commercio interessato.

Il costo del visto delle fatture consolari importerà solo una tassa fissa, la quale sarà il più possibile esigua e non sarà richiesto, per una stessa fattura, un numero di esemplari superiore a tre.

Art. 13

Quando il regime applicabile a una categoria qualunque di merci importate dipende dall’esecuzione di condizioni tecniche speciali, per ciò che concerne la loro composizione, il loro grado di purezza, la loro qualità, il loro stato sanitario, la loro zona di produzione o di altre condizioni analoghe, gli Stati contraenti si adopreranno per conchiudere degli accordi, secondo i quali i certificati rilasciati, nonché i bolli o le marche apposti nel paese esportatore per garantire che le dette condizioni sono adempite, saranno accettati, senza che le merci vengano sottoposte a una seconda analisi o ad un nuovo saggio nello Stato importatore, con riserva di garanzie speciali qualora si possa presumere che le condizioni richieste non siano state adempite. Lo Stato importatore dovrebbe avere parimente tutte le garanzie per ciò che concerne l’autorità che rilascia i certificati, nonché la natura e il carattere delle prove richieste nello Stato esportatore. D’altra parte, l’amministrazione doganale dello Stato importatore dovrebbe conservare il diritto di procedere ad una contro analisi tutte le volte che essa avesse ragioni particolari per farvi capo.

Per rendere generali il più possibile siffatti accordi, sarebbe utile di introdurvi le disposizioni specificative seguenti:

a)
metodi da seguire uniformemente da tutti i laboratori incaricati di procedere alle analisi o agli assaggi, i quali metodi possono essere riveduti periodicamente a domanda d’uno o di più Stati contraenti dell’accordo;
b)
natura e carattere dei saggi da praticarsi in ciascuno degli Stati contraenti degli accordi suddetti, avendo cura di determinare il grado di purezza esigibile per i prodotti, in modo da non giungere a una vera proibizione.
Art. 14 A. Sdoganamento rapido delle merci

Gli Stati contraenti esamineranno quali metodi si possano applicare con maggior efficacia, procedendo individualmente o di concerto, per semplificare, rendere più uniformi e nello stesso tempo più eque, le formalità relative allo sdoganamento rapido delle merci, alla visita dei bagagli dei viaggiatori, al regime delle merci nei magazzini di deposito, alle tasse di magazzinaggio e alle altre materie contemplate nell’allegato al presente articolo.

Per l’applicazione del detto articolo, gli Stati contraenti terranno debito conto delle raccomandazioni contenute in esso allegato.

Allegato all’articolo 14


  A. Sdoganamento rapido delle merci

Organizzazione e funzionamento del servizio

1. Per evitare una congestione del traffico in certi uffici doganali di confine, è desiderabile che le operazioni di sdoganamento negli uffici o magazzini di deposito doganali dell’interno siano facilitate, se lo permettono i regolamenti interni, le condizioni di trasporto e la natura delle merci.

2. È desiderabile che, eccettuato il caso di sospetto d’abuso e restando impregiudicati i diritti competenti agli Stati in virtù della loro legislazione, i piombi o sigilli doganali apposti da uno Stato su merci in transito o dirette a un magazzino di deposito doganale siano riconosciuti e rispettati dagli altri Stati, restando riservata la facoltà, per questi ultimi, di completare la piombatura o i sigilli con l’apposizione di nuove marche doganali.

Sdoganamento delle merci

3. È desiderabile che, in tutta la misura del possibile e senza pregiudizio della facoltà di riscuotere delle tasse speciali, gli Stati

a)
facilitino lo sdoganamento delle derrate alimentari deperibili fuori delle ore di servizio degli uffici e dei giorni feriali;
b)
consentano, nei limiti della loro legislazione, il caricamento e lo scaricamento delle navi e delle barche, fuori dei giorni e delle ore ordinarie di servizio della dogana.

Agevolezze da accordare al dichiarante

4. È desiderabile che il destinatario sia sempre libero, salvo le stipulazioni dell’articolo 10 della Convenzione di Berna del 14 ottobre 1890 sul trasporto di merci per strada ferrata, modificata dalla Convenzione di Berna del 19 settembre 19064, di dichiarare egli stesso le merci in dogana o di farle dichiarare da una persona da lui designata.

5. È desiderabile – là dove il sistema sarà riconosciuto applicabile – che sia adottato un modulo contenente la dichiarazione in dogana da riempire dall’interessato, il certificato di verificazione e, quando il paese interessato lo stimi conveniente, la quietanza attestante il pagamento delle tasse d’entrata.

6. È desiderabile che gli Stati si astengano, per quanto è possibile, dall’infliggere pene severe per lievi contravvenzioni alla procedura o al regolamento doganale. Particolarmente nel caso in cui la produzione di documenti è richiesta per lo sdoganamento d’una merce, se siano stati commessi un’omissione o un errore manifestamente scevri da qualsiasi intenzione dolosa e facilmente riparabili, l’eventuale ammenda dovrà essere ridotta al minimo così che, essendo il meno possibile onerosa, essa non abbia altro carattere che quello d’una sanzione di principio, cioè d’un semplice avvertimento.

7. Sarebbe utile esaminare la possibilità di impiegare, per il pagamento o la garanzia dei diritti doganali, degli chèques postali o bancari verso prestazione anticipata di una cauzione permanente.

8. È desiderabile che le autorità doganali siano per quanto possibile autorizzate, quando l’identità delle merci possa essere stabilita in modo soddisfacente per loro, a rimborsare, in caso di riesportazione delle merci, i dazi pagati all’atto della loro importazione alla condizione che esse merci siano rimaste ininterrottamente sotto il controllo della dogana. È pure desiderabile che nessuna tassa d’uscita sia fatta pagare alla riesportazione di queste merci.

9. Converrebbe prendere dei provvedimenti acconci per evitare qualsiasi ritardo nello sdoganamento dei cataloghi di commercio e d’altri stampati dello stesso genere, destinati alla réclame, quando sono spediti per posta o imballati insieme con la merce alla quale si riferiscono.

10. È desiderabile che, qualora certi documenti necessari alle formalità doganali dovessero portare il visto d’un console o d’un’altra autorità, l’ufficio incaricato di apporre il visto si sforzi di adottare, per quanto è possibile, le ore di servizio in uso negli ambienti commerciali del luogo in cui si trova; è pure desiderabile che, quando siano riscosse delle tasse per ore supplementari, queste siano limitate a un importo il più possibile ragionevole.

  B. Visita dei bagagli dei viaggiatori

11. È desiderabile che si generalizzi per quanto è possibile la pratica della visita doganale dei bagagli a mano nei treni composti intieramente di carrozze intercomunicanti, sia durante il viaggio, sia durante la fermata dei treni nella stazione di confine.

12. È desiderabile che la pratica raccomandata al numero 11 precedente, per quanto concerne la visita dei bagagli dei viaggiatori, sia, per quanto possibile, estesa ai viaggi marittimi e fluviali. La visita dovrebbe, nella misura del possibile, farsi a bordo dei navigli sia durante il viaggio quando la traversata non è lunga, sia all’arrivo in porto.

13. È desiderabile che siano affissi nei locali della dogana e, per quanto possibile, nelle carrozze ferroviarie e nei piroscafi, i prospetti dei dazi e delle tasse a cui sono soggetti i principali oggetti che il viaggiatore vuole portare con sè, come pure l’elenco degli oggetti proibiti.

  C. Regime delle merci nei magazzini di deposito doganali e tasse di magazzinaggio

14. È desiderabile che gli Stati nei quali non esistono ancora degli stabilimenti di questo genere istituiscano o approvino l’istituzione di così detti magazzini di deposito fittizi o privati; questi stabilimenti potrebbero essere consentiti per delle merci che a causa della loro natura richiedono cure speciali.

15. È desiderabile che le tasse di magazzinaggio nei magazzini di deposito siano calcolate su di una base ragionevole e in modo che non superino, di regola, la copertura delle spese generali e il frutto del capitale impegnato.

16. È desiderabile che ogni persona che abbia delle merci nel magazzino di deposito sia autorizzata a ritirare le merci avariate; queste sarebbero distrutte in presenza di funzionari delle dogane o rimandate allo speditore, senza essere soggette al pagamento d’alcun dazio.

  D. Merci figuranti nel manifesto e non sbarcate

17. È desiderabile che le tasse d’entrata non siano riscosse su merci che, quantunque figurino nel manifesto, non sono effettivamente importate nel paese, semprechè ciò sia provato in modo irrefutabile o dal trasportatore o dal capitano nel termine stabilito dall’amministrazione doganale.

  E. Cooperazione dei servizi interessati

18. È desiderabile che si sviluppi l’istituzione delle stazioni internazionali e che sia attuata la cooperazione effettiva dei diversi servizi nazionali che vi sono impiantati.

Sarebbe ugualmente opportuno che si stabilisse, per quanto possibile, la concordanza effettiva delle attribuzioni e delle ore d’apertura degli uffici corrispondenti di due paesi limitrofi e situati da una parte e dall’altra del confine, si tratti di strade, di vie fluviali o di strade ferrate. L’istituzione di uffici doganali di paesi limitrofi in uno stesso luogo e, se la cosa è fattibile, nel medesimo edificio, dovrebbe essere generalizzata nella misura del possibile.

Allo scopo di tradurre in atto le raccomandazioni contenute nella presente sezione E, è desiderabile che sia riunita una Conferenza internazionale alla quale parteciperanno dei rappresentanti di tutte le amministrazioni ed organismi interessati.

Art. 15

Ciascuno degli Stati contraenti si impegna, verso garanzie sufficienti da parte dei trasportatori e riservate le pene di diritto in caso di frode o d’importazione illecita, a permettere l’avviamento diretto e d’ufficio, senza visita doganale al confine, dei bagagli registrati, dal luogo d’esportazione all’estero a un ufficio dell’interno del suo territorio, se quest’ufficio è competente a ciò. Gli Stati pubblicheranno l’elenco degli uffici muniti di questa competenza. Resta inteso che il viaggiatore avrà la facoltà di dichiarare i suoi bagagli al primo ufficio d’entrata.

Art. 16

Gli Stati contraenti, pur riservandosi ogni diritto in quanto all’economia della loro propria legislazione in materia d’importazioni e d’esportazioni temporanee, si ispireranno, per quanto è possibile, alle nozioni esposte nell’allegato al presente articolo per quanto concerne il regime delle merci importate o esportate per subire un’ulteriore trasformazione, degli oggetti destinati a figurare in esposizione di carattere pubblico aventi uno scopo industriale, commerciale, artistico o scientifico, degli apparecchi ed oggetti per esperimenti e dimostrazioni, dei veicoli da turismo o da sgombero, dei campioni, degli imballaggi, delle merci esportate con riserva del ritorno e di tutte le altre specie affini.

