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0.515.111

Traduzione1

Convenzione internazionale concernente le leggi e gli usi della guerra terrestre23

Conchiusa all’Aja il 29 luglio 1899
Approvata dall’Assemblea federale il 17 giugno 19074
Istrumento d’accessione depositato dalla Svizzera il 18/28 giugno 1907
Entrata in vigore il 28 giugno 1907

Sua Maestà l’Imperatore di Germania, Re di Prussia; Sua Maestà l’Imperatore d’Austria, Re di Boemia, ecc., e Re Apostolico d’Ungheria; Sua Maestà il Re dei Belgi; Sua Maestà il Re di Danimarca; in nome di Sua Maestà il Re di Spagna la Regina Reggente del Regno; il Presidente degli Stati Uniti d’America; il Presidente degli Stati Uniti Messicani; il Presidente della Repubblica Francese; Sua Maestà la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e d’Irlanda, Imperatrice delle Indie; Sua Maestà il Re degli Elleni; Sua Maestà il Re d’Italia; Sua Maestà l’Imperatore del Giappone; Sua Altezza Reale il Granduca di Lussemburgo, Duca di Nassau; Sua Altezza il Principe di Montenegro; Sua Maestà la Regina dei Paesi Bassi; Sua Maestà Imperiale lo Scià di Persia; Sua Maestà il Re del Portogallo e degli Algarvi, ecc.; Sua Maestà il Re di Romania; Sua Maestà l’Imperatore di Tutte le Russie; Sua Maestà il Re di Serbia; Sua Maestà il Re di Siam; Sua Maestà il Re di Svezia e di Norvegia; Sua Maestà l’Imperatore degli Ottomani e Sua Altezza Reale il Principe di Bulgaria,

considerando che non basta di cercare i mezzi idonei ad assicurare la pace e ad impedire i conflitti armati fra gli Stati, ma che si deve por mente anche al caso in cui una guerra sia provocata da avvenimenti che non poterono essere scongiurati dai loro sforzi;

animati dal desiderio di servire anche in questo caso estremo agli interessi dell’umanità ed alle sempre crescenti esigenze della civiltà;

considerando che a tal uopo è necessario sottoporre a revisione le leggi e gli usi generali della guerra, sia per meglio determinarli, sia per tracciar loro certi limiti, affine di mitigarne per quanto è possibile l’asprezza;

partendo da tutti questi concetti che oggi, come 25 anni or sono alla Conferenza di Bruxelles del 1874, sono dettati da una savia e generosa previdenza;

hanno, in questo senso, adottato numerose disposizioni intese a stabilire e regolare gli usi della guerra terrestre.

Secondo le Alte Parti contraenti, queste disposizioni, la cui redazione è stata ispirata dal desiderio di lenire i mali della guerra, per quanto lo consentono le necessità militari, devono servire ai belligeranti di norma generale, così nelle relazioni fra di loro come in quelle colle popolazioni.

Non fu però dato d’intendersi fin d’ora sopra certe disposizioni da applicarsi a tutti i casi praticamente possibili.

Dall’altro lato, non poteva essere negli intendimenti delle Alte Parti contraenti di ritenere che i casi non previsti rimanessero, in mancanza di clausole scritte, abbandonati senz’altro all’arbitrio dei comandanti gli eserciti.

Attendendo che si possa istituire col tempo un codice completo delle leggi della guerra, le Alte Parti contraenti stimano opportuno di stabilire che nei casi che non hanno potuto essere previsti nelle disposizioni da esse adottate, le popolazioni e i belligeranti rimangono sotto l’egida e la signorìa dei principî del diritto delle genti, quali risultano dagli usi vigenti fra gli Stati civili, dalle leggi dell’umanità e dalle esigenze della coscienza pubblica.

Esse dichiarano che segnatamente gli articoli 1 e 2 del Regolamento adottato vanno intesi in questo senso.

Le Alte Parti contraenti, desiderando conchiudere una Convenzione a tale scopo, hanno nominato Loro Plenipotenziari:

(Seguono i nomi dei plenipotenziari)

i quali, dopo essersi comunicati i loro pieni poteri e averli trovati in buona e debita forma, sono addivenuti alla stipulazione dei seguenti articoli:

Art. 1

Le Alte Parti contraenti daranno alle loro forze armate di terra delle istruzioni conformi al Regolamento sulle leggi e gli usi della guerra terrestre annesso alla presente Convenzione.

Art. 2

Le disposizioni del Regolamento menzionato all’articolo 1, non sono vincolanti che per le Potenze contraenti, nel caso d’una guerra fra due o più di loro.

Queste disposizioni cesseranno di aver vigore dal momento in cui, in una guerra fra Stati contraenti, una Potenza non contraente si unisca ad uno dei belligeranti.

Art. 3

La presente Convenzione sarà ratificata il più presto possibile.

Gli atti di ratificazione saranno depositati all’Aja.

Del deposito di ciascuna ratificazione si stenderà un verbale, di cui si trasmetterà copia autentica nelle vie diplomatiche a tutti gli Stati contraenti.

Art. 4

Le Potenze non firmatarie possono aderire alla presente Convenzione.

A tal uopo esse faranno conoscere la loro adesione alle Potenze contraenti, per mezzo di una notificazione scritta, diretta al Governo dei Paesi Bassi e da questo comunicata a tutte le altre Potenze contraenti.

Art. 5

Ove una delle Potenze contraenti denunziasse la presente Convenzione, questa denunzia non sortirà il suo effetto se non dopo un anno dal giorno in cui la notificazione sia stata fatta per iscritto al Governo dei Paesi Bassi, e da questo subito trasmessa a tutti gli altri Stati contraenti.

La denunzia stessa non sarà efficace se non in confronto della Potenza che l’avrà notificata.

In fede di che, i Plenipotenziari hanno firmato la presente Convenzione e l’hanno munita dei loro sigilli.

Fatto all’Aja, il ventinove di luglio del mille ottocento novantanove, in un solo esemplare che rimarrà depositato nell’archivio del Governo dei Paesi Bassi e copie del quale, certificate conformi, saranno consegnate in via diplomatica alle Potenze contraenti.

(Seguono le firme)


  Allegato

  Regolamento sulle leggi e gli usi della guerra terrestre

  Sezione I: Dei belligeranti

  Capitolo I: Chi sia belligerante

Art. 1

Le leggi, i diritti e i doveri della guerra non si applicano soltanto all’esercito, ma anche alle milizie e ai corpi di volontari che soddisfino alle seguenti condizioni, cioè:

1.
di avere alla loro testa una persona responsabile per i suoi subordinati;
2.
di recare un distintivo fisso e riconoscibile a distanza;
3.
di portare le armi apertamente;
4.
di conformarsi nelle loro operazioni alle leggi e agli usi della guerra.

Nei paesi dove le milizie o i corpi di volontari costituiscano l’esercito o ne facciano parte, essi sono compresi sotto la denominazione di «esercito».

Art. 2

La popolazione di un territorio non occupato, che all’avvicinarsi del nemico prende spontaneamente le armi per combattere le truppe d’invasione senza avere avuto il tempo di organizzarsi in conformità dell’articolo 1, sarà considerata come belligerante purché rispetti le leggi e gli usi della guerra.

Art. 3 Capitolo II: Dei prigionieri di guerra

Le forze armate delle parti belligeranti possono comporsi di combattenti e di non combattenti. In caso di cattura da parte del nemico, sì gli uni che gli altri hanno diritto ad essere trattati come prigionieri di guerra.