Allegato all’articolo 16

1. È desiderabile che le disposizioni delle leggi e regolamenti sulle importazioni e le esportazioni temporanee siano semplificate in quanto lo permettano le circostanze e che ricevano la pubblicità prevista agli articoli 4 e 5 della presente Convenzione.

2. È desiderabile che le misure d’applicazione siano, per quanto è possibile, oggetto di disposizioni generali, affinchè tutte le persone o ditte interessate possano averne conoscenza e fruirne.

3. È desiderabile che i procedimenti impiegati per l’identificazione delle merci siano il più possibile semplici e, a questo scopo, si raccomanda:

a)
di tener conto delle garanzie risultanti dall’esistenza, sugli oggetti, di marche apposte dalle amministrazioni doganali d’altri Stati;
b)
di ammettere il sistema d’identificazione per mezzo di modelli o di campioni, come pure per mezzo di disegni o di descrizioni complete e particolareggiate, soprattutto quando l’apposizione di marche fosse impossibile o presentasse inconvenienti.

4. È desiderabile che le formalità, così di dichiarazione come di verificazione, possano essere compiute non solo negli uffici di confine, ma anche in tutti gli uffici trovantisi nell’interno del paese e muniti delle attribuzioni necessarie a questo scopo.

5. È desiderabile che siano accordati termini sufficienti per l’esecuzione dei lavori per i quali sono fatte le importazioni e le esportazioni temporanee, che si tenga conto delle circostanze impreviste che possono ritardare il compimento e che il termine sia prolungato in caso di bisogno.

6. È desiderabile che le garanzie siano accettate sotto forma tanto di riconoscimenti di debito con fideiussione quanto di versamenti in contanti.

7. È desiderabile che, non appena siano stati soddisfatti tutti gli obblighi contratti, le cauzioni siano restituite o liberate.

Art. 17

La presente Convenzione non pregiudica le misure generali o particolari che uno Stato contraente fosse eccezionalmente costretto a prendere in caso d’avvenimenti gravi che toccassero la sicurezza del paese o i suoi interessi vitali, restando inteso che si debba sempre osservare nella misura del possibile in principio dell’equo trattamento al commercio. Essa non deve neppure pregiudicare le misure che gli Stati contraenti potessero essere indotti a prendere per assicurare la salute degli uomini, degli animali o delle piante.

Art. 18

La presente Convenzione non impone ad alcuno degli Stati contraenti degli obblighi incompatibili con i diritti e i doveri inerenti alla sua qualità di membro della Società delle Nazioni.

Art. 19

Gli impegni sottoscritti da Stati contraenti in materia di regolamento doganale, in virtù di trattati, convenzioni o accordi, conchiusi da essi prima del 3 novembre 1923 non vengono ad essere abrogati con la messa in vigore della presente Convenzione.

Per questa non abrogazione, gli Stati contraenti si impegnano, non appena le circostanze lo permetteranno e al più tardi al momento dello spirare di questi accordi, a portare agli impegni così mantenuti che contravvenissero alle disposizioni della presente Convenzione, tutte le modifiche destinate a metterli in armonia con queste ultime, restando inteso che tale impegno non si applica alle stipulazioni dei trattati che hanno posto fine alla guerra del 1914–1918, i quali non possono essere toccati dalla presente Convenzione.

Art. 20

Conformemente all’articolo 23, lettera e) del Patto della Società delle Nazioni1, ogni Stato contraente che potrà invocare valevolmente contro la applicazione di una qualunque delle disposizioni della presente Convenzione, su tutto il suo territorio o parte di esso, una situazione economica grave, risultante da devastazioni commesse sul suo suolo durante la guerra del 1914–1918, sarà considerato come temporaneamente dispensato dagli obblighi risultanti dall’applicazione di detta disposizione, restando inteso che il principio dell’equo trattamento al commercio, al quale si obbligano gli Stati contraenti, dev’essere osservato nella misura del possibile.


1 Vedi la nota 3 dell’ingr.

Art. 21

Resta inteso che questa Convenzione non dev’essere interpretata come regolante in checchessia i diritti e gli obblighi reciproci di territori che fanno parte di uno stesso Stato sovrano o sono posti sotto la sua protezione, siano o no, questi territori presi individualmente, degli Stati contraenti.

Art. 22

Se tra due o più Stati contraenti nasce una divergenza circa l’interpretazione o l’applicazione delle disposizioni della presente Convenzione e se questa divergenza non può essere composta sia direttamente tra le parti, sia per mezzo di qualsiasi altro regolamento amichevole, le parti in causa potranno, prima di ricorrere a qualsiasi procedura arbitrale o giudiziaria, sottoporre la divergenza, per amichevole composizione, a qualsiasi organismo tecnico che il Consiglio della Società delle Nazioni potrà designare a questo scopo. Quest’organismo emetterà un parere consultivo dopo aver sentito le parti e, se occorre, dopo averle riunite.

Il parere consultivo emesso da detto organismo non vincolerà le parti in causa, salvo che non sia accettato da ciascuna di esse, e le parti conserveranno la libertà, sia dopo aver ricorso alla procedura summenzionata, sia per sostituire questa procedura, di ricorrere a qualsiasi altra procedura arbitrale o giudiziaria a loro scelta, compresa l’istanza davanti alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale1, per tutte le materie di competenza della Corte, a’ sensi del suo statuto.

Se una divergenza della natura specificata nel primo capoverso del presente articolo sorge circa l’interpretazione o l’applicazione, sia dell’articolo 4, capoverso 2 o 3, sia dell’articolo 7 della presente Convenzione, le parti dovranno, a richiesta di una di esse, sottoporre l’oggetto della lite alla decisione della Corte Permanente di Giustizia Internazionale2, abbiano esse o no ricorso precedentemente alla procedura specificata nel primo capoverso del presente articolo.

La procedura aperta innanzi all’organismo di cui sopra o il parere da esso emesso non produrranno in nessun caso la sospensione della misura che è oggetto della lite; lo stesso avverrà nel caso di un’istanza davanti alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale3, salvo che questa non risolva altrimenti a’ sensi dell’articolo 41 del suo Statuto4.


1 La Corte Permanente di Giustizia Internazionale è stata sciolta con Risoluzione del 18 apr. 1946, dell’Assemblea della Società delle Nazioni (FF 1946 II 1227 ediz. ted, 1186 ediz. franc.) e sostituita dalla Corte Internazionale di Giustizia (RS 0.120 art. 92–98).
2 La Corte Permanente di Giustizia Internazionale è stata sciolta con Risoluzione del 18 apr. 1946, dell’Assemblea della Società delle Nazioni (FF 1946 II 1227 ediz. ted, 1186 ediz. franc.) e sostituita dalla Corte Internazionale di Giustizia (RS 0.120 art. 92–98).
3 La Corte Permanente di Giustizia Internazionale è stata sciolta con Risoluzione del 18 apr. 1946, dell’Assemblea della Società delle Nazioni (FF 1946 II 1227 ediz. ted, 1186 ediz. franc.) e sostituita dalla Corte Internazionale di Giustizia (RS 0.120 art. 92–98).
4 [RU 37 862]. A questo articolo corrisponde ora l’art. 41 dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia del 26 giugno 1945 (RS 0.193.501).

Art. 23

La presente Convenzione, i cui testi francese e inglese faranno egualmente fede, porterà la data di questo giorno e sarà, fino al 31 ottobre 1924, aperta alla firma di ogni Stato rappresentato alla Conferenza di Ginevra, di ogni membro della Società delle Nazioni e di ogni Stato al quale il Consiglio della Società delle Nazioni avrà, a questo scopo, comunicato un esemplare della presente Convenzione.

Art. 24

La presente Convenzione dovrà essere ratificata. Gli istrumenti di ratificazione saranno trasmessi al Segretariato generale della Società delle Nazioni, che ne notificherà il deposito ai Membri della Società delle Nazioni firmatari della Convenzione, come pure agli altri Stati firmatari.

Art. 25

A contare dal 31 ottobre 1924, ogni Stato rappresentato alla Conferenza di cui all’articolo 23, che non sia firmatario della Convenzione, ogni membro della Società delle Nazioni e ogni Stato al quale il Consiglio della Società delle Nazioni avrà, a questo scopo, comunicato un esemplare, potrà aderire alla presente Convenzione.

Quest’adesione si farà per mezzo d’un istrumento comunicato al Segretariato generale della Società delle Nazioni1, per essere deposto negli archivi del Segretariato. Il Segretariato generale notificherà immediatamente questo deposito ai membri della Società delle Nazioni, firmatari della Convenzione, come pure agli altri Stati firmatari.


1 Vedi la nota 1 all’art. 6.

Art. 26

La presente Convenzione non entrerà in vigore se non dopo essere stata ratificata da cinque Potenze. La data della sua entrata in vigore sarà il novantesimo giorno da che il Segretario generale della Società delle Nazioni avrà ricevuto la quinta ratificazione. Ulteriormente, la presente Convenzione comincerà ad avere effetto, per quanto concerne ciascuna delle parti, novanta giorni dopo il ricevimento della ratificazione o della notificazione dell’adesione.

Conformemente alle disposizioni dell’articolo 18 del Patto della Società delle Nazioni, il segretario generale registrerà la presente Convenzione il giorno della sua entrata in vigore.

Art. 27

Il Segretario generale della Società delle Nazioni1 terrà un elenco speciale indicante quali parti hanno firmato o ratificato la presente Convenzione, vi hanno aderito o l’hanno denunziata. Questo elenco sarà sempre ostensibile ai membri della Società e sarà pubblicato il più spesso possibile secondo le indicazioni del Consiglio.


1 Vedi la nota 1 all’art. 6.

Art. 28

La presente Convenzione può essere denunziata mediante notificazione scritta, diretta al Segretario generale della Società delle Nazioni1. La denunzia diventerà effettiva un anno dopo la data del suo ricevimento da parte del Segretario generale e non avrà effetto se non per ciò che concerne il membro della Società delle Nazioni o lo Stato denunziante.

Il Segretario generale della Società delle Nazioni2 porterà a conoscenza di ciascuno dei Membri della Società delle Nazioni firmatari della Convenzione o aderenti alla Convenzione e degli altri Stati firmatari o aderenti ogni denunzia ch’esso avrà ricevuto.


1 Vedi la nota 1 all’art. 6.
2 Vedi la nota 1 all’art. 6.

Art. 29

Ogni Stato firmatario della presente Convenzione o aderente ad essa può dichiarare, sia al momento della sua firma, sia al momento della sua ratificazione o della sua adesione, che l’accettazione, da parte sua, della presente Convenzione non impegna sia l’insieme, sia uno de’ suoi protettorati, colonie, possedimenti o territori d’oltre mare posti sotto la sua sovranità od autorità e può, ulteriormente e conformemente all’articolo 25, aderire separatamente in nome di uno qualunque de’ suoi protettorati, colonie, possedimenti o territori d’oltre mare esclusi mediante questa dichiarazione.