Capitolo II: Dei prigionieri di guerra1


1 Le Conv. di Ginevra del 1929 (RS 0.518.41 art. 89) e del 1949 (RS 0.518.42 art. 135) relative al trattamento dei prigionieri di guerra completano questo capitolo nei rapporti fra gli Stati contraenti.

Art. 4

I prigionieri di guerra sono in potere del Governo nemico, ma non degli individui o dei corpi che li hanno catturati.

Essi devono essere trattati con mitezza.

Tutto ciò che appartiene loro personalmente, ad eccezione delle armi, dei cavalli e delle carte militari, rimane di loro proprietà.

Art. 5

I prigionieri di guerra possono essere internati in una città, fortezza, campo o località qualunque, coll’obbligo di non allontanarsene oltre un determinato limite, ma non possono essere rinchiusi che per indispensabile misura di sicurezza.

Art. 6

Lo Stato ha diritto d’adoperare i prigionieri di guerra in lavori corrispondenti al loro grado ed all’attitudine loro. Questi lavori non saranno però eccessivi e non staranno in alcun rapporto colle operazioni della guerra.

I prigionieri di guerra possono essere autorizzati a lavorare per conto di amministrazioni pubbliche o di privati, o per loro proprio conto.

I lavori eseguiti per lo Stato sono pagati secondo le tariffe in vigore per i militi dell’esercito nazionale che eseguiscano gli stessi lavori.

Se i lavori sono fatti per altre amministrazioni pubbliche o per privati, le condizioni saranno stabilite d’accordo coll’autorità militare.

La mercede dei prigionieri servirà ad alleviare la loro posizione, e il soprappiù sarà loro consegnato al momento della liberazione, dedotte le spese di mantenimento.

Art. 7

Il Governo in potere del quale si trovano i prigionieri di guerra, è incaricato del loro mantenimento.

In mancanza di speciale accordo fra i belligeranti, i prigionieri di guerra saranno trattati, quanto alla nutrizione, al vestiario e all’alloggio, nello stesso modo che le truppe del Governo che li avrà catturati.

Art. 8

I prigionieri di guerra saranno sottoposti alle leggi, ai regolamenti ed agli ordini in vigore presso l’esercito dello Stato in potere del quale si trovano. Ogni atto d’insubordinazione autorizza, in confronto loro, le necessarie misure di rigore.

I prigionieri evasi, ma ripresi prima che abbiano raggiunto il loro esercito o lasciato il territorio occupato dall’esercito che li ha catturati, possono esser puniti con pene disciplinari.

I prigionieri che dopo esser riusciti ad evadere, vengano nuovamente catturati, non possono essere puniti per tale evasione.

Art. 9

Ogni prigioniero di guerra è in obbligo di manifestare, a richiesta, il suo nome, cognome e grado. Ove contravvenisse a tale obbligo, egli si esporrebbe a una restrizione dei vantaggi concessi ai prigionieri di guerra della sua categoria.

Art. 10

I prigionieri di guerra possono essere rimessi in libertà sulla loro parola d’onore, se le leggi del proprio paese ve li autorizzano. In tal caso essi sono, sotto la garanzia dell’onor loro personale, tenuti ad adempiere scrupolosamente gli impegni contratti tanto verso il proprio Governo, quanto verso quello che li ha catturati.

Nello stesso caso, il loro proprio Governo è tenuto a non esigere nè accettare da loro verun servizio contrario alla parola data.

Art. 11

Un prigioniero di guerra non può essere costretto ad accettare la propria libertà sulla parola, similmente, il Governo nemico non è tenuto ad esaudire la domanda d’un prigioniero di guerra di esser rilasciato in libertà sulla parola.

Art. 12

Ogni prigioniero di guerra, rilasciato in libertà sulla parola e ripreso mentre impugnava le armi contro il Governo verso il quale si era impegnato sulla parola o contro gli alleati di questo Governo, perde il diritto al trattamento dei prigionieri di guerra e può essere deferito ai tribunali.

Art. 13

Gli individui che seguono un esercito senza farne direttamente parte, come i corrispondenti di giornali, i vivandieri, i fornitori, che cadono in potere del nemico e che questo reputa opportuno di trattenere, hanno diritto al trattamento dei prigionieri di guerra, a patto che siano muniti di una legittimazione dell’autorità militare dell’esercito che accompagnano.

Art. 14

Fin dal principio delle ostilità, s’istituirà in ciascuno degli Stati belligeranti e, dato il caso, nei paesi neutrali che abbiano accolto dei belligeranti sul loro territorio, un Ufficio d’informazioni sui prigionieri di guerra. Quest’ufficio, incaricato di rispondere a tutte le domande concernenti i prigionieri di guerra, riceve dai vari servizi competenti tutte le indicazioni necessarie per poter riempire una scheda per ogni singolo prigioniero. Esso è tenuto al corrente degli internamenti e delle mutazioni, nonchè delle entrate negli ospedali e dei decessi.

L’ufficio d’informazioni raccoglie inoltre tutti gli oggetti d’uso personale, valori, lettere, ecc., che venissero trovati sul campo di battaglia o lasciati dai prigionieri decessi in ospedali o ambulanze, e li trasmette agli interessati.

Art. 15

Le società di soccorso pei prigionieri di guerra, regolarmente costituite secondo le leggi del proprio paese e che abbiano per iscopo di servire da intermediarie dell’azione caritatevole, riceveranno da parte dei belligeranti, per se stesse e per i loro agenti debitamente accreditati, tutte le facilitazioni compatibili colle necessità militari e colle regole amministrative, onde possano soddisfare al loro compito umanitario. I delegati di queste società potranno essere ammessi a distribuire soccorsi nei depositi d’internamento, nonché ai luoghi di fermata dei prigionieri rimpatriati, sempre che si provvedano a tal uopo di un permesso personale rilasciato dall’autorità militare, e s’impegnino per iscritto ad assoggettarsi a tutte le misure di ordine e di polizia da quest’ultima prescritte.

Art. 16

Gli uffici d’informazioni godono della franchigia di porto. Le lettere, i vaglia, gli invii di denaro, nonché i pacchi postali destinati ai prigionieri di guerra o da essi spediti, saranno esenti da ogni tassa postale, tanto nei paesi d’origine e di destinazione, quanto in quelli intermedi.

I doni e soccorsi in natura destinati ai prigionieri di guerra, saranno ammessi in franchigia di qualsiasi diritto d’entrata o d’altro genere e di qualsiasi tassa di trasporto sulle ferrovie esercitate dallo Stato.

Art. 17

Gli ufficiali prigionieri potranno ricevere il supplemento di soldo che fosse loro assegnato, nella situazione in cui si trovano, dalle ordinanze del loro paese, salvo il rimborso a carico del Governo rispettivo.

Art. 18

Ai prigionieri di guerra sarà lasciata piena libertà per ciò che riguarda l’esercizio della propria religione, compresa l’assistenza agli uffici del loro culto, alla sola condizione che si conformino alle misure di ordine e di polizia prescritte dall’autorità militare.

Art. 19

I testamenti dei prigionieri di guerra saranno ricevuti o stesi nelle stesse condizioni che per i militi dell’esercito nazionale.

Si seguiranno le medesime norme anche per ciò che riguarda gli atti relativi all’accertamento dei decessi e all’inumazione dei prigionieri di guerra, tenendo conto del loro grado e del loro rango.