La denunzia potrà egualmente essere fatta separatamente per ogni protettorato, colonia, possedimento o territorio d’oltre mare; le disposizioni dell’articolo 28 s’applicheranno alla denunzia stessa.

Art. 30 Protocollo Campo d’applicazione della convenzione il 25 maggio 2004 Riserve e dichiarazioni

Il Consiglio della Società delle Nazioni è pregato di considerare l’opportunità di riunire una Conferenza intesa a rivedere la presente Convenzione, se un terzo degli Stati contraenti ne fa domanda.

In fede di che, i suddetti plenipotenziari hanno firmato la presente Convenzione.

Fatto a Ginevra, il tre novembre mille nove cento ventitrè, in un solo esemplare che sarà depositato negli archivi del Segretariato della Società delle Nazioni1, ne sarà rimessa copia conforme a tutti gli Stati rappresentati alla Conferenza.

(Seguono le firme)


1 Vedi la nota 1 all’art. 6.


  Protocollo

Nell’atto di firmare la Convenzione per la semplificazione delle formalità doganali, conchiusa in data d’oggi, i sottoscritti, debitamente autorizzati, hanno convenuto quanto segue:

1.
Resta inteso che gli obblighi che risultano, per gli Stati contraenti, dalla Convenzione di cui sopra, non toccano in alcun modo quelli che essi hanno contratto o potranno contrarre in avvenire, in conformità a trattati od accordi internazionali intesi a salvaguardare la salute degli uomini, degli animali o delle piante (specialmente la Convenzione internazionale dell’oppio)5, o destinati a difendere la moralità pubblica o aventi per iscopo la sicurezza internazionale.
2.
Per quanto concerne l’applicazione dell’articolo 3, l’impegno sottoscritto dal Canadà6 non vincola che il Governo federale senza impegnare i Governi delle Province ai quali la Costituzione Canadese dà il potere di vietare o di restringere, sul loro territorio, l’importazione di certi prodotti.
3.
Per quanto concerne l’applicazione degli articoli 4 e 5, l’adesione del Brasile e del Canadà7 non implica, per questi Stati, la responsabilità del Governo federale, in materia d’esportazione, se non in quanto prenda esso stesso delle disposizioni tariffarie o regolamentari previste nei detti articoli, senza che possa assumere alcuna responsabilità per quanto concerne le disposizioni dello stesso ordine prese dagli Stati o Province in virtù dei diritti che la Costituzione del paese conferisce loro.
4.
Per quanto concerne l’applicazione dell’articolo 4 e dell’articolo 5, capoverso 2, l’impegno sottoscritto dalla Germania non implica l’obbligo di pubblicare certe tasse minime ch’essa riscuote o certe formalità speciali ch’essa applica, le quali non siano stabilite da essa, ma istituite da uno qualunque degli Stati confederati o da un’autorità locale qualunque.
5.
Per l’applicazione dell’articolo 11, gli Stati contraenti riconoscono che le regole stabilite da essi costituiscono delle garanzie minime che potranno essere reclamate da tutti gli Stati contraenti, ma non escludono l’estensione o l’adattamento di dette regole in accordi bilaterali o altri, che i detti Stati istituissero volontariamente tra di loro.
6.
Date le condizioni speciali in cui si trovano, i Governi di Spagna8, di Finlandia, di Polonia e di Portogallo9 hanno dichiarato che si riservano la facoltà d’accettare, all’atto della ratificazione, l’articolo 10 e che non si obbligano ad applicare detto articolo se non dopo un periodo di cinque anni a contare da oggi.

Una dichiarazione analoga è stata fatta dai Governi di Spagna10, di Grecia e di Portogallo11 per quanto concerne l’articolo 11, capoverso 8, della Convenzione e dai Governi di Spagna12 e di Portogallo13 circa il terzo capoverso dello stesso articolo. Il Governo polacco ha fatto una dichiarazione analoga circa l’applicazione dell’insieme di quest’articolo ad eccezione dei capoversi primo, secondo, quarto, quinto, settimo e nono, alle cui prescrizioni accetta di uniformarsi dopo la messa in vigore, per quanto lo concerne, di detta Convenzione.

Gli altri Stati contraenti, dichiarando che accettano le riserve così formulate, stipulano che non saranno vincolati essi stessi, per le materie che ne sono oggetto, rispetto agli Stati che ne fruiscono, se non quando l’applicazione delle stipulazioni così differite sarà, da parte di questi Stati, divenuta effettiva.

Le eccezioni formulate più tardi da altri Governi al momento della loro ratificazione o della loro adesione, per quanto concerne l’articolo 10, l’articolo 11 o singole disposizioni di questi articoli, saranno ammesse, per la durata prevista al primo capoverso e nelle condizioni menzionate nel terzo capoverso precedente, se il Consiglio della Società delle Nazioni decida così, dopo aver consultato l’organo tecnico previsto all’articolo 22 della Convenzione.

Il presente protocollo avrà eguale forza, valore e durata che la Convenzione conchiusa in data d’oggi di cui dev’essere considerato come parte integrante.

In fede di che, i suddetti plenipotenziari hanno firmato la presente Convenzione.

Fatto a Ginevra, il tre novembre mille nove cento ventitrè, in un solo esemplare che sarà depositato negli Archivi del Segretariato della Società delle Nazioni; ne sarà mandata copia conforme a tutti gli Stati rappresentati alla Conferenza.

(Seguono le firme)

  Campo d’applicazione della convenzione il 25 maggio 2004

Stati partecipanti

Ratifica Adesione (A) Dichiarazione di successione (S)

Entrata in vigore

Australiaa

13 marzo

1925

11 giugno

1925

Austria

11 settembre

1924

10 dicembre

1924

Belgio

  4 ottobre

1924

  2 gennaio

1925

Brasile*

10 luglio

1929

  8 ottobre

1929

Bulgaria

10 dicembre

1926

10 marzo

1927

Cina

23 febbraio

1926

24 maggio

1926

Hong Kongb

  6 giugno

1997

1° luglio

1997

Cipro

  6 maggio

1964 S

16 agosto

1960

Danimarca

17 maggio

1924

27 novembre

1924

Egitto

23 marzo

1925

21 giugno

1925

Estonia

28 febbraio

1930

29 maggio

1930

Finlandia*

23 maggio

1928

21 agosto

1928

Franciac

13 settembre

1926

12 dicembre

1926

Germania*

1° agosto

1925

30 ottobre

1925

Giappone

29 luglio

1952

27 ottobre

1952

Grecia*

  6 luglio

1927

  4 ottobre

1927

India

13 marzo

1925

11 giugno

1925

Iran

  8 maggio

1925 A

  6 agosto

1925

Iraq

  3 maggio

1934 A

1° agosto

1934

Israele

29 agosto

1966 A

27 novembre

1966

Italia

13 giugno

1924

27 novembre

1924

Lesotho

12 gennaio

1970 A

12 aprile

1970

Lettonia

28 settembre

1931

27 dicembre

1931

Libano

  9 marzo

1933 A

  7 giugno

1933

Lussemburgo

10 giugno

1927

  8 settembre

1927

Malawi

16 febbraio

1967 A

17 maggio

1967

Myanmar

13 marzo

1925 A

11 giugno

1925

Niger

14 marzo

1966 A

12 giugno

1966

Nigeria

14 settembre

1964 S

1° ottobre

1960

Norvegia

  7 settembre

1926

  6 dicembre

1926

Nuova Zelanda

29 agosto

1924

27 novembre

1924

Paesi Bassi

30 maggio

1925

28 agosto

1925

Curaçao

30 maggio

1925

28 agosto

1925

Pakistan

27 gennaio

1951 S

15 agosto

1947

Polonia*

  4 settembre

1931

  3 dicembre

1931

Regno Unito*

29 agosto

1924

27 novembre

1924

Repubblica Ceca

  9 febbraio

1996 S

1° gennaio

1993

Romania*

23 dicembre

1925

23 marzo

1926

Salomone, Isole

  3 settembre

1981 S

  7 luglio

1978

Serbia e Montenegro

12 marzo

2001 S

27 aprile

1992

Singapore

22 dicembre

1967 A

21 marzo

1968

Siria

  9 marzo

1933 A

  7 giugno

1933

Slovacchia

28 maggio

1993 S

1° gennaio

1993

Sudafrica

29 agosto

1924

27 novembre

1924

Svezia

12 febbraio

1926

13 maggio

1926

Svizzera

  3 gennaio

1927

  3 aprile

1927

Thailandia

19 maggio

1925

17 agosto

1925

Tonga

11 novembre

1977 S

  4 giugno

1970

Ungheria

23 febbraio

1926

24 maggio

1926

Zimbabwe

1° dicembre

1998

18 aprile

1980

*

Riserve e dichiarazioni, vedi qui appresso

a

Esclusa l’isola di Nortfolk.

b

Dal 30 ott. 1995 al 30 giu. 1997 la Conv. era applicabile a Hong Kong in base a una dichiarazione d’estensione territoriale del Regno Unito. Dal 1° lug. 1997 Hong Kong è diventata una Regione amministrativa speciale (RAS) della Repubblica Popolare Cinese. In virtù della dichiarazione cinese del 6 giu. 1997, la Conv. è applicabile anche alla RAS Hong Kong dal 1° lug. 1997.

c

Non s’applica alle colonie sotto sovranità francese

  Riserve e dichiarazioni

Brasile

Vedi il n. 3 del Protocollo pubblicato qui sopra.

Finlandia

Vedi il n. 6 del Protocollo pubblicato qui sopra.

Germania

Vedi il n. 4 del Protocollo pubblicato qui sopra.

Grecia

Vedi il n. 6 del Protocollo pubblicato qui sopra.

Paesi Bassi

Riferendomi all’articolo 29 della Convenzione, dichiaro che il Governo dei Paesi Bassi, pur accettando la Convenzione solo per il Regno in Europa, non esclude in modo categorico la sua adesione per ciò che concerne i territori d’oltre mare, adesione che esso deve differire con riserva di darla ulteriormente, sia per il complesso, sia per l’uno o l’altro dei suoi territori d’oltre mare.

Polonia

Vedi il n. 6 del Protocollo pubblicato qui sopra.

Regno Unito

Nello strumento si dichiara che la ratificazione non si estende al Dominio del Canadà, al Commonwealth d’Australia (e qualunque territorio sotto sua autorità), allo Stato libero d’Irlanda, nè all’India e che, in virtù della facoltà prevista nell’articolo 29 della Convenzione, la ratificazione stessa non si estende all’Isola di Terranuova, nè ai territori sotto mandato di Sua Maestà Britannica: Irak e Nauru; inoltre non si estende al Sudan.

Romania

In nome del Governo Reale di Romania faccio le stesse riserve formulate dai vari Governi — inserite nel numero 6 del Protocollo – precisando che il Governo Reale intende che l’articolo 22 della Convenzione conferisca il diritto di ricorrere alla procedura prevista nell’articolo suddetto – per le questioni d’ordine generale – solo alle Alte Parti contraenti, mentre i semplici privati non possono adire che le istanze giudiziarie nazionali in caso di controversia con le autorità del Regno.


 CS 12 623; FF 1926 1869 ediz. ted. 933 ediz. franc.


1 Il testo originale francese è pubblicato sotto lo stesso numero nell’ediz. franc. della presente Raccolta.
2 RU 43 29
3 La Società delle Nazioni è stata sciolta con risoluzione della sua assemblea del 18 apr. 1946 (FF 1946 II 1233 ediz. ted. 1193 ediz. franc.). L’art. 23 lett. e del Patto della Società delle Nazioni aveva il seguente tenore: «In conformità e nei limiti delle Convenzioni internazionali vigenti e che saranno conchiuse in seguito, i Membri della Società: e) prenderanno provvedimenti per assicurare e mantenere la libertà di comunicazioni e di transito, e un equo trattamento al commercio di tutti i Membri della Società; saranno tenute presenti, a questo riguardo, le speciali necessità delle regioni devastate dalla guerra 1914–1918».
4 [RU 24 815. RU 44 4571. Ora: le stipulazioni dell’art. 25 dell’all. B della conv. del 9 mag. 1980 relativa ai trasporti internazionali per ferrovia (RS 0.742.403.1).
5 RS 0.812.121.2
6 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
7 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
8 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
9 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
10 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
11 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
12 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.
13 Questo Stato ha firmato la presente Convenzione, ma non l’ha ratificata.


Index

0.631.121.1

Texte original1

Convention internationale pour la simplification des formalités douanières

Conclue à Genève le 3 novembre 1923
Approuvée par l’Assemblée fédérale le 7 décembre 19262
Instrument de ratification déposé par la Suisse le 3 janvier 1927
Entrée en vigueur pour la Suisse le 3 avril 1927

(Etat le 17 août 2004)

L’Allemagne, l’Autriche, la Belgique, le Brésil, l’Empire britannique (avec le Commonwealth d’Australie, l’Union Sud—Africaine, la Nouvelle—Zélande et l’Inde), la Bulgarie, le Chili, la Chine, le Danemark, l’Egypte, l’Espagne, la Finlande, la France, la Grèce, la Hongrie, l’Italie, le Japon, la Lithuanie, le Luxembourg, le Protectorat de la République française au Maroc, la Norvège, le Paraguay, les Pays—Bas, la Pologne, le Portugal, la Roumanie, le Royaume des Serbes, Croates et Slovènes, le Siam, la Suède, la Suisse, la Tchécoslovaquie, la Régence de Tunis (Protectorat français) et l’Uruguay,

Désireux d’assurer l’application du principe du traitement équitable du commerce, proclamé à l’art. 23 du Pacte de la Société des Nations3,

Convaincus qu’en libérant le commerce international du fardeau des formalités douanières ou similaires inutiles, excessives ou arbitraires, ils réaliseraient une étape importante vers l’accomplissement de ce dessein,

Considérant que la meilleure manière d’aboutir à un résultat en cette matière est de recourir à un accord international, fondé sur une juste réciprocité,

Ont décidé de conclure une Convention à cette fin,

En conséquence de quoi, les Hautes Parties contractantes ont nommé pour leurs Plénipotentiaires, savoir:

(Suivent les noms des plénipotentiaires)

Lesquels, après s’être communiqué leurs pleins pouvoirs trouvés en bonne et due forme, sont convenus de ce qui suit:

Art. 1

Les Etats contractants, en vue d’appliquer entre eux le principe et les stipulations de l’art. 23 du Pacte de la Société des Nations1 en ce qui touche l’équitable traitement du commerce, s’engagent à ne pas entraver leurs relations commerciales par des formalités douanières ou similaires qui seraient excessives, inutiles ou arbitraires.

A cet effet, les Etats contractants s’engagent à poursuivre, par toutes mesures législatives ou administratives appropriées, la revision des dispositions établies par leurs lois ou règlements ou par les ordonnances et instructions de leurs autorités administratives, en ce qui touche les formalités douanières et similaires, afin de les simplifier, de les adapter, de temps à autre, aux besoins des relations commerciales avec l’étranger et d’éviter à celles—ci tout obstacle qui ne serait pas indispensable à la protection des intérêts essentiels du pays.


1 Voir la note 3 du préambule.

Art. 2

Les Etats contractants s’engagent à observer strictement le principe du traitement équitable en ce qui concerne les réglementations ou procédures douanières ou similaires, les formalités relatives à la délivrance des licences, les méthodes de vérification ou d’analyse, ou toute autre question visée par la présente Convention et, conformément à ce principe, ils s’interdisent, en ces matières, toute discrimination injuste, dirigée contre le commerce d’un Etat contractant.

Le principe ci—dessus demeure applicable même dans les cas où certains Etats contractants pourraient, conformément à leur législation ou à leurs accords commerciaux, se consentir réciproquement l’octroi de facilités encore plus grandes que celles résultant de la présente Convention.

Art. 3

En raison des sérieux obstacles que mettent au commerce international les prohibitions et restrictions d’importation ou d’exportation, les Etats contractants s’engagent à adopter et à appliquer, dès que les circonstances le leur permettront, toutes les mesures propres à réduire au minimum lesdites prohibitions et restrictions et, dans tous les cas, à prendre, en matière de licences portant dérogation aux prohibitions d’entrée ou de sortie, toutes les dispositions utiles:

a)
Pour que les conditions à remplir et les formalités à accomplir à l’effet d’obtenir ces licences soient immédiatement portées, dans la forme la plus claire et la plus précise, à la connaissance du public;
b)
pour que le mode de délivrance de ces titres soit aussi simple et aussi stable que possible;
c)
pour que l’examen des demandes et la remise des licences aux intéressés soient effectués avec la plus grande célérité;
d)
pour que le système de délivrance des licences soit établi de manière à prévenir le trafic de ces titres. A cet effet, les licences, lorsqu’elles sont accordées à des personnes, doivent porter le nom du bénéficiaire et ne doivent pas pouvoir être utilisées par une autre personne;
e)
pour que, en cas de fixation de contingents, les formalités imposées par le pays importateur ne soient pas de nature à empêcher une répartition équitable des quantités de marchandises dont l’importation est autorisée.
Art. 4

Les Etats contractants devront publier, sans retard, tous les règlements visant les formalités douanières et similaires, ainsi que toutes modifications y afférentes, qui n’auraient pas été publiés jusqu’ici, de telle manière que les intéressés puissent en avoir connaissance et pour éviter ainsi le préjudice qui pourrait résulter de l’application de formalités douanières ignorées d’eux.

Les Etats contractants s’engagent à ce qu’aucune mesure concernant la réglementation douanière ne soit mise en vigueur qui n’ait été portée préalablement à la connaissance du public, soit par le moyen de sa publication au Journal Officiel du pays, soit par toute autre voie appropriée de publicité officielle ou privée.

La même obligation de publicité préalable s’applique à tout ce qui touche les tarifs, ainsi que les prohibitions et restrictions d’importation ou d’exportation.

Toutefois, dans des cas de nature exceptionnelle, où la publication préalable risquerait de porter atteinte aux intérêts essentiels du pays, les dispositions des al. 2 et 3 ci—dessus perdent leur caractère obligatoire. En pareils cas, la publication devra cependant coïncider, autant que possible, avec la mise en vigueur de la mesure prise.

Art. 5

Chaque Etat contractant qui se trouvera, par des mesures fragmentaires ou des retouches successives, avoir modifié son tarif douanier pour un nombre important d’articles, devra en donner au public une image exacte, en publiant, sous une forme aisément accessible, tous les droits applicables du fait de l’ensemble des dispositions en vigueur.

A cet effet, tous droits à percevoir par les autorités douanières du fait de l’importation ou de l’exportation des marchandises devront être indiqués d’une manière méthodique, qu’il s’agisse de droits de douane, droits accessoires, taxes de consommation, de circulation, de manipulation ou similaires et, en général, de toutes taxes de quelque nature qu’elles soient, étant entendu que l’obligation ci—dessus prévue est limitée aux droits et taxes à percevoir, sur les marchandises importées ou exportées, pour le compte de l’Etat et du fait du dédouanement.

Les charges auxquelles la marchandise est soumise étant ainsi indiquées sans ambiguïté, il faudra, en ce qui concerne les taxes de consommation et autres à percevoir pour le compte de l’Etat du fait du dédouanement, signaler si la marchandise étrangère est grevée d’une charge spéciale résultant de ce que, exceptionnellement, ces taxes ne seraient pas imposables aux marchandises du pays d’importation ou ne le seraient que partiellement.

Les Etats contractants s’engagent à prendre les mesures nécessaires pour donner aux commerçants la possibilité de se procurer des informations officielles concernant les tarifs de douane, et notamment les taux des droits à percevoir sur une marchandise déterminée.

Art. 6

Afin de permettre aux Etats contractants et à leurs ressortissants d’être informés aussi rapidement que possible de toutes les mesures visées aux art. 4 et 5 qui intéressent leur commerce, chaque Etat contractant s’engage à communiquer au représentant diplomatique de chacun des autres Etats, ou à tout autre représentant désigné à cet effet et résidant sur son territoire, toutes publications effectuées en exécution desdits articles, cette communication devant être faite dès la parution et en double exemplaire. Faute d’un représentant diplomatique ou autre, la communication sera faite à l’Etat intéressé par la voie qu’il indiquera à cet effet.

Chaque Etat contractant s’engage, en outre, à faire parvenir en dix exemplaires, dès leur parution, au Secrétariat de la Société des Nations1, toutes publications faites en exécution des art. 4 et 5. Chaque Etat contractant s’engage de même à communiquer en dix exemplaires, dès leur parution, tous les tarifs douaniers ou modifications de tarif institués par lui au «Bureau international pour la publication des tarifs douaniers» de Bruxelles, chargé par la Convention internationale du 5 juillet 18902 de la traduction et de la publication des tarifs.


1 Après la dissolution de la Société des Nations, le Secrétariat général des Nations Unies a été chargé des fonctions mentionnées ici (FF 1946 II 1181 1187 et s.)
2 RS 0.632.01

Art. 7

Les Etats contractants s’engagent à prendre, tant par le moyen de leur législation que de leur administration, toutes les mesures les plus appropriées pour empêcher l’application arbitraire ou injuste de leurs lois et réglementations en matière douanière et similaire, ainsi que pour assurer un recours par voie administrative, judiciaire ou arbitrale aux personnes qui auraient été lésées par ces abus.