Art. 20 Capitolo III: Dei malati e dei feriti

Conchiusa la pace, il rimpatrio dei prigionieri si farà nel più breve termine possibile.

Capitolo III: Dei malati e dei feriti

Art. 21 Sezione II: Delle ostilità Capitolo I: Dei mezzi con cui nuocere al nemico, degli assedi e dei
bombardamenti

Gli obblighi dei belligeranti circa il servizio dei malati e dei feriti sono regolati dalla Convenzione di Ginevra del 22 agosto 18641, salvo le modifiche che vi venissero introdotte.

Sezione II: Delle ostilità2

Capitolo I: Dei mezzi con cui nuocere al nemico, degli assedi e dei
bombardamenti


1 [RU VIII 513. CS 11 art. 31 cpv. 1]. Questa Conv. è stata sostituita dalle Conv. per migliorare la sorte dei feriti e malati negli eserciti in campagna, del 27 lug. 1929 (RS 0.518.11) e del 12 ago. 1949 (RS 0.518.12).
2 Nei rapporti fra gli Stati legati da questa Conv. e dalla Conv. di Ginevra del 12 ago. 1949 per la protezione delle persone civili in tempo di guerra (RS 0.518.51) quest’ultima completa le disposizioni della presente Sezione Il, in virtù del suo art. 154.

Art. 22

I belligeranti non hanno un diritto illimitato quanto alla scelta dei mezzi con cui nuocere al nemico.

Art. 23

Oltre ai divieti sanciti da convenzioni speciali, è segnatamente proibito:

a.
i far uso di veleni o di armi avvelenate;
b.
i uccidere o di ferire a tradimento individui appartenenti alla nazione o all’armata nemica;
c.
i uccidere o di ferire un nemico che avendo deposte le armi o non essendo più in grado di difendersi, si è reso a discrezione;
d.
i dichiarare che non sarà dato quartiere;
e.
i far uso di armi, proiettili o materie atti a cagionare inutili sofferenze;
f.
i abusare della bandiera parlamentare, della bandiera nazionale, delle insegne militari e dell’uniforme del nemico, nonchè dei segni distintivi della Convenzione di Ginevra;
g.
i distruggere o di sequestrare proprietà nemiche, salvochè tali distruzioni e sequestri fossero imperiosamente richiesti dalle necessità della guerra.
Art. 24

Gli stratagemmi di guerra e l’uso dei mezzi occorrenti per procacciarsi delle informazioni sul nemico e sul terreno, sono riguardati come leciti.

Art. 25

E proibito di attaccare o bombardare città, villaggi, abitazioni o fabbricati che non siano difesi.

Art. 26

Prima di bombardare, e salvo il caso di un attacco di viva forza, il comandante delle truppe assalitrici dovrà fare quanto sta in lui per avvertirne le autorità del luogo.

Art. 27

Negli assedi e nei bombardamenti si dovranno prendere tutte le misure necessarie al fine di risparmiare, per quanto è possibile, gli edifici dedicati al culto, alle arti, alle scienze e alla beneficenza, gli ospedali e i luoghi di ricovero dei malati e feriti, a condizione che non siano adoperati in pari tempo a uno scopo militare.

È dovere degli assediati di indicare questi edifizi o luoghi di ricovero con segni visibili speciali da notificarsi anticipatamente all’assediante.

Art. 28 Capitolo Il: Delle spie

È proibito di abbandonare al saccheggio una città od una località anche se presa d’assalto.

Capitolo Il: Delle spie

Art. 29

È da riguardarsi come spia solo colui che clandestinamente o sotto falsi pretesti raccolga o cerchi di raccogliere informazioni nella zona d’operazione di un belligerante, coll’intendimento di comunicarle all’avversario.

Non sono, pertanto, spie i militari non tasvestiti che fossero penetrati nella zona d’operazione del nemico affine di raccogliervi informazioni. Similmente, non sono considerati come spie i militari e i non militari, che adempiono apertamente la loro missione, incaricati di trasmettere dispacci destinati sia al proprio esercito, sia a quello nemico. Appartengono a questa categoria anche gli individui mandati in pallone per trasmettere dei dispacci e in genere per mantenere le comunicazioni fra le varie parti di un esercito o di un territorio.

Art. 30

La spia colta in flagrante non potrà essere punita senza previo giudizio.

Art. 31 Capitolo III: Dei parlamentari

Una spia che dopo aver raggiunto l’esercito a cui appartiene, è catturata più tardi dal nemico, sarà trattata come prigioniero di guerra, e non incorre in veruna responsabilità pei suoi atti anteriori di spionaggio.

Capitolo III: Dei parlamentari

Art. 32

È parlamentario l’individuo autorizzato da uno dei belligeranti ad entrare in trattative coll’altro e che si presenti con bandiera bianca. Egli ha diritto all’inviolabilità, e così pure il trombettiere o tamburo, il portabandiera e l’interprete che l’accompagnassero.

Art. 33

Il comandante di truppe al quale il parlamentario è inviato, non è tenuto a riceverlo in ogni circostanza.

Egli può prendere tutte le misure necessarie per impedire al parlamentario di profittare della sua missione al fine d’informarsi.

In caso di abuso egli ha il diritto di trattenere temporaneamente il parlamentario.

Art. 34 Capitolo IV: Delle capitolazioni

Il parlamentario perde il suo diritto alla inviolabilità quando sia provato in modo positivo e irrefutabile ch’egli ha profittato della sua posizione privilegiata per commettere o provocare un atto di tradimento.

Capitolo IV: Delle capitolazioni

Art. 35 Capitolo V: Dell’armistizio

Le capitolazioni stipulate fra le parti belligeranti devono tener conto delle regole dell’onore militare.

Una volta fissate, esse devono essere osservate scrupolosamente da entrambe le parti.

Capitolo V: Dell’armistizio

Art. 36

L’armistizio sospende le operazioni di guerra mediante un mutuo accordo fra le parti belligeranti. Ove la durata non ne sia stabilita, le parti belligeranti possono sempre riprendere le operazioni, purchè il nemico ne sia avvertito nel tempo convenuto, conformemente alle condizioni dell’armistizio.

Art. 37

L’armistizio può essere generale o locale. Il primo sospende dappertutto le operazioni di guerra degli Stati belligeranti; il secondo solamente per certe frazioni degli eserciti belligeranti ed entro un raggio determinato.

Art. 38

L’armistizio dev’essere notificato ufficialmente e in tempo utile alle autorità competenti ed alle truppe. Le ostilità saranno sospese subito dopo questa notificazione o nel termine stabilito.

Art. 39

Dipende dalle parti contraenti di fissare, nelle clausole dell’armistizio, i rapporti che potranno intercedere sul teatro della guerra colle popolazioni e fra di loro.

Art. 40

Ogni violazione grave dell’armistizio commessa da una delle parti conferisce all’altra il diritto di denunziarlo, e in caso d’urgenza anche di riprendere immediatamente le ostilità.

Art. 41 Sezione III: Del potere militare sul territorio dello Stato nemico

La violazione delle clausole dell’armistizio per opera di privati che agiscano di loro propria iniziativa, conferisce soltanto il diritto di richiedere la punizione dei colpevoli, e, se occorre, un’indennità per le perdite subite.

Sezione III: Del potere militare sul territorio dello Stato nemico1


1 Nei rapporti fra gli Stati legati da questa Conv. e dalla Conv. di Ginevra del 12 ago. 1949 per la protezione delle persone civili in tempo di guerra (RS 0.518.51) quest’ultima completa le disposizioni della presente Sezione III, in virtù del suo art. 154.

Art. 42

Un territorio è ritenuto occupato quando si trovi effettivamente in potere dell’esercito nemico.

L’occupazione si estende soltanto ai territori su cui tale potere è stabilito e può essere esercitato.

Art. 43

Dopo che l’autorità del potere legale sia passata di fatto nelle mani dell’occupante, questi prenderà tutti i provvedimenti che dipendono da lui affine di ristabilire ed assicurare, per quanto è possibile, l’ordine e la vita pubblica, rispettando, salvo impedimento assoluto, le leggi vigenti nel paese.

Art. 44

E proibito di forzare la popolazione di un territorio occupato a prender parte alle operazioni militari contro il proprio paese.

Art. 45

È proibito di costringere la popolazione d’un territorio occupato a prestar giuramento alla potenza nemica.

Art. 46

L’onore e i diritti della famiglia, la vita degli individui e la proprietà privata, al pari delle convinzioni religiose e dell’esercizio dei culti, devono essere rispettati.

La proprietà privata non può essere confiscata.

Art. 47

Il saccheggio è formalmente proibito.

Art. 48

Ove l’occupante riscuota, nel territorio occupato, le imposte, le tasse e le gabelle istituite a favore dello Stato, lo farà, per quanto è possibile, secondo le norme vigenti per la loro esazione e ripartizione; esso avrà quindi l’obbligo di provvedere alle spese dell’amministrazione del territorio occupato nella stessa misura in cui vi era tenuto il Governo legale.

Art. 49

Se oltre alle imposte di cui al precedente articolo, l’occupante riscuote anche altre contribuzioni in denaro nel territorio occupato, esso non potrà farlo che per i bisogni dell’esercito o dell’amministrazione di questo territorio.

Art. 50

Nessuna pena collettiva, pecuniaria od altra, può essere inflitta alle popolazioni per atti di singoli individui dei quali esse non possano riguardarsi come solidalmente responsabili.

Art. 51

Nessuna contribuzione può esser riscossa se non in virtù di un ordine scritto e sotto la responsabilità di un generale in capo.

Tale riscossione non sarà fatta, per quanto è possibile, se non giusta le norme vigenti per la fissazione e il riparto delle imposte.

Per ogni contribuzione si rilascerà al contribuente una ricevuta.

Art. 52

Non si potranno richiedere contribuzioni in natura e prestazioni di servizi dai comuni e dagli abitanti, se non per i bisogni dell’esercito d’occupazione. Esse saranno proporzionate alle risorse del paese e tali da non implicare per le popolazioni l’obbligo di prender parte alle operazioni della guerra contro la propria patria.

Queste requisizioni e prestazioni di servizi non saranno richieste che col permesso del comandante del territorio occupato.

Le prestazioni in natura saranno pagate, per quanto è possibile, in contanti; se no, si rilasceranno per esse delle ricevute.

Art. 53

L’esercito d’occupazione non potrà sequestrare che il numerario, i fondi e i crediti esigibili spettanti in proprio allo Stato, i depositi di armi, i mezzi di trasporto, i magazzini e gli approvvigionamenti, ed in genere le proprietà mobiliari dello Stato atte a servire alle operazioni della guerra.

Il materiale delle ferrovie, i telegrafi di terra, i telefoni, i piroscafi ed altri mezzi di navigazione, salvo i casi regolati dalla legge marittima, nonchè i depositi di armi ed in genere ogni specie di munizioni da guerra, ancorchè appartenenti a società od a privati, sono pure dei mezzi atti a servire alle operazioni della guerra, ma dovranno essere restituiti e le relative indennità saranno regolate a pace conchiusa.

Art. 54

Il materiale ferroviario proveniente da Stati neutrali, sia che appartenga a questi Stati o a società o a privati, sarà loro restituito il più presto possibile.

Art. 55

L’occupante non si considererà se non come amministratore od usufruttuario degli edifizi pubblici, degli immobili, delle foreste, aziende agricole, ecc. appartenenti allo Stato nemico e che si trovano nel paese occupato. Egli dovrà quindi salvaguardare la sostanza di queste proprietà e amministrarle secondo le regole dell’usufrutto.

Art. 56 Sezione IV: Dei belligeranti internati e dei feriti curati presso Stati
neutrali

I beni dei comuni, quelli degli istituti consacrati al culto, alla carità e all’istruzione, alle arti ed alle scienze, anche se appartenenti allo Stato, saranno trattati come proprietà privata.

Ogni asportazione, distruzione o guasto intenzionale di simili istituti, di monumenti storici, di opere d’arte o di scienza è vietato e deve essere punito.

Sezione IV: Dei belligeranti internati e dei feriti curati presso Stati
neutrali1


1 Vedi anche la Conv. del 18 ott. 1907 concernente i diritti e i doveri delle Potenze e delle persone neutrali in caso di guerra per terra (RS 0.515.21).

Art. 57

Lo Stato neutrale che riceve sul suo territorio delle truppe appartenenti agli eserciti belligeranti deve internarle il più lontano possibile dal teatro della guerra.

Esso potrà custodirle in accampamenti ed anche rinchiuderle in fortezze o in luoghi a ciò appropriati.

Deciderà se gli ufficiali possano essere lasciati in libertà verso promessa sulla parola che non abbandoneranno senza permesso il territorio dello Stato neutrale.

Art. 58

In difetto di speciali accordi, lo Stato neutrale deve somministrare agli internati i viveri, gli indumenti ed i soccorsi richiesti dall’umanità.

Le spese cagionate dall’internamento saranno rimborsate a pace conchiusa.

Art. 59

Lo Stato neutrale potrà autorizzare il passaggio sul suo territorio di feriti o malati appartenenti agli eserciti belligeranti, a condizione che i relativi treni non trasportino nè personale nè materiale da guerra. In simili casi lo Stato neutrale ha l’obbligo di prendere le misure di sicurezza e di controllo necessarie.

I feriti o malati condotti in tali condizioni sul territorio neutrale da uno dei belligeranti e appartenenti all’altro, dovranno essere custoditi dallo Stato neutrale per modo che non possano più prender parte alle operazioni della guerra. Allo Stato neutrale incombono gli stessi obblighi per riguardo ai feriti o malati dell’altro esercito che gli venissero affidati.

Art. 60 Campo d’applicazione della convenzione il 1° aprile 1981

La Convenzione di Ginevra si applica ai feriti e ai malati internati su territorio neutrale.

Campo d’applicazione della convenzione il 1° aprile 1981

Giusta l’art. 4 della convenzione del 18 ottobre 1907 (RS 0.515.112) la Svizzera rimane vincolata alla presente convenzione nei rapporti con i paesi seguenti:

Stati partecipanti

Ratificazione o adesione Conforma (C)

Entrata in vigore

Argentina

17 giugno

1907

Bulgaria

  4 settembre

1900

Cile

19 giugno

1907

Colombia

30 gennaio

1907

Corea

17 marzo

1903

Equatore

31 luglio

1907

Grecia

  4 aprile

1901

Honduras

21 agosto

1906

Iran

  4 settembre

1900

Italia

  4 settembre

1900

Jugoslavia

27 marzo

1969 C

1° dicembre

1918

Paraguay

12 aprile

1907

Perù

24 novembre

1903

Rep. Dominicana

13 aprile

1907

Spagna

  4 settembre

1900

Turchia

12 giugno

1907

Uruguay

21 giugno

1906

Venezuela

1° marzo

1907


 CS 11 373; FF 1900 III 1, 1907 I 824 ediz. ted. 1900 III 73, 1907 II 134 ediz. franc.