Toutes mesures de cet ordre qui sont actuellement en vigueur, ou qui seraient prises à l’avenir, devront être publiées dans les conditions prévues aux art. 4 et 5.

Art. 8

Hors le cas où elles pourraient être passibles de prohibition, et pour autant que la présence de la marchandise ne serait pas indispensable à la solution du différend, les marchandises qui font l’objet d’un différend relatif à la tarification, à l’origine, à la provenance ou à la valeur, doivent, à la demande du redevable, être remises immédiatement à sa libre disposition, sans attendre la solution du différend, sous réserve des mesures nécessaires pour sauvegarder les intérêts de l’Etat. Il est entendu que le remboursement des droits consignés ou l’annulation de la soumission souscrite par le déclarant aura lieu dès que sera intervenue la solution du litige, qui devra, en toute hypothèse, être aussi rapide que possible.

Art. 9

En vue de marquer les progrès accomplis en tout ce qui touche la simplification des formalités douanières ou similaires visées aux articles précédents, chacun des Etats contractants devra remettre au Secrétariat général de la Société des Nations1, dans les douze mois qui suivront la mise en vigueur, en ce qui le concerne, de la présente Convention, un résumé des mesures prises par lui pour assurer ladite simplification.

Des résumés analogues seront fournis dans la suite tous les trois ans et chaque fois que le Conseil de la Société en fera la demande.


1 Voir la note 1 à l’art. 6.

Art. 10 Carte de légitimation pour voyageurs de commerce

Les échantillons et modèles, passibles de droits d’entrée et non frappés de prohibition, importés par les fabricants ou commerçants établis dans l’un quelconque des Etats contractants, soit personnellement, soit par l’intermédiaire de voyageurs de commerce, sont admissibles en franchise provisoire sur le territoire de chacun des Etats contractants, moyennant consignation des droits d’entrée ou engagement cautionné garantissant le paiement éventuel de ces droits.

Pour bénéficier de cette faveur, les fabricants ou commerçants et les voyageurs de commerce doivent se conformer aux lois, règlements et formalités de douane sur la matière édictés par les susdits Etats; ces lois et règlements pourront imposer aux intéressés l’obligation d’une carte de légitimation.

Pour l’application du présent article, sont considérés comme échantillons ou modèles tous objets représentatifs d’une marchandise déterminée sous la double réserve, d’une part, que lesdits objets soient susceptibles d’être dûment identifiés lors de la réexportation, d’autre part, que les objets ainsi importés ne représentent pas des quantités ou valeurs telles que, dans leur ensemble, ils n’auraient plus le caractère usuel d’échantillons.

Les autorités douanières de l’un quelconque des Etats contractants considéreront comme suffisantes, au point de vue de la reconnaissance ultérieure de l’identité des échantillons ou modèles, les marques qui y auront été apposées par la douane d’un autre Etat contractant, à la condition que ces échantillons ou modèles soient accompagnés d’une liste descriptive certifiée par les autorités douanières de ce dernier Etat. Des marques supplémentaires pourront cependant être apposées sur les échantillons ou modèles par la douane du pays d’importation dans tous les cas où celle—ci jugerait ce complément de garantie indispensable pour assurer l’identification des échantillons ou modèles, lors de la réexportation. Hormis ce dernier cas, la vérification douanière consistera simplement à reconnaître l’identité des échantillons et à déterminer le montant des droits et taxes éventuellement exigibles.

Le délai de réexportation est fixé au minimum à six mois, sauf la faculté de prolongation réservée à l’administration douanière du pays d’importation. Passé le délai imparti, le paiement des droits sera exigé sur les échantillons non réexportés.

Le remboursement des droits consignés à l’entrée ou la libération de la caution qui garantit le paiement de ces droits seront effectués sans retard à tous les bureaux situés aux frontières ou à l’intérieur du pays, qui auront reçu les attributions nécessaires à cet effet, et éventuellement sous déduction des droits afférents aux échantillons ou modèles qui ne seraient pas présentés à la réexportation. Les Etats contractants publieront la liste des bureaux auxquels lesdites attributions auront été conférées.

Dans les cas où une carte de légitimation est exigée, celle—ci doit être conforme au modèle annexé au présent article et être délivrée par une autorité agréée à cette fin par l’Etat dans lequel les fabricants ou commerçants ont le siège de leurs affaires. Sous condition de réciprocité, les cartes de légitimation seront exemptées d’un visa consulaire ou autre, sauf dans le cas où un Etat justifierait que des circonstances spéciales ou exceptionnelles l’obligent à l’exiger. Dans ce cas, le coût du visa devra être fixé à un taux aussi minime que possible et ne pourra dépasser le coût de l’émission.

Les Etats contractants se communiqueront, directement, à bref délai, et communiqueront également au Secrétariat de la Société des Nations1, la liste des autorités reconnues compétentes pour délivrer les cartes de légitimation.

Jusqu’à l’institution du régime ci—dessus défini, les facilités que les Etats accordent déjà ne seront pas restreintes.

Les dispositions du présent article, sauf celles relatives à la carte de légitimation, sont applicables aux échantillons et modèles qui, passibles de droits d’entrée et non frappés de prohibition, seraient importés par les fabricants, commerçants ou voyageurs de commerce établis dans l’un quelconque des Etats contractants, même si ces fabricants, commerçants ou voyageurs de commerce n’accompagnent pas lesdits échantillons ou modèles.

Modèle

Nom de l’Etat

(Autorité de délivrance)


1 Voir la note 1 à l’art. 6.


  Carte de légitimation pour voyageurs de commerce

valable pendant douze mois à compter de la date de délivrance

Bon pour

No de la carte

Il est certifié par la présente que le porteur de cette carte,

M

né à

demeurant à

, rue

no

possède*)

à

sous la raison de commerce

(ou) est commis—voyageur au service de la maison/des maisons

à

qui possède*/possèdent

sous la raison de commerce

Le porteur de cette carte se proposant de recueillir des commandes dans les pays susvisés et de faire des achats pour la (les) maison(s) dont il s’agit, il est certifié que ladite (lesdites) maison(s) est (sont) autorisée(s) à pratiquer son (leurs) industrie(s) et son (leurs) commerce(s) à ( ) et y paie(nt) les contributions légales à cet effet.

le

19

Signature du chef de la (des) maison(s):

Signalement du porteur:

Age:

Taille:

Cheveux:

Signes particuliers:

Signature du porteur:

* Indication de la fabrique ou du commerce.

N.B. – On ne doit remplir que la rubrique I du formulaire, lorsqu’il s’agit du chef d’un établissement commercial ou d’industriel.

Art. 11

Les Etats contractants limiteront dans toute la mesure possible les cas où des certificats d’origine sont exigés.

En conformité avec ce principe, et étant entendu que les administrations douanières conservent leur plein droit de contrôle quant à l’origine réelle des marchandises et, partant, le pouvoir d’exiger, nonobstant la production de certificats, toutes justifications autres qu’elles jugent nécessaires, les Etats contractants acceptent de se conformer aux dispositions suivantes:

1.
Les Etats contractants s’appliqueront à rendre aussi simples et équitables que possible la procédure et les formalités relatives à la délivrance et à la reconnaissance des certificats d’origine, et ils porteront à la connaissance du public les cas dans lesquels les certificats sont exigés et les conditions auxquelles ils sont délivrés.
2.
Les certificats d’origine peuvent émaner, non seulement des autorités officielles des Etats contractants, mais aussi de tous organismes ayant la compétence et présentant les garanties nécessaires qui auraient été préalablement agréés par chacun des Etats intéressés1. Chaque Etat contractant communiquera aussitôt que possible, au Secrétariat de la Société des Nations2, la liste des organismes qu’il aura habilités pour la délivrance des certificats d’origine. Chaque Etat se réserve le droit de retirer son agrément à l’un quelconque des organismes ainsi notifiés s’il constate que cet organisme a émis indûment lesdits certificats.
3.
Dans le cas où la marchandise ne serait pas importée directement du pays d’origine, mais parviendrait par la voie d’un pays tiers contractant, les administrations douanières admettront les certificats d’origine établis par les organismes qualifiés dudit pays tiers, tout en réservant leur droit de vérifier la recevabilité de pareils certificats au même titre que ceux délivrés par le pays d’origine.
4.
Les administrations douanières n’exigeront pas la production du certificat d’origine:
a)
lorsque l’intéressé renonce à réclamer le bénéfice d’un régime dont l’application est subordonnée à la production d’un tel certificat;
b)
lorsque la nature même des marchandises établit incontestablement leur origine et qu’un accord préalable est intervenu à cet égard entre les Etats intéressés;
c)
lorsque la marchandise est accompagnée d’un certificat attestant qu’elle a droit à une appellation régionale, sous la réserve que ce titre ait été délivré par un organisme habilité à cette fin et agréé par l’Etat importateur.
5.
Si la législation de leurs pays respectifs n’y fait pas obstacle, les administrations douanières devront, au cas où la réciprocité serait assurée:
a)
affranchir également de la justification d’origine, hors le cas de soupçon d’abus, les importations qui, manifestement, ne présentent pas un caractère commercial ou qui, ayant ce caractère, n’ont qu’une faible valeur;
b)
accepter les certificats d’origine délivrés pour des marchandises dont l’exportation n’aurait pas été immédiatement effectuée, pourvu que l’expédition de ces marchandises ait eu lieu dans un délai fixé à un mois ou à deux mois, selon que le pays d’expédition et le pays de destination sont ou non limitrophes, ces délais étant susceptibles de prolongation, si les raisons invoquées pour expliquer le retard du transport apparaissent suffisantes.
6.
Lorsque, pour une raison plausible, l’importateur ne sera pas en mesure de présenter le certificat d’origine lors de l’importation des marchandises, le délai nécessaire pour la production de ce titre pourra lui être accordé aux conditions que les administrations douanières jugeront utiles pour garantir le paiement des droits éventuellement exigibles. Le certificat étant ultérieurement produit, les droits qui auraient été acquittés ou consignés en trop seront* remboursés aussitôt que possible.
Il sera tenu compte, pour l’application de la présente disposition, des conditions résultant éventuellement du décompte de contingents.
7.
Les certificats pourront être établis, soit dans la langue du pays importateur, soit dans la langue du pays exportateur, la douane du pays d’importation conservant, en cas de doute sur la teneur du document, la faculté d’en réclamer une traduction.
8.
Les certificats d’origine seront en principe dispensés du visa consulaire, surtout quand ils émanent des administrations douanières. Si, dans des cas exceptionnels, le visa consulaire reste exigé, les intéressés peuvent, à leur choix, soumettre les certificats d’origine au visa, soit du consul de leur ressort, soit du consul d’un ressort voisin; le coût du visa devra être aussi réduit que possible et ne pourra dépasser le coût de l’émission, en particulier lorsqu’il s’agit d’envois de faible valeur.
9.
Les dispositions du présent article sont applicables à tous documents faisant office de certificats d’origine.

1 Pour la liste des bureaux suisses des certificats d’origine, voir l’annexe 1 de l’O du 4 juillet 1984 sur l’origine (RS 946.31).
2 Voir la note 1 à l’art. 6.

Art. 12

Les documents dits «factures consulaires» ne seront exigibles qu’autant que la production en sera rendue nécessaire, soit pour établir l’origine de la marchandise importée, lorsque l’origine est susceptible d’influer sur les conditions d’admission de la marchandise, soit pour déterminer la valeur de celle—ci, dans le cas de tarifications ad valorem pour l’application desquelles la facture commerciale ne serait pas suffisante.

La contexture des factures consulaires sera simplifiée de manière à éviter toutes complications ou difficultés et à faciliter l’établissement de ces titres par le commerce intéressé.

Le coût du visa des factures consulaires ne comportera qu’un droit fixe, qui devra être aussi réduit que possible, et il ne sera pas exigé, pour une même facture, un nombre d’exemplaires supérieur à trois.

Art. 13

Lorsque le régime applicable à une catégorie quelconque de marchandises importées dépend de l’exécution de conditions techniques spéciales, en ce qui touche leur composition, leur degré de pureté, leur qualité, leur état sanitaire, leur zone de production ou d’autres conditions analogues, les Etats contractants s’efforceront de conclure des accords aux termes desquels les certificats délivrés, ainsi que les timbres ou marques apposés dans le pays exportateur pour garantir que lesdites conditions sont remplies, seront acceptés, sans que ces marchandises soient soumises à une seconde analyse ou à un nouvel essai dans le pays importateur, sous réserve de garanties spéciales, lorsqu’il y a présomption que les conditions exigées ne sont pas remplies. L’Etat importateur devrait avoir de même toutes garanties en ce qui concerne l’autorité qui délivre les certificats, ainsi que la nature et le caractère des épreuves exigées dans le pays exportateur. D’autre part, l’administration douanière de l’Etat importateur devrait conserver le droit de procéder à une contre—analyse toutes les fois qu’elle aurait des raisons particulières d’y recourir.

Pour faciliter la généralisation de tels accords, il serait utile d’y introduire les spécifications ci—après:

a)
méthodes à suivre uniformément par tous les laboratoires chargés de procéder aux analyses ou essais, ces méthodes pouvant être périodiquement révisées à la demande d’un ou de plusieurs Etats parties à ces accords;
b)
nature et caractère des épreuves à pratiquer dans chacun des Etats parties auxdits accords, en ayant soin de déterminer le degré de pureté exigible pour les produits, de façon à ne pas aboutir à une véritable prohibition.
Art. 14 A. Dédouanement rapide des marchandises B. Visite des bagages des voyageurs C. Régime des marchandises en entrepôts et taxes de magasinage D. Marchandises figurant au manifeste et non débarquées E. Coopération des services intéressés

Les Etats contractants examineront les méthodes les plus appropriées pour simplifier et rendre plus uniformes, en même temps que plus équitables, au moyen d’une action, soit individuelle, soit concertée, les formalités afférentes au dédouanement rapide des marchandises, à la visite des bagages des voyageurs, au régime des marchandises en entrepôt, aux taxes de magasinage, et aux autres matières visées à l’annexe au présent article.

Pour l’application dudit article, les Etats contractants envisageront favorablement les recommandations contenues dans cette annexe.

Annexe à l’art. 14


  A. Dédouanement rapide des marchandises

Organisation et fonctionnement du service

1. Pour éviter l’engorgement dans certains bureaux frontières, il est désirable que la pratique du dédouanement dans les bureaux ou entrepôts intérieurs soit facilitée, quand les règlements intérieurs, les conditions de transport et la nature des marchandises le permettent.

2. Il est désirable que, hors le cas de soupçon d’abus et sans préjudice des droits que les Etats tiennent de leur législation, les plombs ou scellés douaniers apposés par un Etat sur des marchandises en transit ou dirigées sur entrepôt soient reconnus et respectés par les autres Etats, sous réserve de la faculté pour ceux—ci de compléter le plombage ou les scellés par l’apposition de nouvelles marques douanières.

Passage des marchandises en douane

3. Il est désirable que, dans toute la mesure du possible et sans préjudice de la faculté de percevoir des redevances spéciales, les Etats

a)
facilitent le dédouanement des denrées périssables en dehors des heures d’ouverture des bureaux et des jours ouvrables;
b)
autorisent, dans les limites de leur législation, le chargement et le déchargement des navires et bateaux, en dehors des jours et heures ordinaires des travaux de la douane.

Facilités accordées au déclarant

4. Il est désirable que le destinataire soit toujours libre, sous réserve des stipulations de l’article 10 de la convention de Berne du 14 octobre 1890 sur le transport de marchandises par chemin de fer, amendé par la convention de Berne du 19 septembre 19064, de déclarer lui—même les marchandises en douane, ou de les faire déclarer par une personne de son choix.

5. Il est désirable – là où le système sera reconnu applicable – qu’il soit adopté un formulaire comportant à la fois la déclaration en douane à remplir par l’intéressé, le certificat de vérification et, lorsque le pays intéressé le juge utile, la quittance du paiement des droits d’entrée.

6. Il est désirable que les Etats s’abstiennent autant que possible d’appliquer des pénalités sévères pour de légères infractions à la procédure ou à la réglementation douanière. En particulier, dans le cas où la production de documents est exigée pour le dédouanement d’une marchandise, s’il a été commis une omission ou une erreur manifestement dénuée de toute intention frauduleuse et facilement réparable, l’amende éventuelle devra être réduite au minimum, de manière à ce qu’étant aussi peu onéreuse que possible, elle n’ait d’autre caractère que celui d’une sanction de principe, c’est—à—dire d’un simple avertissement.

7. Il serait utile d’envisager la possibilité d’employer, pour l’acquittement ou la garantie des droits de douane, des chèques postaux ou des chèques de banque, moyennant la production préalable d’un cautionnement permanent.

8. Il est désirable que les autorités douanières soient, autant que possible, autorisées, lorsque l’identité des marchandises peut être établie à leur satisfaction, à rembourser, en cas de réexportation des marchandises, les droits acquittés à leur importation, à condition qu’elles soient restées sans interruption sous le contrôle de la douane. Il est également désirable qu’aucun droit d’exportation ne soit imposé lors de la réexportation de ces marchandises.

9. Il conviendrait de prendre des mesures appropriées pour éviter tout retard dans le dédouanement des catalogues de commerce et autres imprimés du même genre destinés à la réclame, lorsqu’ils sont expédiés par la poste ou emballés avec la marchandise à laquelle ils se rapportent.

10. Il est désirable que, dans le cas où certaines pièces nécessaires aux formalités douanières devraient porter le visa d’un consul ou d’une autre autorité, le bureau chargé du visa s’efforce d’adopter, autant que possible, les heures de service en usage dans les milieux commerciaux de la localité où il se trouve; il est désirable, en outre, que les redevances pour heures supplémentaires, lorsque ces redevances sont perçues, soient limitées à un chiffre aussi raisonnable que possible.

  B. Visite des bagages des voyageurs

11. Il est désirable de voir généraliser autant que possible la pratique de la visite douanière des bagages à main dans les trains à intercirculation complète, soit en cours de route, soit pendant le stationnement des trains en garde-frontière.

12. Il est désirable que la pratique recommandée au ch. 11 ci—dessus, en ce qui concerne la visite des bagages des voyageurs, soit, autant que possible, étendue aux voyages maritimes et fluviaux. La visite devrait, dans la mesure du possible, s’effectuer à bord des bateaux soit en cours de route lorsque la traversée n’est pas longue, soit à l’arrivée dans le port.

13. Il est désirable que soient affichés dans les locaux de la douane et, autant que possible, dans les voitures de chemin de fer et les bateaux, les droits et taxes auxquels sont soumis les principaux objets que le voyageur emporte ordinairement avec lui, ainsi que la nomenclature des articles prohibés.

  C. Régime des marchandises en entrepôts et taxes de magasinage

14. Il est désirable que les Etats dans lesquels des établissements de cette nature n’existent pas encore créent ou approuvent la création d’entrepôts dits fictifs ou particuliers; ces établissements pourraient être autorisés pour des marchandises qui, en raison de leur nature, réclament des soins spéciaux.

15. Il est désirable que les droits de magasinage dans les entrepôts soient calculés sur une base raisonnable et de telle sorte qu’ils ne dépassent pas, dans la règle, la couverture des frais généraux et la rémunération du capital engagé.

16. Il est désirable que toute personne ayant des marchandises en entrepôt soit autorisée à retirer les marchandises avariées; celles—ci seraient soit détruites en présence de fonctionnaires des douanes, soit renvoyées à l’expéditeur, sans être astreintes au paiement d’aucun droit de douane.

  D. Marchandises figurant au manifeste et non débarquées

17. Il est désirable que les droits d’entrée ne soient pas exigés pour des marchandises qui, bien qu’elles figurent au manifeste, ne sont pas effectivement introduites dans le pays, toute justification probante devant être fournie à cet égard, soit par le transporteur, soit par le capitaine dans le délai imparti par l’administration douanière.

  E. Coopération des services intéressés

18. Il est désirable de développer l’institution des gares internationales et de réaliser la coopération effective des divers services nationaux qui y sont installés.

Il y aurait lieu également d’établir, autant que possible, la concordance effective des attributions et des heures d’ouverture des bureaux correspondants de deux pays limitrophes et situés de part et d’autre de la frontière, qu’il s’agisse de routes, de voies fluviales ou de voies ferrées. L’établissement de bureaux de douane de pays limitrophes en un même endroit et, si la chose est réalisable, dans le même bâtiment, devrait être autant que possible généralisé.

A l’effet de réaliser les recommandations contenues dans la présente section E, il est désirable qu’une Conférence internationale soit réunie, à laquelle participeront des représentants de toutes les administrations et organismes intéressés.

Art. 15

Chacun des Etats contractants s’engage, moyennant des garanties suffisantes de la part des transporteurs et sous réserve des peines de droit en cas de fraude ou d’importation illicite, à autoriser l’acheminement direct et d’office, sans visite douanière à la frontière, des bagages enregistrés, du lieu d’expédition à l’étranger vers un bureau de l’intérieur de son territoire, si ce bureau est qualifié à cet effet. Les Etats publieront la liste des bureaux ainsi qualifiés. Il est entendu que le voyageur aura la faculté de déclarer ses bagages au premier bureau d’entrée.

Art. 16

Les Etats contractants, tout en se réservant tous droits quant à l’économie de leur législation propre en matière d’importations et d’exportations temporaires, s’inspireront autant que possible des notions exposées à l’annexe du présent article en ce qui touche le régime des marchandises importées ou exportées pour subir un complément de transformation, des objets destinés à figurer dans des expositions d’un caractère public, qu’elles aient un but industriel, commercial, artistique ou scientifique, des appareils et objets d’expérience et de démonstration, des véhicules de tourisme ou de déménagement, des échantillons, des emballages, des marchandises exportées sous réserve de retour, et de toutes autres espèces similaires.