1 Il testo originale è pubblicato sotto lo stesso numero nell’ediz. franc. della presente Raccolta.2 Per la Svizzera questa Conv. è ancora applicabile nei suoi rapporti con quegli Stati che non hanno aderito alla Conv. del 18 ott. 1907 (RS 0.515.112 art. 4). Vedi l’elenco degli Stati partecipanti qui appresso.3 Trattasi della Il Conv. conchiusa alla Conferenza per la pace all’Aja, del 1899. L’atto finale di questa Conferenza è pubblicato in RS 0.193.211 in fine.4 RU 23 249.


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0.515.111

Texte original

Convention concernant les lois et coutumes de la guerre sur terre12

Conclue à La Haye le 29 juillet 1899
Approuvée par l’Assemblée fédérale le 17 juin 19073
Instrument d’adhésion déposé par la Suisse les 18/28 juin 1907
Entrée en vigueur pour la Suisse le 28 juin 1907

(Etat le 5 novembre 1999)

Sa Majesté l’Empereur d’Allemagne, Roi de Prusse; Sa Majesté l’Empereur d’Autriche, Roi de Bohême, etc., et Roi Apostolique de Hongrie; Sa Majesté le Roi des Belges; Sa Majesté le Roi de Danemark; Sa Majesté le Roi d’Espagne et en Son Nom Sa Majesté la Reine—Régente du Royaume; le Président des Etats—Unis d’Amérique; le Président des Etats—Unis Mexicains; le Président de la République Française; Sa Majesté la Reine du Royaume—Uni de la Grande-Bretagne et d’Irlande, Impératrice des Indes; Sa Majesté le Roi des Hellènes; Sa Majesté le Roi d’Italie; Sa Majesté l’Empereur du Japon; Son Altesse Royale le Grand—Duc de Luxembourg, Duc de Nassau; Son Altesse le Prince de Monténégro; Sa Majesté la Reine des Pays—Bas; Sa Majesté Impériale le Schah de Perse; Sa Majesté le Roi de Portugal et des Algarves, etc.; Sa Majesté le Roi de Roumanie; Sa Majesté l’Empereur de Toutes les Russies; Sa Majesté le Roi de Serbie; Sa Majesté le Roi de Siam; Sa Majesté le Roi de Suède et de Norvège; Sa Majesté l’Empereur des Ottomans, et Son Altesse Royale le Prince de Bulgarie,

considérant que, tout en recherchant les moyens de sauvegarder la paix et de prévenir les conflits armés entre les nations, il importe de se préoccuper également du cas où l’appel aux armes serait amené par des événements que Leur sollicitude n’aurait pu détourner;

animés du désir de servir encore, dans cette hypothèse extrême, les intérêts de l’humanité et les exigences toujours progressives de la civilisation;

estimant qu’il importe, à cette fin, de reviser les lois et coutumes générales de la guerre, soit dans le but de les définir avec plus de précision, soit afin d’y tracer certaines limites destinées à en restreindre autant que possible les rigueurs;

s’inspirant de ces vues recommandées aujourd’hui, comme il y a vingt—cinq ans, lors de la Conférence de Bruxelles de 1874, par une sage et généreuse prévoyance;

ont, dans cet esprit, adopté un grand nombre de dispositions qui ont pour objet de définir et de régler les usages de la guerre sur terre.

Selon les vues des Hautes Parties contractantes, ces dispositions, dont la rédaction a été inspirée par le désir de diminuer les maux de la guerre, autant que les nécessités militaires le permettent, sont destinées à servir de règle générale de conduite aux belligérants, dans leurs rapports entre eux et avec les populations.

Il n’a pas été possible toutefois de concerter dès maintenant des stipulations s’étendant à toutes les circonstances qui se présentent dans la pratique.

D’autre part, il ne pouvait entrer dans les intentions des Hautes Parties contractantes que les cas non prévus fussent, faute de stipulation écrite, laissés à l’appréciation arbitraire de ceux qui dirigent les armées.

En attendant qu’un code plus complet des lois de la guerre puisse être édicté, les Hautes Parties contractantes jugent opportun de constater que, dans les cas non compris dans les dispositions réglementaires adoptées par Elles, les populations et les belligérants restent sous la sauvegarde et sous l’empire des principes du droit des gens, tels qu’ils résultent des usages établis entre nations civilisées, des lois de l’humanité et des exigences de la conscience publique.

Elles déclarent que c’est dans ce sens que doivent s’entendre notamment les articles un et deux du Règlement adopté,

Les Hautes Parties contractantes désirant conclure une Convention à cet effet ont nommé pour Leurs plénipotentiaires, savoir:

(Suivent les noms des plénipotentiaires)

lesquels, après s’être communiqué leurs pleins pouvoirs, trouvés en bonne et due forme, sont convenus de ce qui suit:

Art. 1

Les Hautes Parties contractantes donneront à leurs forces armées de terre des instructions qui seront conformes au Règlement concernant les lois et coutumes de la guerre sur terre, annexé à la présente Convention.

Art. 2

Les dispositions contenues dans le Règlement visé à l’article premier ne sont obligatoires que pour les Puissances contractantes, en cas de guerre entre deux ou plusieurs d’entre elles.

Ces dispositions cesseront d’être obligatoires du moment où, dans une guerre entre des Puissances contractantes, une Puissance non contractante se joindrait à l’un des belligérants.

Art. 3

La présente Convention sera ratifiée dans le plus bref délai possible.

Les ratifications seront déposées à La Haye.

Il sera dressé du dépôt de chaque ratification un procès—verbal, dont une copie, certifiée conforme, sera remise par la voie diplomatique à toutes les Puissances contractantes.

Art. 4

Les Puissances non signataires sont admises à adhérer à la présente Convention.

Elles auront, à cet effet, à faire connaître leur adhésion aux Puissances contractantes, au moyen d’une notification écrite, adressée au Gouvernement des Pays—Bas et communiquée par celui—ci à toutes les autres Puissances contractantes.

Art. 5

S’il arrivait qu’une des Hautes Parties contractantes dénonçât la présente Convention, cette dénonciation ne produirait ses effets qu’un an après la notification faite par écrit au Gouvernement des Pays—Bas et communiquée immédiatement par celui—ci à toutes les autres Puissances contractantes.

Cette dénonciation ne produira ses effets qu’à l’égard de la Puissance qui l’aura notifiée.

En foi de quoi, les Plénipotentiaires ont signé la présente Convention et l’ont revêtue de leurs cachets.

Fait à La Haye, le vingt—neuf juillet mil huit cent quatre—vingt dix—neuf, en un seul exemplaire qui restera déposé dans les archives du Gouvernement des Pays—Bas et dont les copies, certifiées conformes, seront remises par la voie diplomatique aux Puissances contractantes.

(Suivent les signatures)


  Annexe

  Règlement concernant les lois et coutumes de la guerre sur terre

  Section I Des belligérants

  Chapitre I De la qualité de belligérant

Art. 1

Les lois, les droits et les devoirs de la guerre ne s’appliquent pas seulement à l’armée, mais encore aux milices et aux corps de volontaires réunissant les conditions suivantes:

1.
d’avoir à leur tête une personne responsable pour ses subordonnés,
2.
d’avoir un signe distinctif fixe et reconnaissable à distance;
3.
de porter les armes ouvertement et
4.
de se conformer dans leurs opérations aux lois et coutumes de la guerre.

Dans les pays où les milices ou des corps de volontaires constituent l’armée ou en font partie, ils sont compris sous la dénomination d’armée.

Art. 2

La population d’un territoire non occupé qui, à l’approche de l’ennemi, prend spontanément les armes pour combattre les troupes d’invasion sans avoir eu le temps de s’organiser conformément à l’article premier sera considérée comme belligérante si elle respecte les lois et coutumes de la guerre.

Art. 3

Les forces armées des parties belligérantes peuvent se composer de combattants et de non combattants. En cas de capture par l’ennemi, les uns et les autres ont droit au traitement des prisonniers de guerre.


  Chapitres II Des prisonniers de guerre1 

Art. 4

Les prisonniers de guerre sont au pouvoir du Gouvernement ennemi, mais non des individus ou des corps qui les ont capturés.

Ils doivent être traités avec humanité.

Tout ce qui leur appartient personnellement, excepté les armes, les chevaux et les papiers militaires, reste leur propriété.

Art. 5

Les prisonniers de guerre peuvent être assujettis à l’internement dans une ville, forteresse, camp ou localité quelconque, avec obligation de ne pas s’en éloigner au delà de certaines limites déterminées—, mais ils ne peuvent être enfermés que par mesure de sûreté indispensable.

Art. 6

L’Etat peut employer, comme travailleurs, les prisonniers de guerre, selon leur grade et leurs aptitudes. Ces travaux ne seront pas excessifs et n’auront aucun rapport avec les opérations de la guerre.

Les prisonniers peuvent être autorisés à travailler pour le compte d’administrations publiques ou de particuliers, ou pour leur propre compte.

Les travaux faits pour l’Etat sont payés d’après les tarifs en vigueur pour les militaires de l’armée nationale exécutant les mêmes travaux.

Lorsque les travaux ont lieu pour le compte d’autres administrations publiques ou pour des particuliers, les conditions en sont réglées d’accord avec l’autorité militaire.

Le salaire des prisonniers contribuera à adoucir leur position, et le surplus leur sera compté au moment de leur libération, sauf défalcation des frais d’entretien.

Art. 7

Le Gouvernement au pouvoir duquel se trouvent les prisonniers de guerre est chargé de leur entretien.

A défaut d’une entente spéciale entre les belligérants, les prisonniers de guerre seront traités, pour la nourriture, le couchage et l’habillement, sur le même pied que les troupes du Gouvernement qui les aura capturés.

Art. 8

Les prisonniers de guerre seront soumis aux lois, règlements et ordres en vigueur dans l’armée de l’Etat au pouvoir duquel ils se trouvent. Tout acte d’insubordination autorise, à leur égard, les mesures de rigueur nécessaires.

Les prisonniers évadés qui seraient repris avant d’avoir pu rejoindre leur armée ou avant de quitter le territoire occupé par l’armée qui les aura capturés sont passibles de peines disciplinaires.

Les prisonniers qui, après avoir réussi à s’évader, sont de nouveau faits prisonniers ne sont passibles d’aucune peine pour la fuite antérieure.

Art. 9

Chaque prisonnier de guerre est tenu de déclarer, s’il est interrogé à ce sujet, ses véritables noms et grade, et, dans le cas où il enfreindrait cette règle, il s’exposerait à une restriction des avantages accordés aux prisonniers de guerre de sa catégorie.

Art. 10

Les prisonniers de guerre peuvent être mis en liberté sur parole, si les lois de leur pays les y autorisent, et, en pareil cas, ils sont obligés, sous la garantie de leur honneur personnel, de remplir scrupuleusement, tant vis—à—vis de leur propre Gouvernement que vis—à—vis de celui qui les a faits prisonniers, les engagements qu’ils auraient contractés.

Dans le même cas, leur propre Gouvernement est tenu de n’exiger ni accepter d’eux aucun service contraire à la parole donnée.

Art. 11

Un prisonnier de guerre ne peut être contraint d’accepter sa liberté sur parole; de même, le Gouvernement ennemi n’est pas obligé d’accéder à la demande du prisonnier réclamant sa mise en liberté sur parole.

Art. 12

Tout prisonnier de guerre, libéré sur parole et repris portant les armes contre le Gouvernement envers lequel il s’était engagé d’honneur ou contre les alliés de celui—ci, perd le droit au traitement des prisonniers de guerre et peut être traduit devant les tribunaux.

Art. 13

Les individus qui suivent une armée sans en faire directement partie, tels que les correspondants et les reporters de journaux, les vivandiers, les fournisseurs, qui tombent au pouvoir de l’ennemi et que celui—ci juge utile de détenir ont droit au traitement des prisonniers de guerre, à condition qu’ils soient munis d’une légitimation de l’autorité militaire de l’armée qu’ils accompagnent.

Art. 14

Il est constitué, dès le début des hostilités, dans chacun des Etats belligérants et, le cas échéant, dans les pays neutres qui auront recueilli des belligérants sur leur territoire, un Bureau de renseignements sur les prisonniers de guerre. Ce bureau, chargé de répondre à toutes les demandes qui les concernent, reçoit des divers services compétents toutes les indications nécessaires pour lui permettre d’établir une fiche individuelle pour chaque prisonnier de guerre. Il est tenu au courant des internements et des mutations, ainsi que des entrées dans les hôpitaux et des décès.

Le Bureau de renseignements est également chargé de recueillir et de centraliser tous les objets d’un usage personnel, valeurs, lettres, etc., qui seront trouvés sur les champs de bataille ou délaissés par des prisonniers décédés dans les hôpitaux et ambulances, et de les transmettre aux intéressés.

Art. 15

Les sociétés de secours pour les prisonniers de guerre, régulièrement constituées selon la loi de leur pays et ayant pour objets d’être les intermédiaires de l’action charitable recevront, de la part des belligérants, pour elles et pour leurs agents dûment accrédités, toute facilité, dans les limites tracées par les nécessités militaires et les règles administratives, pour accomplir efficacement leur tâche d’humanité. Les délégués de ces sociétés pourront être admis à distribuer des secours dans les dépôts d’internement, ainsi qu’aux lieux d’étape des prisonniers rapatriés, moyennant une permission personnelle délivrée par l’autorité militaire, et en prenant l’engagement par écrit de se soumettre à toutes les mesures d’ordre et de police que celle—ci prescrirait.

Art. 16

Les Bureaux de renseignements jouissent de la franchise de port. Les lettres, mandats et articles d’argent, ainsi que les colis postaux destinés aux prisonniers de guerre ou expédiés par eux, seront affranchis de toutes taxes postales, aussi bien dans les pays d’origine et de destination que dans les pays intermédiaires.

Les dons et secours en nature destinés aux prisonniers de guerre seront admis en franchise de tous droits d’entrée et autres, ainsi que des taxes de transport sur les chemins de fer exploités par l’Etat.

Art. 17

Les officiers prisonniers pourront recevoir le complément, s’il y a lieu, de la solde qui leur est attribuée dans cette situation par les règlements de leur pays, à charge de remboursement par leur Gouvernement.

Art. 18

Toute latitude est laissée aux prisonniers de guerre pour l’exercice de leur religion, y compris l’assistance aux offices de leur culte, à la seule condition de se conformer aux mesures d’ordre et de police prescrites par l’autorité militaire.

Art. 19

Les testaments de prisonniers de guerre sont reçus ou dressés dans les mêmes conditions que pour les militaires de l’armée nationale.