Annexe à l’art 16

1. Il est désirable que les dispositions des lois et règlements sur les importations et les exportations temporaires soient simplifiées autant que les circonstances le permettront et qu’elles reçoivent la publicité prévue aux art. 4 et 5 de la présente Convention.

2. Il est désirable que les mesures d’application fassent, autant que possible, l’objet de dispositions générales, afin que toutes personnes ou firmes intéressées puissent en avoir connaissance et en bénéficier.

3. Il est désirable que les procédés employés pour l’identification des marchandises soient aussi simples que possible, et, à cet effet, il est recommandé:

a)
de tenir compte des garanties qui résultent de l’existence sur les objets de marques apposées par les administrations douanières d’autres Etats;
b)
d’admettre le système d’identification par voie de modèles ou d’échantillons et aussi par voie de dessins ou de descriptions complètes et détaillées, surtout lorsque l’apposition de marques serait impossible ou présenterait des inconvénients.

4. Il est désirable que les formalités, tant de déclaration que de vérification, puissent être accomplies, non seulement dans les bureaux frontières, mais aussi dans tous bureaux situés à l’intérieur du pays et ayant reçu les attributions nécessaires à cette fin.

5. Il est désirable que des délais suffisants soient accordés pour l’exécution des travaux en vue desquels sont effectuées les importations et les exportations temporaires, qu’il soit tenu compte des circonstances imprévues qui peuvent en retarder l’achèvement et que le délai soit prorogé en cas de besoin.

6. Il est désirable que les garanties soient acceptées sous forme tant de soumissions cautionnées que de versements en numéraire.

7. Il est désirable que les cautionnements soient remboursés ou dégagés dès qu’il aura été satisfait à toutes les obligations qui avaient été contractées.

Art. 17

La présente Convention ne porte pas atteinte aux mesures générales ou particulières qu’un Etat contractant serait exceptionnellement obligé de prendre en cas d’événements graves intéressant la sécurité du pays ou ses intérêts vitaux, étant entendu que le principe de l’équitable traitement du commerce doit toujours être observé dans toute la mesure du possible. Elle ne doit pas davantage préjudicier aux mesures que les Etats contractants pourraient être amenés à prendre pour assurer la santé des hommes, des animaux ou des plantes.

Art. 18

La présente Convention n’impose à aucun des Etats contractants d’obligation qui irait à l’encontre de ses droits et devoirs en tant que membre de la Société des Nations.

Art. 19

Les engagements souscrits par des Etats contractants en matière de réglementation douanière, en vertu de traités, conventions ou accords, conclus par eux avant la date du 3 novembre 1923, ne sont pas abrogés par suite de la mise en vigueur de la présente Convention.

En raison de cette non—abrogation, les Etats contractants s’engagent, dès que les circonstances le rendront possible et tout au moins au moment de l’expiration de ces accords, à apporter aux engagements ainsi maintenus qui contreviendraient aux dispositions de la présente Convention, toutes modifications destinées à les mettre en harmonie avec elles, étant entendu que cet engagement ne s’applique pas aux stipulations des traités qui ont mis fin à la guerre de 1914 à 1918, traités auxquels la présente Convention ne saurait porter aucune atteinte.

Art. 20

Conformément à l’art. 2 3 e du Pacte de la Société des Nations1, tout Etat contractant qui pourra invoquer valablement contre l’application de l’une quelconque des dispositions de la présente Convention, sur tout ou partie de son territoire, une situation économique grave, résultant de dévastations commises sur son sol pendant la guerre de 1914–1918, sera considéré comme dispensé temporairement des obligations résultant de l’application de ladite disposition, étant entendu que le principe de l’équitable traitement du commerce, auquel les Etats contractants s’obligent, doit être observé dans toute la mesure possible.


1 Voir la note 3 du préambule.

Art. 21

Il est entendu que cette Convention ne doit pas être interprétée comme réglant en quoi que ce soit les droits et obligations inter se de territoires faisant partie ou placés sous la protection d’un même Etat souverain, que ces territoires pris individuellement soient ou non Etats contractants.

Art. 22

Si un différend surgit entre deux ou plusieurs Etats contractants au sujet de l’interprétation ou de l’application des dispositions de la présente Convention et si ce différend ne peut être réglé, soit directement entre les parties, soit par la voie de tout autre moyen de règlement amiable, les parties au différend pourront, avant de recourir à toute procédure arbitrale ou judiciaire, soumettre le différend, aux fins d’amiable composition, à tout organisme technique que le Conseil de la Société des Nations pourra désigner à cet effet. Cet organisme formulera un avis consultatif après avoir entendu les parties et les avoir, au besoin, réunies.

L’avis consultatif formulé par ledit organisme ne liera pas les parties au différend, à moins qu’il ne soit accepté par chacune d’elles, et les parties conserveront la liberté, soit après avoir recouru à la procédure ci—dessus mentionnée, soit pour remplacer cette procédure, de recourir à toute autre procédure arbitrale ou judiciaire de leur choix, y compris l’instance devant la Cour permanente de justice internationale1, pour toutes matières qui sont de la compétence de la Cour, aux termes de son statut.

Si un différend de la nature précisée à l’alinéa premier du présent article surgit au sujet de l’interprétation ou de l’application, soit des al. 2 ou 3 de l’art. 4, soit de l’art. 7 de la présente Convention, les parties devront, à la requête de l’une d’elles, soumettre l’objet du litige à la décision de la Cour permanente de justice internationale, qu’elles aient ou non, au préalable, recouru à la procédure précisée au § 1er du présent article.

La procédure ouverte devant l’organisme visé ci—dessus ou l’avis formulé par lui n’entraînera en aucun cas la suspension de la mesure qui fait l’objet du litige; il en sera de même dans le cas d’une instance devant la Cour permanente de justice internationale, à moins que celle—ci n’en décide autrement aux termes de l’art. 41 de son statut2.


1 La cour permanente de justice internationale a été dissoute par résolution de l’Assemblée de la Société des Nations du 18 avril 1946 (FF 1946 II 1186) et remplacée par la Cour internationale de justice (RS 0.120 art. 92 à 96).
2 [RO 37 770]. A cet article correspond actuellement l’art. 41 du statut de la Cour internationale de justice du 26 juin 1945 (RS 0.193.501).

Art. 23

La présente Convention, dont les textes français à anglais feront également foi, portera la date de ce jour et sera, jusqu’au 31 octobre 1924, ouverte à la signature de tout Etat représenté à la conférence de Genève, de tout membre de la Société des Nations et de tout Etat à qui le Conseil de la Société des Nations aura, à cet effet, communiqué un exemplaire de la présente Convention.

Art. 24

La présente Convention est sujette à ratification. Les instruments de ratification seront transmis au Secrétariat général de la Société des Nations, qui en notifiera le dépôt aux membres de la Société des Nations signataires de la Convention, ainsi qu’aux autres Etats signataires.

Art. 25

A partir du 31 octobre 1924, tout Etat représenté à la conférence visée à l’art. 23, et non signataire de la Convention, tout membre de la Société des Nations et tout Etat auquel le Conseil de la Société des Nations aura, à cet effet, communiqué un exemplaire, pourra adhérer à la présente Convention.

Cette adhésion s’effectuera au moyen d’un instrument communiqué au Secrétariat général de la Société des Nations1, aux fins de dépôt dans les archives du Secrétariat. Le Secrétariat général notifiera ce dépôt immédiatement aux membres de la Société des Nations, signataires de la Convention, ainsi qu’aux autres Etats signataires.


1 Voir la note 1 à l’art. 6.

Art. 26

La présente Convention n’entrera en vigueur qu’après avoir été ratifiée par cinq puissances. La date de son entrée en vigueur sera le quatre—vingt—dixième jour après la réception par le Secrétaire général de la Société des Nations de la cinquième ratification. Ultérieurement, la présente Convention prendra effet, en ce qui concerne chacune des parties, quatre—vingt—dix jours après la réception de la ratification ou de la notification de l’adhésion.

Conformément aux dispositions de l’art. 18 du Pacte de la Société des Nations, le Secrétaire général enregistrera la présente Convention le jour de l’entrée en vigueur de cette dernière.

Art. 27

Un recueil spécial sera tenu par le Secrétaire général de la Société des Nations1, indiquant quelles parties ont signé ou ratifié la présente Convention, y ont adhéré ou l’ont dénoncée. Ce recueil sera constamment ouvert aux membres de la Société et publication en sera faite aussi souvent que possible, suivant les indications du Conseil.


1 Voir la note 1 à l’art. 6.

Art. 28

La présente Convention peut être dénoncée par notification écrite, adressée au Secrétaire général de la Société des Nations1. La dénonciation deviendra effective un an après la date de sa réception par le Secrétaire général et n’aura d’effet qu’en ce qui concerne le membre de la Société des Nations ou l’Etat dénonçant.

Le Secrétaire général de la Société des Nations portera à la connaissance de chacun des membres de la Société des Nations signataires de la Convention ou adhérents à la Convention et des autres Etats signataires ou adhérents toute dénonciation reçue par lui.


1 Voir la note 1 à l’art. 6.

Art. 29

Tout Etat signataire ou adhérent de la présente Convention peut déclarer, soit au moment de sa signature, soit au moment de sa ratification ou de son adhésion, que son acceptation de la présente Convention n’engage pas, soit l’ensemble, soit tel de ses protectorats, colonies, possessions ou territoires d’outre—mer soumis à sa souveraineté ou à son autorité, et peut, ultérieurement et conformément à l’art. 25, adhérer séparément au nom de l’un quelconque de ses protectorats, colonies, possessions ou territoires d’outre—mer, exclus par cette déclaration.

La dénonciation pourra également s’effectuer séparément pour tout protectorat, colonie, possession ou territoire d’outre—mer; les dispositions de l’art. 28 s’appliqueront à cette dénonciation.

Art. 30 Protocole Champ d’application de la convention le 25 mai 2004 Réserves et déclarations

Le Conseil de la Société des Nations est prié de considérer l’opportunité de réunir une Conférence à fin de revision de la présente Convention, si un tiers des Etats contractants en fait la demande.

En foi de quoi, les Plénipotentiaires susnommés ont signé la présente Convention.

Fait à Genève, le trois novembre mil neuf cent vingt—trois, en simple expédition qui sera déposée dans les archives du Secrétariat de la Société des Nations1; copie conforme en sera remise à tous les Etats représentés à la Conférence.