On suivra également les mêmes règles en ce qui concerne les pièces relatives à la constatation des décès, ainsi que pour l’inhumation des prisonniers de guerre, en tenant compte de leur grade et de leur rang.

Art. 20

Après la conclusion de la paix, le rapatriement des prisonniers de guerre s’effectuera dans le plus bref délai possible.


  Chapitre III Des malades et des blessés

Art. 21

Les obligations des belligérants concernant le service des malades et des blessés sont régies par la Convention de Genève du 22 août 18641, sauf les modifications dont celle—ci pourra être l’objet.


1 [RO VIII 480. RS 11 457 art. 31 al. 1]. Cette convention a été remplacée par les conv. pour l’amélioration du sort des blessés et des malades dans les armées en campagne, du 27 juillet 1929 (RS 0.518.11) et du 12 août 1949 (RS 0.518.12).


  Section II Des hostilités2 

  Chapitre premier Des moyens de nuire à l’ennemi, des sièges et des bombardements

Art. 22

Les belligérants n’ont pas un droit illimité quant au choix des moyens de nuire à l’ennemi.

Art. 23

Outre les prohibitions établies par des conventions spéciales, il est notamment interdit:

a.
d’employer du poison ou des armes empoisonnées;
b.
de tuer ou de blesser par trahison des individus appartenant à la nation ou à l’armée ennemie;
c.
de tuer ou de blesser un ennemi qui, ayant mis bas les armes ou n’ayant plus les moyens de se défendre, s’est rendu à discrétion;
d.
de déclarer qu’il ne sera pas fait de quartier;
e.
d’employer des armes, des projectiles ou des matières propres à causer des maux superflus;
f.
d’user indûment du pavillon parlementaire, du pavillon national ou des insignes militaires et de l’uniforme de l’ennemi, ainsi que des signes distinctifs de la Convention de Genève;
g.
de détruire ou de saisir des propriétés ennemies, sauf les cas où ces destructions ou ces saisies seraient impérieusement commandées par les nécessités de la guerre.
Art. 24

Les ruses de guerre et l’emploi des moyens nécessaires pour se procurer des renseignements sur l’ennemi et sur le terrain sont considérés comme licites.

Art. 25

Il est interdit d’attaquer ou de bombarder des villes, villages, habitations ou bâtiments qui ne sont pas défendus.

Art. 26

Le commandant des troupes assaillantes, avant d’entreprendre le bombardement, et sauf le cas d’attaque de vive force, devra faire tout ce qui dépend de lui pour en avertir les autorités.

Art. 27

Dans les sièges et bombardements, toutes les mesures nécessaires doivent être prises pour épargner, autant que possible, les édifices consacrés aux cultes, aux arts, aux sciences et à la bienfaisance, les hôpitaux et les lieux de rassemblement de malades et de blessés, à condition qu’ils ne soient pas employés en même temps à un but militaire.

Le devoir des assiégés est de désigner ces édifices ou lieux de rassemblement par des signes visibles spéciaux qui seront notifiés d’avance à l’assiégeant.

Art. 28

Il est interdit de livrer au pillage même une ville ou localité prise d’assaut.


  Chapitre II Des espions

Art. 29

Ne peut être considéré comme espion que l’individu qui, agissant clandestinement ou sous de faux prétextes, recueille ou cherche à recueillir des informations dans la zone d’opérations d’un belligérant, avec l’intention de les communiquer à la partie adverse.

Ainsi, les militaires non déguisés qui ont pénétré dans la zone d’opérations de l’armée ennemie, à l’effet de recueillir des informations, ne sont pas considérés comme espions. De même ne sont pas considérés comme espions: les militaires et les non—militaires, accomplissant ouvertement leur mission, chargés de transmettre des dépêches destinées soit à leur propre armée, soit à l’armée ennemie. A cette catégorie appartiennent également les individus envoyés en ballon pour transmettre les dépêches et, en général, pour entretenir les communications entre les diverses parties d’une armée ou d’un territoire.

Art. 30

L’espion pris sur le fait ne pourra être puni sans jugement préalable.

Art. 31

L’espion qui, ayant rejoint l’armée à laquelle il appartient, est capturé plus tard par l’ennemi est traité comme prisonnier de guerre et n’encourt aucune responsabilité pour ses actes d’espionnage antérieurs.


  Chapitre III Des parlementaires

Art. 32

Est considéré comme parlementaire l’individu autorisé par l’un des belligérants à entrer en pourparlers avec l’autre et se présentant avec le drapeau blanc. Il a droit à l’inviolabilité, ainsi que le trompette, clairon ou tambour, le portedrapeau et l’interprète qui l’accompagneraient.

Art. 33

Le Chef auquel un parlementaire est expédié n’est pas obligé de le recevoir en toutes circonstances.

Il peut prendre toutes les mesures nécessaires afin d’empêcher le parlementaire de profiter de sa mission pour se renseigner.

Il a le droit, en cas d’abus, de retenir temporairement le parlementaire,

Art. 34

Le parlementaire perd ses droits d’inviolabilité, s’il est prouvé, d’une manière positive et irrécusable, qu’il a profité de sa mission privilégiée pour provoquer ou commettre un acte de trahison.


  Chapitre IV Des capitulations

Art. 35

Les capitulations arrêtées entre les parties contractantes doivent tenir compte des règles de l’honneur militaire.

Une fois fixées, elles doivent être scrupuleusement observées par les deux parties.


  Chapitre V De l’armistice

Art. 36

L’armistice suspend les opérations de guerre par un accord mutuel des parties belligérantes. Si la durée n’en est pas déterminée, les parties belligérantes peuvent reprendre en tout temps les opérations, pourvu toutefois que l’ennemi soit averti en temps convenu, conformément aux conditions de l’armistice.

Art. 37

L’armistice peut être général ou local. Le premier suspend partout les opérations de guerre des Etats belligérants; le second, seulement entre certaines fractions des armées belligérantes et dans un rayon déterminé.

Art. 38

L’armistice doit être notifié officiellement et en temps utile aux autorités compétentes et aux troupes. Les hostilités sont suspendues immédiatement après la notification ou au terme fixé.

Art. 39

Il dépend des parties contractantes de fixer, dans les clauses de l’armistice, les rapports qui pourraient avoir lieu, sur le théâtre de la guerre, avec les populations et entre elles.

Art. 40

Toute violation grave de l’armistice, par l’une des parties, donne à l’autre le droit de le dénoncer et même, en cas d’urgence, de reprendre immédiatement les hostilités.

Art. 41

La violation des clauses de l’armistice par des particuliers agissant de leur propre initiative donne droit seulement à réclamer la punition des coupables et, s’il y a lieu, une indemnité pour les pertes éprouvées.


  Section Ill De l’autorité militaire sur le territoire de l’Etat ennem3 

Art. 42

Un territoire est considéré comme occupé lorsqu’il se trouve placé de fait sous l’autorité de l’armée ennemie.

L’occupation ne s’étend qu’aux territoires où cette autorité est établie et en mesure de s’exercer.

Art. 43

L’autorité du pouvoir légal ayant passé de fait entre les mains de l’occupant, celui—ci prendra toutes les mesures qui dépendent de lui en vue de rétablir et d’assurer, autant qu’il est possible, l’ordre et la vie publics eh respectant, sauf empêchement absolu, les lois en vigueur dans le pays.

Art. 44

Il est interdit de forcer la population d’un territoire occupé à prendre part aux opérations militaires contre son propre pays.

Art. 45

Il est interdit de contraindre la population d’un territoire occupé à prêter serment à la puissance ennemie.

Art. 46

L’honneur et les droits de la famille, la vie des individus et la propriété privée, ainsi que les convictions religieuses et l’exercice des cultes, doivent être respectés.

La propriété privée ne peut pas être confisquée.

Art. 47

Le pillage est formellement interdit.

Art. 48

Si l’occupant prélève, dans le territoire occupé, les impôts, droits et péages établis au profit de l’Etat, il le fera, autant que possible, d’après les règles de l’assiette et de la répartition en vigueur, et il en résultera pour lui l’obligation de pourvoir aux frais de l’administration du territoire occupé dans la mesure où le Gouvernement légal y était tenu.

Art. 49

Si, en dehors des impôts visés à l’article précédent, l’occupant prélève d’autres contributions en argent dans le territoire occupé, ce ne pourra être que pour les besoins de l’armée ou de l’administration de ce territoire.

Art. 50

Aucune peine collective, pécuniaire ou autre, ne pourra être édictée contre les populations à raison de faits individuels dont elles ne pourraient être considérées comme solidairement responsables.

Art. 51

Aucune contribution ne sera perçue qu’en vertu d’un ordre écrit et sous la responsabilité d’un général en chef.

Il ne sera procédé, autant que possible, à cette perception que d’après les règles de l’assiette et de la répartition des impôts en vigueur.

Pour toute contribution, un reçu sera délivré aux contribuables.

Art. 52

Des réquisitions en nature et des services ne pourront être réclamés des communes ou des habitants que pour les besoins de l’armée d’occupation. Ils seront en rapport avec les ressources du pays et de telle nature qu’ils n’impliquent pas pour les populations l’obligation de prendre part aux opérations de la guerre contre leur patrie.

Ces réquisitions et ces services ne seront réclamés qu’avec l’autorisation du commandant dans la localité occupée.

Les prestations en nature seront, autant que possible, payées au comptant; sinon, elles seront constatées par des reçus.

Art. 53

L’armée qui occupe un territoire ne pourra saisir que le numéraire, les fonds et les valeurs exigibles appartenant en propre à l’Etat, les dépôts d’armes, moyens de transport, magasins et approvisionnements et, en général, toute propriété mobilière de l’Etat de nature à servir aux opérations de la guerre.

Le matériel des chemins de fer, les télégraphes de terre, les téléphones, les bateaux à vapeur et autres navires, en dehors des cas régis par la loi maritime, de même que les dépôts d’armes et en général toute espèce de munitions de guerre, même appartenant à des sociétés ou à des personnes privées, sont également des moyens de nature à servir aux opérations de la guerre, mais devront être restitués, et les indemnités seront réglées à la paix.

Art. 54

Le matériel des chemins de fer provenant d’Etats neutres, qu’il appartienne à ces Etats ou à des Sociétés ou personnes privées, leur sera renvoyé aussitôt que possible.

Art. 55

L’Etat occupant ne se considérera que comme administrateur et usufruitier des édifices publics, immeubles, forêts et exploitations agricoles appartenant à l’Etat ennemi et se trouvant dans le pays occupé. Il devra sauvegarder le fond de ces propriétés et les administrer conformément aux règles de l’usufruit.

Art. 56

Les biens des communes, ceux des établissements consacrés aux cultes, à la charité et à l’instruction, aux arts et aux sciences, même appartenant à l’Etat, seront traités comme la propriété privée.

Toute saisie, destruction ou dégradation intentionnelle de semblables établissements, de monuments historiques, d’oeuvres d’art et de science est interdite et doit être poursuivie.


  Section IV Des belligérants internés et des blessés soignés chez les neutres4 

Art. 57

L’Etat neutre qui reçoit sur son territoire des troupes appartenant aux armées belligérantes les internera, autant que possible, loin du théâtre de la guerre.

Il pourra les garder dans des camps et même les enfermer dans des forteresses ou dans des lieux appropriés à cet effet.

Il décidera si les officiers peuvent être laissés libres en prenant l’engagement sur parole de ne pas quitter le territoire neutre sans autorisation.

Art. 58

A défaut de convention spéciale, l’Etat neutre fournira aux internés les vivres, les habillements et les secours commandés par l’humanité.

Bonification sera faite, à la paix, des frais occasionnés par l’internement.

Art. 59

L’Etat neutre pourra autoriser le passage, sur son territoire, des blessés ou malades appartenant aux armées belligérantes, sous la réserve que les trains qui les amèneront ne transporteront ni personnel ni matériel de guerre. En pareil cas, l’Etat neutre est tenu de prendre les mesures de sûreté et de contrôle nécessaires à cet effet.

Les blessés ou malades amenés dans ces conditions sur le territoire neutre par un des belligérants et qui appartiendraient à la partie adverse devront être gardés par l’Etat neutre, de manière qu’ils ne puissent de nouveau prendre part aux opérations de la guerre. Celui—ci aura les mêmes devoirs quant aux blessés ou malades de l’autre armée qui lui seraient confiés.

Art. 60

La Convention de Genève s’applique aux malades et aux blessés internés sur territoire neutre.


1 Les conventions de Genève de 1929 (RS 0.518.41 art. 89) et de 1949 (RS 0.518.42 art. 135) relatives au traitement des prisonniers de guerre complètent ce chapitre dans les relations entre les puissances contractantes.2 Dans les rapports entre les Etats liés par la présente convention et qui participent à la conv. de Genève du 12 août 1949 relative à la protection des personnes civiles en temps de guerre (RS 0.518.51), celle dernière complète, conformément a son art. 154, les dispositions de la présente section II.3 Dans les rapports entre les Etats liés par la présente convention et qui participent à la conv. de Genève du 12 août 1949 relative à la protection des personnes civiles en temps de guerre (RS 0.518.51), cette dernière complète, conformément à son art. 154, les dispositions de la présente section III.4 Voir en outre la conv. du 18 oct. 1907 concernant les droits et les devoirs des puissances et des personnes neutres en cas de guerre sur terre (RS 0.515.21).


  Champ d’application de la conventione le 1er avril 1981

En vertu del’art. 4 de la convention du 18 octobre 1907 (RS 0.515.112), la Suisse reste liée à la presente convention dans les rapports avec les Etats suivants:

Etats parties

Ratification ou adhésion Confirmation (C)

Entrée en vigueur

Argentine

17 juin

1907

Bulgarie

  4 septembre

1900

Chili

19 juin

1907

Colombie

30 janvier

1907

Corée

17 mars

1903

République dominicaine

13 avril

1907

Equateur

31 juillet

1907

Espagne

  4 septembre

1900

Grèce

  4 avril

1901

Honduras

21 août

1906

Iran

  4 septembre

1900

Italie

  4 septembre

1900

Paraguay

12 avril

1907

Pérou

24 novembre

1903

Turquie

12 juin

1907

Uruguay

21 juin

1906

Venezuela

1er mars

1907

Yougoslavie

27 mars

1969 C

1er décembre

1918


RS 11 369; FF 1900 III 73, 1907 II 134


1 La présente convention ne reste applicable pour la Suisse que dans les rapports avec les Etats contractants qui ne sont pas parties à la conv. du 18 oct. 1907 (RS 0.515.112 art. 4). Voir la liste des Etats parties publiée ci—après.
2 Il s’agit de la IIe conv. conclue à la Conférence de la paix réunie à La Haye en 1899. L’acte final de cette Conférence est publié au RS 0.193.211 in fine.
3 RO 23 223


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