(Suivent les signatures)


1 Voir la note 1 à l’art. 6.


  Protocole

Au moment de procéder à la signature de la Convention, pour la simplification des formalités douanières, conclue à la date de ce jour, les soussignés, dûment autorisés, sont convenus de ce qui suit:

1.
Il est entendu que les obligations qui résultent, pour les Etats contractants, de la Convention ci—dessus visée n’affectent en aucune façon celles qu’ils ont contractées ou pourront contracter à l’avenir, conformément à des traités ou accords internationaux visant à sauvegarder la santé des hommes, des animaux ou des plantes (notamment la Convention internationale de l’opium5, ou destinés à défendre la moralité publique ou ayant pour objet la sécurité internationale.
2.
En ce, qui concerne l’application de l’art. 3, l’engagement souscrit par le Canada6 ne lie que le Gouvernement fédéral sans engager les Gouvernements des Provinces auxquels la constitution canadienne donne le pouvoir d’interdire ou de restreindre, sur leur territoire, l’importation de certains produits.
3.
En ce qui concerne l’application des art. 4 et 5, l’adhésion du Brésil et du Canada n’implique, pour ces Etats, la responsabilité du Gouvernement fédéral, en matière d’exportation, que dans la mesure où il prend lui—même des dispositions tarifaires ou réglementaires visées auxdits articles, sans qu’il puisse assumer aucune responsabilité en ce qui concerne les dispositions de même ordre prises par les Etats ou Provinces en vertu des droits que la Constitution du pays leur confère.
4.
En ce qui concerne l’application de l’art. 4 et du second alinéa de l’art. 5, l’engagement souscrit par l’Allemagne n’implique pas l’obligation de publier certaines taxes minimes qu’elle perçoit ou certaines formalités spéciales qu’elle applique, lesquelles ne sont pas édictées par elle, mais instituées par l’un quelconque des Etats fédérés ou par une autorité locale quelconque.
5.
Pour l’application de l’art. 11, les Etats contractants reconnaissent que les règles établies par eux constituent des garanties minima qui pourront être réclamées par tous les Etats contractants, mais n’excluent pas l’extension ou l’adaptation desdites règles dans des accords bilatéraux ou autres que lesdits Etats institueraient volontairement entre eux.
6.
Etant données les conditions spéciales dans lesquelles ils se trouvent, les Gouvernements d’Espagne7, de Finlande, de Pologne et du Portugal8 ont déclaré qu’ils se réservent la faculté d’excepter, lors de la ratification, l’art. 10, et qu’ils ne s’obligent à appliquer ledit article qu’après une période de cinq ans à dater de ce jour.

Une déclaration analogue a été faite par les Gouvernements d’Espagne, de Grèce et du Portugal en ce qui concerne le 8° de l’art. 11 de la Convention et par les Gouvernements d’Espagne et du Portugal à l’égard du 3° du même article. Le Gouvernement polonais a fait une déclaration semblable au sujet de l’application de l’ensemble de cet article à l’exception des 1°, 2°, 4°, 5°, 7° et 9°, aux prescriptions desquels il accepte de se conformer dès la mise en vigueur, en ce qui le concerne, de ladite Convention.

Les autres Etats contractants, en déclarant qu’ils acceptent les réserves ainsi formulées, stipulent qu’ils ne seront eux—mêmes liés, pour les matières qui en font l’objet, à l’égard des Etats qui en bénéficient, que lorsque l’application des stipulations ainsi différées sera, de la part desdits Etats, devenue effective.

Les exceptions formulées ultérieurement par d’autres gouvernements au moment de leur ratification ou de leur adhésion, en ce qui concerne l’art. 10, l’art. 11 ou des dispositions particulières de ces articles, seront admises, pour la durée visée au premier alinéa et dans les conditions mentionnées au troisième alinéa ci—dessus, si le Conseil de la Société des Nations en décide ainsi, après consultation de l’organe technique prévu à l’art. 22 de la Convention.

Le présent protocole aura les mêmes force, valeur et durée que la Convention conclue à la date de ce jour et dont il doit être considéré comme faisant partie intégrante.

En foi de quoi, les Plénipotentiaires susnommés ont signé la présente Convention.

Fait à Genève, le trois novembre mil neuf cent vingt—trois, en simple expédition qui sera déposée dans les archives du Secrétariat de la Société des Nations; copie conforme en sera remise à tous les Etats représentés à la Conférence.

(Suivent les signatures)

  Champ d’application de la convention le 25 mai 2004

Etats parties

Ratification Adhésion (A) Déclaration de succession (S)

Entrée en vigueur

Afrique du Sud

29 août

1924

27 novembre

1924

Allemagne*

1er août

1925

30 octobre

1925

Australie**

13 mars

1925

11 juin

1925

Autriche

11 septembre

1924

10 décembre

1924

Belgique

Brésil*

10 juillet

1929

  8 octobre

1929

Bulgarie

10 décembre

1926

10 mars

1927

Chine

Hong Konga

  6 juin

1997

1er juillet

1997

Chypre

  6 mai

1964 S

16 août

1960

Danemark

17 mai

1924

27 novembre

1924

Egypte

23 mars

1925

21 juin

1925

Estonie

28 février

1930

29 mai

1930

Finlande*

23 mai

1928

21 août

1928

France***

13 septembre

1926

12 décembre

1926

Grèce*

  6 juillet

1927

  4 octobre

1927

Hongrie

23 février

1926

24 mai

1926

Inde

13 mars

1925

11 juin

1925

Iran

  8 mai

1925 A

  6 août

1925

Iraq

  3 mai

1934 A

1er août

1934

Israël

29 août

1966 A

27 novembre

1966

Italie

13 juin

1924

27 novembre

1924

Japon

29 juillet

1952

27 octobre

1952

Lesotho

12 janvier

1970 A

12 avril

1970

Lettonie

28 septembre

1931

27 décembre

1931

Liban

  9 mars

1933 A

  7 juin

1933

Luxembourg

10 juin

1927

  8 septembre

1927

Malawi

16 février

1967 A

17 mai

1967

Myanmar

13 mars

1925 A

11 juin

1925

Niger

14 mars

1966 A

12 juin

1966

Nigéria

14 septembre

1964 S

1er octobre

1960

Norvège

  7 septembre

1926

  6 décembre

1926

Nouvelle-Zélande

29 août

1924

27 novembre

1924

Pakistan

27 janvier

1951 S

15 août

1947

Pays-Bas*

30 mai

1925

28 août

1925

Curaçao

30 mai

1925

28 août

1925

Pologne*

  4 septembre

1931

  3 décembre

1931

République tchèque

  9 février

1996 S

1er janvier

1993

Roumanie*

23 décembre

1925

23 mars

1926

Royaume-Uni*

29 août

1924

27 novembre

1924

Salomon, Iles

  3 septembre

1981 S

  7 juillet

1978

Serbie-et-Monténégro

12 mars

2001 S

27 avril

1992

Singapour

22 décembre

1967 A

21 mars

1968

Slovaquie

28 mai

1993 S

1er janvier

1993

Suède

12 février

1926

13 mai

1926

Suisse

  3 janvier

1927

  3 avril

1927

Syrie

  9 mars

1933 A

  7 juin

1933

Thaïlande

19 mai

1925

17 août

1925

Tonga

11 novembre

1977 S

  4 juin

1970

Zimbababwe

1er décembre

1998 S

18 avril

1980

*

Réserves et déclarations, voir ci-après

**

A l’exclusion de l’Ile de Norfolk.

***

Ne s’applique pas aux colonies soumises à la souveraineté française.

a

Du 30 octobre 1995 au 30 juin 1997, la Convention était applicable à Hong Kong sur la base d’une déclaration d’extension territoriale du Royaume-Uni. A partir du 1er juillet 1997, Hong Kong est devenue une Région administrative spéciale (RAS) de la République populaire de Chine. En vertu de la déclaration chinoise du 6 juin 1997, la Convention est également applicable à la RAS Hong Kong à partir du 1er juillet 1997.

  Réserves et déclarations

Allemagne

Voir ch. 4 du protocole annexé à la convention.

Brésil

Voir ch. 3 du protocole annexé à la convention.

Finlande

Voir ch. 6 du protocole annexé à la convention.

Grèce

Voir ch. 6 du protocole annexé à la convention.

Pays—Bas

Les Pays—Bas ont déclaré, en se référant à l’art. 29 de la convention, que le Gouvernement néerlandais, tout en n’acceptant la convention que pour le Royaume en Europe, n’écarte pas d’une manière catégorique son adhésion en ce qui concerne les territoires d’outre—mer, mais que le Gouvernement diffère cette adhésion et se réserve d’adhérer ultérieurement soit pour l’ensemble, soit pour l’un ou l’autre de ses territoires d’outre—mer.

Pologne

Voir ch. 6 du protocole annexé à la convention.

Roumanie

Le gouvernement Royal de Roumanie fait les mêmes réserves que celles formulées par les différents gouvernements – insérés au ch. 6 du protocole – et en conséquence le Gouvernement Royal entend que l’art. 22 de la convention confère le droit de recourir à la procédure prévue dans ledit article aux seules Hautes Parties contractantes – pour des questions d’ordre général – les simples particuliers ne pouvant saisir que les autorités judiciaires nationales en cas de désaccord avec les autorités du Royaume.

Royaume-Uni

Il est déclaré dans l’instrument de ratification que celle—ci ne s’étend pas au Dominion du Canada, au Commonwealth d’Australie (ou tout territoire sous son autorité), à l’Etat libre d’Irlande et à l’Inde et qu’en vertu de la faculté prévue à l’art. 29 de la convention, cette ratification ne s’étend pas à l’île de Terre—Neuve ni aux territoires sous mandat de Sa Majesté Britannique: Irak et Nauru. Elle ne s’étend pas au Soudan.


RS 12 611; FF 1926 1933


1 Le texte anglais fait également foi.
2 RO 43 29.
3 La Société des Nations a été dissoute par résolution de son assemblée du 18 avril 1946 (FF 1946 II 1193). L’art. 23 let. e du Pacte de la SDN était ainsi conçu: « Sous la réserve, et en conformité des dispositions des conventions internationales actuellement existantes ou qui seront ultérieurement conclues, les membres de la Société: e. Prendront les dispositions nécessaires pour assurer la garantie et le maintien de la liberté des communications et du transit, ainsi qu’un équitable traitement du commerce de tous les membres de la Société, étant entendu que les nécessités spéciales des régions dévastées pendant la guerre de 1914–1918 devront être prises en considération.»
4 [RO 24 84 1. RO 44 463]. Actuellement «les stipulations de l’art. 25 de l’appendice B à la conv. du 9 mai 1980 relative aux transports internationaux ferroviaires» (RS 0.742.403.1).
5 RS 0.812.121.2
6 Ce pays a signé la présente convention mais ne l’a pas ratifiée.
7 Ce pays a signé la présente convention mais ne l’a pas ratifiée.
8 Ce pays a signé la présente convention mais ne l’a pas ratifiée.


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